L'introduzione in odontoiatria delle ceramiche "metal-free" ha permesso di eliminare, nella riabilitazione del gruppo frontale, la sottostruttura in lega tipica dei manufatti in metallo-ceramica.
In particolare, questo risultato è stato possibile in seguito alla messa a punto delle procedure adesive ai tessuti dentali ma anche come conseguenza della scoperta di procedure che garantiscono un legame adesivo al manufatto ceramico.
L'interposizione di un accoppiante resinoso (cemento in senso lato) tra i tessuti dentali e il manufatto, entrambi trattati con procedure adesive, ha permesso un legame tenace del manufatto alle superfici dentali rendendo trascurabile il rischio di distacco nel tempo.
Lo sviluppo della tecnologia adesiva sopraccitata ha permesso la realizzazione di restauri davvero minimali che vanno a ripristinare esclusivamente la porzione superficiale del dente anteriore attraverso il confezionamento di restauri parziali vestibolari o faccette.
La ceramica dentale è, tra tutti i materiali disponibili, quella che maggiormente assomiglia, dal punto di vista estetico, ai tessuti dentali in virtù di un comportamento simile verso la luce incidente.
Tra tutte le proprietà ottiche del dente naturale, quella che è maggiormente ricercata dal clinico e dall'odontotecnico nella riabilitazione estetica anteriore mediante faccette è sicuramente la riproduzione della translucenza dello smalto.
La translucenza è una proprietà di quei materiali che si presentano abili nel farsi, in parte, attraversare dalla luce e permettere, anche, la sua diffusione all'interno del materiale stesso.
La translucenza è caratteristica peculiare dello smalto dentario, almeno della maggior parte degli smalti dentari umani e, comunque, anche per lo smalto con un pattern tendenzialmente opalescente, nelle zone ove i suoi spessori sono ridotti evidenzia sempre un discreto grado di translucenza.
Il "goal" nel confezionamento delle faccette in ceramica è scegliere un materiale con un buon grado di translucenza, più simile possibile a quella dello smalto dentario.
Le ceramiche feldspatiche ( fig. 1 ) sono materiali ceramici dotati del maggior grado di translucenza ma occorre considerare come negli ultimi anni sono stati introdotti in odontotecnica dei materiali ceramici a matrice vetrosa che presentano caratteristiche di translucenza simili a quelle delle porcellane feldspatiche e quindi allo smalto dentario.
Tali materiali appartengono alla classe del di-silicato di litio e rispetto alle ceramiche feldspatiche presentano proprietà meccaniche elevate tali per cui sono, oggigiorno, materiali ampiamente impiegati per il confezionamento delle faccette in ceramica.
Fig.1: masse di ceramica feldspatica predisposta per manipolazione mediante presso-fusione sottovuoto.
La translucenza, misurata attraverso analisi spettrofotometrica, dello smalto dentario in uno spessore di 1 "mm" è pari a 18.1 mentre quella dei diversi di-silicato di litio è compresa in un "range" che va da 14.9 a 19.6, quindi molto simile a quella dello smalto del dente naturale.
Da quanto detto appare chiaro che il di-silicato di litio è un materiale idoneo al confezionamento di faccette in ceramica avendo proprietà ottiche simili a quelle del dente naturale, ottime proprietà di resistenza meccaniche ed è suscettibile, previa mordenzatura con acido fluoridrico e applicazione di un silano, ad accogliere le procedure adesive e l'accoppiamento con un "cemento" resinoso intermedio formando con un unico complesso adesivo con i tessuti duri del dente.
La translucenza del di-silicato di litio non è costante e dipende da alcuni fattori che possono avere una notevole ricaduta clinica nel momento di scegliere il materiale che costituirà i restauri parziali.
Esiste un quasi completo accordo in letteratura sul fatto che la translucenza segue una relazione inversamente proporzionale allo spessore, nel senso che aumentando lo spessore del manufatto diminuisce la sua translucenza.
