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13 Gennaio 2023

Anche l’impianto necessita di un'igiene accurata

SIdP sensibilizza i cittadini ad avere cura degli impianti come dei denti naturali e ricorda ai dentisti che devono scegliere la soluzione più adatta alle esigenze del paziente 


Oggi gli impianti dentali in titanio sono la più diffusa modalità per sostituire i denti persi, si stima che circa 15 milioni gli italiani ne abbiano almeno uno e ogni anno in media 2,5 milioni di interventi vengono eseguiti in Italia. Questo non deve fare pensare il paziente che non vadano curati come i denti naturali. 

A spiegarlo all’’agenzia ANSA è la SIdP, ricordando come gli “impianti sono a tutti gli effetti delle nuove radici artificiali che, come quelle naturali, sono protette dall'ambiente esterno attraverso un sigillo costituito dalla gengiva sana”, ma questa se trascurata può infiammarsi e causare la perdita dell’impianto”. “Così come intorno ai denti naturali, anche intorno agli impianti l'accumulo di placca batterica porta a condizioni infiammatorie”, ricorda il dott. Roberto Abundo di SIdP.
Progressivamente –aggiunge- infiammazione e placca possono scendere in profondità, provocando un riassorbimento osseo che mina la stabilità delle radici, siano esse costituite da denti naturali o da impianti”.

La colonizzazione delle superfici degli impianti da parte dei batteri presenti nella placca, spiega il dott. Abundo, può essere influenzata dalla tipologia di superfici dell’impianto e “l'utilizzo di superfici ruvide per gli impianti può aumentare anche la loro capacità di attrarre batteri, provocando le temute periimplantiti”. "La ricerca scientifica mostra però come non tutti i tipi di rugosità aumentino tale rischio in proporzione all'aumentare della capacità di attrazione per il tessuto osseo”, sottolinea Abundo all’ANSA citando un lavoro dell’Università di Porto Alegre in Brasile, pubblicato nel 2020 su International Journal of Oral and Maxillofacial Implants che confermerebbe uno studio clinico nel 2010 ha, “per la prima volta, dimostrato come alcune superfici, grazie a specifici trattamenti di fabbricazione degli impianti, sono in grado di legare molto bene le cellule ossee ma non altrettanto le cellule batteriche".  

L’invito di SIdP è quindi duplice, da un lato verso l’odontoiatra “che deve essere in grado, in base alle evidenze scientifiche, di selezionare l'impianto da usare sul singolo paziente per ridurre il rischio di complicanze”. 
Dall’altro, al paziente che “deve avere cura della salute delle proprie gengive attraverso una scrupolosa igiene orale e un periodico controllo professionale".   


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