Una legge contro la libera concorrenza e libertà d’impresa. Questa, in sintesi, l’opinione dell’Associazione Nazionale dei Centri Odontoiatrici (ANCOD) sui commi 525 e 536 della Legge di Bilancio 30 dicembre 2018, n. 145 che introducono nel nostro ordinamento una nuova disciplina delle comunicazioni informative in area sanitaria. Il quadro giuridico (già frammentato) poteva comunque considerarsi completo sotto il profilo dei contenuti: partendo infatti dalla legge 248/2006 (il c.d. Decreto Bersani) per arrivare alla legge 148/2011, alla legge 27/2012 ed il DPR 137/2012 il legislatore ha creato un sistema di norme finalizzato a consentire la pubblicità, favorendo quindi una leale concorrenza tra i soggetti erogatori e mettendo i cittadini nelle condizioni di scegliere.
La concorrenza, infatti, fa bene al consumatore, mentre danneggia chi vuole vivere su privilegi e rendite di posizione.
Questa nuova disciplina, invece, cerca di porre paletti illogici alla comunicazione ai cittadini, limitandone quindi il diritto di libera scelta, in una logica il cui obiettivo non è affatto quello di agevolare il paziente ma è solo quella di tutelare le posizioni di privilegio dei professionisti. Come infatti dichiarato apertamente anche dall’AGCM nell’Atto di Segnalazione AS1553 - LEGGE DI BILANCIO 2019 - OSSERVAZIONI IN MERITO AGLI ARTICOLI 41-BIS E 51 DEL DISEGNO DI LEGGE AC 1334 (Bollettino AGCM n. 49 anno 2018) la norma della Finanziaria è assolutamente confusa nella sua formulazione: si ribadisce la libertà di comunicare tutte informazioni elencate nel decreto Bersani (titoli, specializzazioni, prezzi, caratteristiche del servizio offerto) ponendo però (da una parte) il limite della funzionalità alla sicurezza dei trattamenti e (dall’altra) il divieto di pubblicità “promozionale e suggestiva”: senza spiegare cosa c’entra la sicurezza dei trattamenti con la comunicazione al paziente dei prezzi e dei servizi e, soprattutto, lasciando agli Ordini professionali l’interpretazione arbitraria di cosa sia “promozionale” e “suggestivo”.
E’ evidente come una norma così scritta non potrà che aumentare il contenzioso contro gli Ordini professionali. Alla confusione sul piano dei contenuti le disposizioni aggiungono confusione proprio sul piano delle attribuzioni e della competenza, prevedendo una competenza di controllo in capo all’AGCOM che va a confliggere con quella generale in materia pubblicitaria dell’Antitrust. Sbagliata pure la norma sull’obbligatorietà per i direttori sanitari di iscriversi negli albi provinciali ove ha sede la struttura sanitaria in cui rivestono l’incarico, palesemente restrittiva della libertà e autonomia professionale dei professionisti, dei principi comunitari di libera prestazione dei servizi senza che ve ne sia alcuna ragione.
In sostanza una norma che viene sbandierata come a favore dei pazienti, quando invece penalizza i pazienti nella libera scelta del professionista.
Una norma che, tra l’altro, pone serissimi dubbi di costituzionalità per violazione del principio di eguaglianza, della libertà di impresa e di esercizio delle professioni e del lavoro autonomo nonché rilevanti dubbi di compatibilità con il diritto comunitario e con i principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione di servizi, creando altresì conflitti di attribuzione tra amministrazioni dello Stato.
ANCOD si impegnerà in ogni sede per tutelare imprese, professionisti e pazienti. Si spera che tutte le istituzioni facciano lo stesso.
A cura di: Ufficio Stampa
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