Il dott. Mele prende spunto da una ordinanza della Regione Toscana, e delle sue vicissitudini, per fare una serie di considerazioni sul rapporto dentisti, burocrazia e uffici pubblici
Egr. Direttore,
ogni mattina in Toscana, come sorge il sole, il dentista si sveglia e sa che dovrà correre più del funzionario della Regione. Ogni mattina in Toscana il funzionario della Regione si sveglia e sa che dovrà correre più del dentista. Ma, rispetto all’aneddoto africano della gazzella e del leone, in Toscana non c’è lotta: vince sempre il funzionario della Regione. O quasi…
L’ultimo episodio è quello dell’Ordinanza n.48 del Presidente della Regione Toscana datata 3 maggio 2020, avente come oggetto le “Misure di contenimento sulla diffusione del virus COVID-19”. Struttura proponente: Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale. E già qui…Questa ordinanza prevedeva l’invio alla Regione del protocollo anti- COVID della propria attività, però con alcune esclusioni. Infatti vi si leggeva: “le seguenti misure di contenimento per tutti gli ambienti di lavoro esclusi quelli sanitari e i cantieri”.
L’obbligo esisteva per una serie di attività, compresi gli uffici pubblici e privati e le libere professioni. I dentisti sono sì liberi professionisti, ma ancor più sanitari e quindi tutto lasciava supporre che ne fossero esclusi. Oltretutto, come tutte le attività economiche e produttive, ancor più se in presenza di personale dipendente, l’obbligo di un protocollo anti-COVID era già ampiamente previsto ed applicato, quindi questa richiesta appariva più una inutile pretesa che una reale necessità.
Nel dubbio, abbiamo provato a chiederne conferma, vista la risaputa inaffidabilità dei nostri interlocutori, coinvolgendo Ordini, consulenti ed esperti di sicurezza sul lavoro, senza avere risposte chiare. I funzionari regionali interpellati ovviamente tifavano per l’obbligo e sostenevano che la soluzione si trovava nelle FAQ, cioè le risposte alle domande più frequenti che compaiono su una pagina del sito regionale. Sulle FAQ veniva appunto precisato che per attività sanitaria si intendeva quella svolta negli ospedali, cliniche e case di cura, non negli studi privati.
A parte la bestialità di tale interpretazione, sarà bene che qualcuno ricordi agli uffici giuridici della Regione che un qualsiasi oscuro e sconosciuto dirigente regionale non può caricare sulle FAQ ogni sua personale interpretazione, ancor più se una mancata osservanza di questa “presunta” regola dovesse comportare una sanzione da parte della pubblica autorità. Le FAQ non hanno alcun valore legale e sarebbe ora di smetterla di mimetizzare le proprie responsabilità con questi mezzucci. Più dignitoso il leone che aspetta la gazzella vicino allo stagno, nascosto dietro un fitto cespuglio.Per l’invio di tale inutile protocollo era necessario accedere ad un apposito sito della Regione, ma siccome il sito aveva dei problemi, con inusuale benevolenza la Regione accettava un invio dei documenti anche attraverso una mail.
Ma, badate bene, non via Pec.
Ricordo ai colleghi che, ormai da alcuni anni, la PEC è regolamentata per legge, tanto che noi professionisti siamo obbligati ad avere un indirizzo PEC e lo stesso tutte le pubbliche amministrazioni, e serve per inviare con valore legale documenti e messaggi di posta elettronica, in quanto sistema facile e sicuro per l’interazione tra pubbliche amministrazioni, cittadini, imprese. E allora perchè escludere tassativamente l’invio tramite PEC? Forse perchè le PEC vanno protocollate ed è quindi impossibile buttare tutto nel cestino, tanto in Regione Toscana sanno bene che i documenti richiesti non servono a nulla? Ma questa volta il leone ha alzato troppo la posta: invece di isolare dal branco la gazzella più debole (il solito dentista) ha inteso catturare in un’unica cacciata tutto il branco, compresi quindi i più forti medici liberi professionisti, peraltro disturbati in questo caso da obblighi a cui non sono avvezzi.
Il branco si è ribellato e ha reagito: attraverso un confronto complicato, e ritengo in alcuni momenti teso, con Assessorato ed Uffici, appena un giorno prima della scadenza (quando ovviamente molti colleghi avevano già provveduto e gli Ordini avevano già confermato l’obbligo) sulle FAQ è comparsa la nuova versione: tutte le attività sanitarie sono escluse dall’invio del protocollo.
Quanto deve essere costato a quell’oscuro e sconosciuto funzionario regionale rimangiarsi quanto pervicacemente aveva difeso fino all’ultimo? Quanto costa ad un leone rinunciare alla sua preda dopo un giorno intero di appostamento dietro un cespuglio? A dimostrazione della perfetta inutilità della richiesta regionale, l’8 giugno il Presidente Rossi ha firmato l’Ordinanza n. 62, con la quale ha rinunciato all’invio del protocollo, il cui obbligo è durato sì e no una settimana, ammettendone quindi l’inutilità, e raccomandando, bontà sua, di attenersi alle regole dell’ISS sul COVID-19, cosa che tutti ovviamente già facevano.
Come tutte le storie che si rispettano anche questa ha una morale, anzi due.
La prima è che il dentista, come la gazzella più debole, non si deve troppo allontanare dal branco, cioè dai colleghi di altre discipline sanitarie, con i quali condivide più di quello che sembra, comprese le necessità. Insieme a loro è più protetto, che gli piaccia o meno.
La seconda è che il virus si sta attenuando, la burocrazia no. Leggendo che il segretario di un partito di governo afferma che per abbattere la burocrazia è necessario spendere, quando invece potremmo risparmiare, comincio ad essere pessimista sul futuro del nostro paese. Dopotutto dicono che un pessimista è un ottimista ben informato.
Dottor Renato Mele: VicePresidente ANDI Toscana
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