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06 Luglio 2016

Autorizzazioni per gli studi odontoiatrici, cosa cambia dopo l'accordo Stato-Regioni. Il parere del legale


Il 9 giugno scorso la Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole all'accordo in merito ai requisiti minimi per le autorizzazioni sanitarie per l'apertura e l'esercizio delle strutture sanitarie odontoiatriche.

Documento arriva in un momento storico che pare particolarmente convulso per il settore, sia per il fortissimo sviluppo del mercato ormai ricco di operatori economici assai diversificati sia per i controversi sviluppi della normativa di settore, basti pensare alla vicenda del DDL concorrenza ancora in itinere.

Le finalità attuative del documento.

Il superamento della netta diversificazione delle normative regionali in materia di autorizzazioni e di standard di qualità è ovviamente un obbiettivo preminente del Governo condiviso da tutti gli operatori del settore.

Chi intende investire in più regioni conosce bene il problema di dover confrontarsi con norme in qualche caso diametralmente opposte, dunque il tentativo di omogeneizzazione pare senz'altro opportuno.

Detta uniformazione, tuttavia, pare prospettata in maniera abbastanza rigida e, in qualche caso contraddittoria.

  • Sicuramente importante è il superamento del dualismo tradizionale tra studio professionale e ambulatorio/struttura complessa. I nuovi requisiti si applicano a tutte le strutture che eroghino odontoiatria "indipendentemente dal tipo di organizzazione". Tale norma pare tuttavia in contrasto con le norme regionali che hanno escluso gran parte delle prestazioni odontoiatriche dalla necessità di ottenere l'autorizzazione (Vedesi Lazio etc.).

  • Altra novità potenzialmente importante è il riferimento alla necessità del direttore sanitario solamente per le strutture odontoiatriche definite "ad elevata complessità" ossia con più di cinque riuniti o con più di tre odontoiatri collaboratori "con rapporto di lavoro continuativo". Dunque, in linea di principio, gli ambulatori odontoiatrici che non raggiungono detto dimensionamento non avranno bisogno di nominare un direttore sanitario. Come detta norma possa conciliarsi con la diametralmente opposta previsione che pare esiterà nel DDL concorrenza è difficile comprenderlo.

  • Riferimento di potenziale portata dirompente è poi quello conclusivo alla possibilità di aprire la struttura sanitaria a seguito della mera presentazione della documentazione alla Regione o al Comune , che dunque si pronunceranno sulla conformità ai requisiti minimi in via postuma rispetto all'esercizio dell'attività. Dunque finalmente una misura di liberalizzazione procedimentale valida per tutte le strutture analoga a quella già in vigore in qualche regione, vedremo come le altre moduleranno detta innovazione.

Le prospettive attuative

L'intesa di per sé non è legge, dovrà essere recepita e attuata dalle Regioni che, in definitiva si troveranno a modificare la loro normativa sulle autorizzazioni degli studi e degli ambulatori odontoiatrici.

Le stesse regioni dovranno stabilire i casi in cui si renda necessario l'adeguamento dei soggetti già operanti ai nuovi requisiti. In linea di principio dovrebbe essere approvata dalle regioni una normativa transitoria che, come negli altri passaggi epocali sui requisiti minimi, ha istituito la possibilità di derogare la normativa sopravvenuta entro certi limiti.

Chi si troverà tuttavia a modificare la propria attività pur già esercitata da anni potrebbe essere obbligato ad adeguarsi ai nuovi requisiti e su questo, purtroppo, potranno verificarsi, come già si verificano, discipline differenziate tra le diverse regioni.

In definitiva la palla adesso passa alle regioni che dovranno ulteriormente mettere mano ai propri manuali autorizzativi. Si spera che lo facciano condividendo lo spirito unificatore dell'Intesa anziché trovare il modo di perpetrare i propri tradizionali particolarismi.

A cura di: avv. Edoardo Di Gioia, Studio Legale Stefanelli in Bologna

Sull'argomento leggi anche:

28 Giugno 2016: Autorizzazioni sanitarie, cosa cambia dopo l'approvazione delle nuove regole. Le indicazioni del presidente CAO Roma ai dentisti laziali e non solo

 
 

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