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30 Ottobre 2015

Poche primi visite, un falso problema. Il vero indice sull'andamento economico dello studio sono le percentuali di accettazione


Desta preoccupazione osservare l'agenda mensile degli appuntamenti e vedere che il numero di prime visite è inferiore a quello atteso. Decidere di investire in costose campagne di marketing per cercare di "rianimare" lo studio, non sempre è la strada migliore.
A sostenerlo sulle pagine di un noto sito americano del settore dentale è il consulente di gestione Curtis Marshall.

Meglio cercare di comprendere il problema prendendo in esame 3 indici economici su base mensile:

1) Visite diagnostiche : è il numero delle visite eseguite su pazienti nuovi o già inseriti nel nostro data base per esempio sui pazienti che vengono al richiamo di igiene.

2) Percentuale diagnosi: numero di visite diagnostiche diviso il numero piani di trattamento proposti

3) Percentuale di accettazione: numero di pazienti che accettano i piani di trattamento proposti

Spesso, ci spiega Marshall, il dentista non considera l'importanza dei pazienti che ogni giorno ha in studio per la seduta di igiene e che vanno ad accrescere il numero di "visite diagnostiche" su indicazione dell'igienista che rileva situazioni critiche o su richiesta del paziente stesso che approfitta del controllo di igiene per segnalare problematiche insorte precedentemente.

Stando all'epidemiologia delle patologie orali, spiega Marshall, il 50% delle visite diagnostiche deve produrre un piano di trattamento (percentuale di diagnosi).

Se siamo al disotto di questo valore, se solo il 30/40 % delle visite diagnostiche sfocia in un PT, la responsabilità è del dentista che deve porre attenzione a due aspetti:

A. dotarsi della giusta strumentazione diagnostica ( specillo, sonda parodontale, rx digitali, videocamera, rivelatori di carie ecc) e formarsi con appositi corsi sul tema.

B. abbandonare l'atteggiamento "buonista " nei confronti del paziente. Se intercettiamo una situazione clinica che necessita di un approfondimento diagnostico, ma rinunciamo a farlo perchè inconsciamente riteniamo che il paziente non abbaia il tempo o le risorse per quel piano di cure, non lavoriamo nell'interessi del paziente.

Il clinico deve fare la diagnosi stilando il piano di trattamento; tempi e denaro sono di competenza della segreteria, che è specializzata a gestire queste situazioni.
La percentuale di accettazione è il vero motore economico dello studio ma trova il suo fondamento sui sue parametri precedenti.

A cura di: Davis Cussotto, odontoiatra libero professionista Twitter @DavisCussotto

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