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12 Giugno 2008

Sicoi a congresso, tra nuove biotecnologie e paziente anziano

di Alberto Pispero


Abbiamo rivolto alcune domande al presidente Sicoi, il dottor Tiziano Testori (nella foto), con il quale parleremo del prossimo evento in programma: il 14 e 15 giugno si terrà presso l’Atahotel Executive di Milano il congresso nazionale della Società italiana di chirurgia orale e implantologia, dal titolo “Le biotecnologie: mito o realtà? Il trattamento implantare del paziente anziano”.
Dottor Testori, si terrà a Milano il XVIII congresso nazionale Sicoi. In questa edizione saranno esaminati due temi di grande interesse e attualità: biotecnologie e trattamento implantare del paziente anziano, può spiegare il motivo di questa scelta?
Il primo tema, che occuperà l’intera giornata di venerdì, è legato agli sviluppi attuali della ricerca nel campo delle biotecnologie, area in forte sviluppo e con un potenziale innovativo incredibile. Si verificheranno le effettive applicazioni cliniche delle ricerche sperimentali in questo campo, alla luce delle ultime acquisizioni sui biomateriali e sulla rigenerazione ossea, su cui saranno presentate le più recenti esperienze cliniche. L’obiettivo è quello di arrivare a una Consensus Conference per determinare quale sia la reale ricaduta della ricerca nella professione di tutti i giorni.
Il secondo dei due temi congressuali è dedicato a estetica e funzione, intorno a ciò ruota la programmazione della giornata di sabato, con l’obiettivo di fare il punto sulle reali indicazioni implantari nel paziente anziano. È la giornata più clinica, in cui l’aggiornamento è orientato in modo ancora più specifico - come sempre dovrebbe essere - al paziente e alle sue problematiche: psicologiche, relazionali e sociali.
Quali sono i problemi relativi all’utilizzo di fattori di crescita?
Tutti i prodotti che si utilizzano devono essere certificati dal ministero della Salute per l’uso in chirurgia maxillofacciale e orale. Attualmente nell’ambito dei fattori di crescita ci sono una bioproteina e un fattore di crescita piastrinico che sono approvati dall’Fda americano, ma non sono certificati a livello europeo e italiano per l’uso odontoiatrico. Si possono utilizzare quindi soltanto in strutture istituzionali dedicate alla ricerca che godono di particolari deroghe. 
Le novità devono essere eticamente orientate, ma anche i pazienti devono imparare a richiedere garanzie sui materiali rispetto alla certificazione, alla scientificità e alla sicurezza. Per le bioproteine occorre avere conoscenze molto specifiche, vanno utilizzate da mani esperte e occorre un training adeguato.
Parlando di Pdgf (platelet-derived growth factor), quali sono i risultati delle prime esperienze cliniche?
Il Pdgf è un fattore di crescita mitogenico che richiama le cellule nella zona dove viene posizionato; inoltre è anche angiogenico, favorendo cioè lo sviluppo di nuovi vasi sanguinei. E ciò naturalmente è essenziale per la rigenerazione. Si tratta di un fattore di crescita che è presente in natura nelle piastrine ematiche: aggiungendolo a una ferita noi non facciamo altro che aumentare la quantità di Pdgf che viene normalmente secreto. Si può dunque impiegare in rigenerazione parodontale, in rigenerazione ossea pura o solamente per favorire la guarigione della ferita. La possibilità di utilizzo del Pdgf è vastissima, gli studi preclinici sulla rigenerazione parodontale e sulla rigenerazione ossea hanno dato incoraggianti risultati.
Quali sono le reali indicazioni implantari nel paziente anziano?
Durante il congresso affronteremo il trattamento degli anziani con l’implantologia mettendo a confronto la visione americana e la visione europea.
Negli Stati Uniti hanno, in qualche modo, scotomizzato il concetto di “vecchio”, mentre in Italia abbiamo, ancora, una visione più concreta; ospite italiano sarà il professor Giulio Preti della Scuola di Torino, che ci darà, per l’appunto, la visione “europea” del trattamento dell’anziano.
L’attenzione al paziente anziano e ai problemi dell’edentulismo rappresenta un risvolto sociale della mia presidenza Sicoi, che vuole essere improntata a ridare dignità a una figura professionale ancora troppo bistratata nell’immaginario collettivo, quando invece sono molti gli odontoiatri che non perdono di vista gli obiettivi di cura ed etica. L’attenzione agli aspetti filosofici e sociali nel nostro operato sarà lo spunto dell’intervento di un personaggio di eccezione, Umberto Galimberti, che ci parlerà dei risvolti psicologici e simbolici della salute orale e dei suoi cambiamenti.
Nel corso precongressuale introdurrà la figura professionale dell’Implant Coordinator, considerandone indispensabile la presenza all’interno di un team chirurgico. Che cosa rende necessaria la presenza di una figura che lavori esclusivamente con il paziente dedicata all’implantologia?
L’Implant Coordinator è una figura professionale, che si è affermata da alcuni anni negli Stati Uniti, come ausilio nella gestione del paziente implantare. Ha il compito di informare il paziente, di concordare il piano di trattamento, presentarne i vantaggi e le possibili alternative, definire la sequenza degli appuntamenti, raccogliere la documentazione necessaria e la comunicazione con il laboratorio e i fornitori. Dovrebbe consentire all’implantologo di delegare gli aspetti non strettamente clinici.
Nel congresso è offerto ampio spazio anche a igienisti e assistenti alla poltrona qual è il ruolo che rivestono nella chirurgia implantare?
Gli igienisti hanno un ruolo molto importante nella preparazione prechirurgica e nel mantenimento del risultato ottenuto e insieme agli assistenti contribuiscono al successo del trattamento implantare.

GdO 2008; 9

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