Questa caratteristica del di-silcato di Litio ha una ripercussione clinica sulla base della quantità di tessuto dentale che è asportato durante la preparazione e quindi in base allo spessore finale della faccetta.
Se lo spessore della faccetta è molto sottile e comunque sotto 1 "mm" diventerà fondamentale la scelta del colore dell'accoppiante resinoso da "cementazione" in quanto la luce facilmente attraverserà la faccetta e andrà ad interagire con la superficie di preparazione ma anche con l'agente accoppiante resinoso ( generalmente una resina composita più o meno caricata e quindi più o meno fluida in base alle preferenze dell'operatore )
In questi casi occorre fare delle prove ( try-in ) prima del fissaggio definitivo, provando accoppianti resinosi da cementazione di diverso colore e vedere quello che maggiormente permette l'integrazione della faccetta con i denti adiacenti oppure, nel caso di grosse riabilitazioni, quello che permette il mantenimento originale della luminosità dei manufatti.
Alcuni accoppianti resinosi da cementazione sono accompagnati, all'interno del Kit, da alcuni gel di glicerina colorati ( gel per il try-in ) corrispondenti al colore del composito resinoso da "cementazione" e quindi molto utili a fare tali prove intra-operatorie.
Se lo spessore della faccetta è aumentato e comunque sopra 1.5 "mm", l'influenza del substrato sottostante ( inteso sia come tessuto dentale sia come colore dell'agente accoppiante resinoso ) è decisamente meno rilevante ma il restauro perderà parte delle sue proprietà di translucenza e tenderà ad assumere il colore indicato dal fabbricante.
Il colore del manufatto in questo caso dovrà integrarsi con i denti adiacenti e il significato estetico non significherà solo ripristinare il guscio di smalto superficiale ma anche parte dei tessuti dentinali superficiali.
Tutto questo per dire che il colore della massa di di-silicato di litio da utilizzare ha scarsa importanza quando lo spessore del manufatto è minimo ( inferiore a 1 "mm" ) mentre assume importanza quando lo spessore è aumentato e quindi deve essere scelto in base al confronto con il colore dei denti adiacenti.
Il di-silicato di litio descritto fino ad ora è definito ad alta translucenza, proprietà che gli è conferita da una consistente presenza di fase vetrosa al suo interno ed è indicato come massa ad alta translucenza o HT ( high translucency ) ( fig. 2 )
Fig.2: masse di di-silicato di litio per manipolazione mediante presso-fusione sottovuoto, rispettivamente ad alta translucenza &8220;HT&8221; ed a bassa translucenza &8220;LT&8221;
Ritroviamo anche masse di di-silicato di litio con maggior presenza di porzione cristallina al suo interno a scapito della fase vetrosa.
Queste masse sono chiamate a bassa translucenza o LT ( low translucency ) e trovano indicazioni, a scapito però delle caratteristiche estetiche del dente naturale, in quelle situazioni ove è presente un substrato dentale alterato dal punto di vista cromatico e che deve essere mascherato, ad esempio denti pigmentati da tetracicline. ( fig. 2 )
Un'altra indicazione nell'impiego di masse di di-silicato di litio a bassa translucenza "LT" si ha quando i restauri parziali sono intercalati a elementi in metallo ceramica già presenti e che non richiedono sostituzione essendo, questi ultimi, tendenzialmente opachi per la presenza della sottostruttura metallica. ( fig 3 ), ( fig.4 )
Il materiale migliore per mascherare una superficie dentale ricevente discromica è la zirconia che presenta valori di translucenza compresi tra 5.5 e 13.5 e quindi inferiori a quelli dei tessuti dentali con conseguente proprietà coprente.
Quest'ottima proprietà della zirconia deve però fare i conti (almeno a oggi) con problemi riguardanti la cementazione adesiva, essendo la zirconia poco suscettibile a tale procedura con conseguente rischio considerevole di distacco delle faccette nel corso della loro funzione.
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