La puntata di Report di ieri sera mostra i danni della mancata regolamentazione di certe pratiche. Diciamolo subito, onde evitare malintesi. Se liberalizzare significa concedere a gruppi finanziari ed economici di dubbia provenienza, i cui veri titolari sono nascosti da catene di scatole cinesi di cui si perde il conto, o addirittura con capitali di provenienza dubbia o illecita, deve essere chiaro che non si tratta di un obiettivo condivisibile e da noi condiviso.
A maggior ragione se l’unico obiettivo è quello di realizzare utili (quanto più spesso, minori perdite) ottenuti risparmiando sui materiali, forzando i protocolli, sfruttando lavoratori e collaboratori e facendo overtreatment. Inseguendo reali obiettivi (cross selling, acquisizione di dati sensibili, dumping) che con la salute hanno nulla a che vedere. Il servizio di Report si è scagliato contro le catene in genere o quanto meno questo è stata la percezione. Di catene ce ne sono tante, e non sono neanche tutte uguali. Ce ne sono persino in mano a titolari dentisti e nessuno ci ha mai fornito la prova che questo sia sufficiente a scongiurare il rischio di certe condotte.
Certo, se i "bravi dentisti" che dovevano revisionare i piani di cura in presunto overtreatment dei pazienti civetta presso le catene prescelte fossero state due persone diverse da due importanti esponenti dell’AIO, sarebbe stato meglio e magari tutta la faccenda avrebbe avuto maggiore credibilità.In questo modo si è fornito un formidabile assist agli uffici legali delle catene per mettere in dubbio la veridicità dell’assunto. Ma questi, a ben vedere, sono dettagli. Che in molti centri appartenenti alle catene si faccia overtreatment – e che identica cosa si faccia anche in alcuni studi dentistici con tanto di Giuramento di Ippocrate ben incorniciato e appeso – è una ovvietà che non doveva certamente essere Report a ricordarci.
La realtà è molto semplice. Si poteva evitare di arrivare a tanto. Chi segue da molto tempo la posizione di Antamop sa di cosa stiamo parlando.
Ma riepiloghiamo la faccenda: noi abbiamo partecipato alla battaglia delle liberalizzazioni e dalla parte opposta a quella dei Sindacati odontoiatrici e dell’Ordine. Allora come oggi, non si parlava di estromettere dal settore questi signori, ma tutte le strutture di capitale, comprese quelle in mano ai dentisti: il motivo, al di là delle chiacchere e delle motivazioni di facciata, è stato sempre e solo uno: impedire ai dentisti di usufruire di uno strumento di esercizio che avrebbe annacquato il controllo da parte degli Ordini e delle Associazioni in primis. E solo in second’ordine, quello di buttare fuori gli imprenditori dal mercato odontoiatrico. Deve essere per questo – oltre che per gli innegabili vantaggi che le strutture di capitale offrono – che molti degli alti esponenti delle stesse associazioni che combattono, lancia in resta, le srl cattive, sono a loro volta titolari di ambulatori organizzati proprio sotto forma di srl.
Quale credibilità potranno mai avere questi signori nei confronti della categoria e delle istituzioni? Ovviamente assai scarsa.
Che questa sia sempre stata la realtà è dimostrato da una serie di fatti emblematici ed indiscutibili: tutte le volte che noi abbiamo proposto un tavolo comune è stato sempre rifiutato: chiedevamo di concordare un testo di legge speciale per la pubblicità sanitaria. Chiedevamo di richiedere alla politica un sistema ben più stringente di verifiche e controlli, fino al punto di sospendere le autorizzazioni nei casi più gravi. Questi tavoli non ci sono mai stati, non dico con noi, ma con nessun altro.
La “politica” è sempre stata quella di trovare un capro espiatorio per capitalizzarlo a fini elettorali. Null’altro. Chiacchere e distintivo o battaglie antistoriche, come quelle contro tutte le srl nel DDL Concorrenza, contro tutta la pubblicità sanitaria, per la reintroduzione di un controllo preventivo sulla pubblicità che è di fatto inattuabile.
Allora come oggi le “idee” sono sempre le stesse e – lo dico con tristezza – identici saranno gli esiti. L’imprenditoria in sanità può essere un valore aggiunto: sia che si tratti di imprenditoria medica che non.
Chi ci mette la faccia e agisce alla luce del sole e in modalità virtuose deve avere il diritto di continuare a lavorare senza dover subire queste continue ondate di fango su tutto il comparto.
Sarò franco: non ho davvero alcuna fiducia che i soliti lo capiscano: come al solito la srl buona è sempre e solo la loro e l’unica politica è quella di impedire di farla agli altri. Ma so già che per le stesse ragioni sono condannati a restare sostanzialmente ininfluenti: ancora una volta, non sarà certo per merito loro che accadrà qualcosa e persino qualcosa di buono nella vita reale.
Quanto a quella virtuale, lasciamo pure che si raccontino tra loro la loro verità.La gran parte del settore e persino dei dentisti la verità la conosce già e la conosce benissimo.
A cura di: Pietro Paolo Mastinu, Direttivo Antamop
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