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13 Marzo 2018

Odontoiatria pubblica, cosa insegna l’esperienza tedesca

Le criticità del presidente CAO La Spezia Sandro Sanvenero sulla proposta Lorenzin


Gentile Direttore,  

sono molti anni che si sta dibattendo in merito all’accesso alle cure odontoiatriche da parte delle fasce di popolazione, che purtroppo stanno, come rileva l’ISTAT, aumentando numericamente, in disagio socio-economico e proprio in queste ore BANKITALIA certifica che aumentano le “disuguaglianze”. Si dovrebbe ricorrere alle tutele. Tutele che dovrebbero essere garantite dallo Stato attraverso i LEA, ma che, inspiegabilmente, se non alla luce di una stringente logica di mercato che vede il passaggio delle persone da “pazienti” (e, quindi, individui dotati di diritti) a “fruitori di un servizio” (e, quindi, numeri a cui destinare risorse, sempre più scarse per mantenere in piedi quel tipo di attività), non vengono garantite.   Sin dal lontano luglio 2012, dopo aver ottenuto l’approvazione del progetto da parte dell’Assemblea dei Presidenti CAO, chi vi scrive (assieme all’allora Presidente CAO Nazionale Giuseppe Renzo e al responsabile dell’ufficio legale avv. Marco Poladas), presentarono alla Presidenza della Repubblica “Un nuovo modello di assistenza odontoiatrica”, ma a cui la parte politica non ha mai dato seguito. Quindi la rappresentanza professionale adempì al proprio ruolo previsto dalla normativa: quello di dare il proprio concorso alle Autorità centrali nello studio dei provvedimenti che possono interessare l’ambito sanitario.   Un ruolo non finalizzato agli interessi corporativi o condizionabile da stakeholder, ma derivato dai “doveri ordinistici” permeati da Etica e Deodontologia ed esclusivamente rivolto alla tutela del diritto alla salute delle persone. Diritti che, dopo l’ingresso e la incidenza delle Società di Capitali (la legge sulla Concorrenza) e la deregulation prodotta dalla Bersani, sono stati troppo spesso dimenticati.  

E’ risaputo che ciò ha contribuito ad ingenerare l’idea (sbagliata, a mio modo di vedere) che l’Odontoiatria (o più in generale la sanità) è fornitura di servizi e vendita di prodotti, quindi sottoposta alle pure leggi del mercato.   L’auspicata concorrenza non ha prodotto il frutto sperato (riduzione delle parcelle) mentre ha causato ciò che temevamo: abbattimento di qualità, sicurezza e “aggressività” dei terzi lucranti. Ci auguriamo, chiusa la modalità campagna elettorale e post elettorale dove sono prevalse le strumentalità e la necessità di apparire, che questi problemi tornino a diventare prioritari  per l’organo, oramai, sussidiario CAO.  

Nell’ultimo periodo, complice la tornata elettorale politica, abbiamo letto di proposte “surreali” provenienti dal Ministro, e non solo, a cui hanno ben risposto sia il presidente CAO di Varese, dott. Cairoli, che il presidente ANDI, dott. Prada. Tuttavia vogliamo rimarcare e portare a conoscenza tutti su cosa accadrebbe se certi modelli (e non quelli proposti, oramai otto anni fa, dalla Professione) venissero portati avanti: uno scadimento della qualità delle prestazioni e uno scadimento della professionalità dei medici odontoiatri con l’ovvia conseguenza di uno scadimento della salute orale della popolazione. E queste non sono ipotesi, ma certezze!!! Infatti non possiamo sperare che le cose vadano in maniera diversa, da quella già accaduta, se la facciamo nello stesso, precedente, modo: vediamo cosa, storicamente è accaduto in Germania.

In Germania tanti anni fa decollò un sistema di assistenza che funzionava nel seguente modo. Il paziente pagava allo Stato un’assicurazione e quando si recava dal dentista per ricevere tutte le prestazioni, non pagava nulla. Il dentista veniva pagato dallo Stato con i fondi raccolti dall’adesione volontaria dei cittadini a quella assicurazione. Ognuno pagava in maniera diversa a seconda del numero dei componenti la famiglia. Non tutti i dentisti erano abilitati a svolgere questo servizio, ma solo coloro che si convenzionavano, accettando un tariffario che veniva imposto dallo Stato. All’inizio ci fu un progressivo aumento delle iscrizioni dei cittadini a questa assicurazione e un progressivo aumento dei dentisti che si convenzionavano. Di conseguenza si verificò un massiccio afflusso di pazienti ed un massiccio aumento delle cure erogate. Nei primi anni sembrò che si fosse risolto il problema atavico delle cure dentistiche, ma dopo breve tempo scoppiò il “bubbone”. Dato che i fondi cominciavano a non bastare, cioè le uscite per pagare le cure superavano le entrate, lo Stato ridusse il numero delle prestazioni che ogni dentista poteva erogare, mettendo un tetto. Chi lo avesse sforato, non avrebbe ricevuto il pagamento delle prestazioni fuori tetto. Si realizzò un grande danno a carico di molti dentisti perché molti avevano già sforato. Molti dentisti avevano aumentato le assunzioni di personale e adesso dovevano smettere di lavorare al raggiungimento del tetto. Allora i dentisti tedeschi cercarono di chiudere temporaneamente gli studi, al raggiungimento del tetto, ma la perentoria imposizione statale ricordava che essi non potevano chiudere perché convenzionati, e quindi condannati a ricevere i pazienti con orari di apertura stabiliti dallo Stato.  

La faccio breve. In Germania la situazione è questa :

1)    Si è abbassata moltissimo la qualità delle prestazioni.

2)    C’è stato un grande aumento delle estrazioni.

3)    Molti denti non vengono curati con terapia conservativa, come terapia canalare e otturazione, ma vengono estratti per fare protesi, dato che quest’ultima viene rimborsata di più. Capita anche che vengano estratti anche dei denti per nulla cariati, per sostituirli con impianti osteointegrati.

4)    Molti dentisti sono stati obbligati a diventare lestofanti perché fatturano un maggior numero di prestazioni rispetto a quelle che effettivamente erogano, per giocare sui rimborsi.

5)    Ci sono stati diversi casi di infezione crociata con casi di epatite, perché uno degli elementi che sono stati “piallati” per aderire alle tariffe basse è proprio quello della sterilizzazione e disinfezione.

6)    I dentisti sono tutti stressati perché si è ridotto il tempo dedicato ad ogni singolo paziente.

7)    Si è verificato un aumento delle urgenze, dovuta a cure fatte male e frettolosamente, che quindi causano problemi successivi.

8)    I dentisti che avevano fatto questo per guadagnare di più, si trovano a lavorare di più e guadagnare molto di meno, perché è aumentato il lavoro, ma molto di più le spese.

Aggiungiamo inoltre che lo Stato paga con mesi o anni di ritardo, creando ulteriore sofferenza economica. Si è verificato quindi un aggravamento della salute orale della popolazione. Molti dentisti sono materialmente “scappati” da questo inferno trasferendosi in paesi limitrofi.  

Per questo chi propone simili sistemi di convenzionamento o non sa di cosa parla o, invece, lo sa proprio bene …. In tutto questo chi ci guadagna non è il paziente, non è il dentista, ma è il sistema assicurativo.  

Dott. Sandro Sanvenero, Presidente CAO La Spezia  

 
 

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