In un editoriale dell’IDJ di FDI, due ricercatrici, una dell’Università di Catania e l'altra indiana, analizzano i vantaggi e le criticità dell’impiego dell’IA in ortodonzia indicando la necessità di una regolamentazione
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) ha fatto passi da gigante, rivoluzionando numerosi settori, compreso quello dell’ortodonzia. Nell’editoriale pubblicato sul numero di febbraio 2025 de International Dental Journal le ricercatrici Rosalia Leonardi dell'Università di Catania e Nikhillesh Vaiid ricercatrice indiana, hanno analizzato il ruolo sempre più rilevante dell’AI in ortodonzia, evidenziandone le potenzialità, ma anche i limiti e le implicazioni etiche.
L’intelligenza artificiale, sostengono, sta introducendo strumenti innovativi che possono migliorare in modo significativo la diagnosi e la pianificazione dei trattamenti ortodontici. Grazie alle reti neurali artificiali e ai sistemi esperti, i professionisti possono ricevere un valido supporto nelle loro decisioni cliniche. Ad esempio, sottolineano, questi strumenti possono aiutare a capire se siano necessarie estrazioni prima di iniziare un trattamento o a classificare con precisione i pattern di crescita craniofacciale.
Ma i vantaggi non finiscono qui. Secondo le autrici, "l’AI promette di migliorare la precisione diagnostica, individuando dettagli nelle immagini radiografiche che potrebbero sfuggire anche agli occhi più esperti". Inoltre, "può snellire i processi amministrativi, riducendo il carico di lavoro degli studi grazie a sistemi automatizzati per la gestione degli appuntamenti e delle cartelle cliniche".
Un altro punto fondamentale riguarda la personalizzazione dei trattamenti: "grazie all’AI, è possibile prevedere in modo più accurato i risultati terapeutici in base ai dati specifici di ciascun paziente".
Le sfide e le preoccupazioni legate all’AI
Nonostante le grandi opportunità offerte dall’AI, ci sono alcuni aspetti che destano preoccupazione.
Uno dei temi più delicati riguarda la privacy e la sicurezza dei dati. Per le autrici, "l’uso dell’AI comporta la raccolta e l’archiviazione di un’enorme quantità di informazioni sensibili sui pazienti, e questo solleva questioni legate alla protezione della loro riservatezza".
Un altro problema riguarda la qualità dei dati utilizzati per addestrare gli algoritmi. "Se i dataset non sono abbastanza ampi e rappresentativi di tutta la popolazione, si rischia di avere modelli distorti che potrebbero non essere efficaci per tutti i pazienti". Questo porta alla questione del bias algoritmico, che "può influenzare i risultati, causando trattamenti meno accurati per alcune categorie di pazienti rispetto ad altre".
Infine, c'è il nodo della trasparenza: "gli algoritmi AI sono spesso delle 'scatole nere', il che significa che è difficile capire esattamente come arrivano alle loro decisioni". Questo può creare problemi sia per i pazienti, che potrebbero non comprendere fino in fondo le implicazioni dell’uso dell’AI nel loro trattamento, sia per i medici, che devono garantire una spiegazione chiara e comprensibile delle scelte terapeutiche.
Questioni etiche e prospettive future
Oltre ai problemi tecnici e clinici, ci sono anche le implicazioni etiche da considerare. Uno dei più significativi è la responsabilità legale: "chi risponde di un errore diagnostico o terapeutico causato da un algoritmo? Il medico o chi ha sviluppato il software?".
Le Ricercatrici insistono su un concetto chiave: "L’AI deve essere vista come uno strumento di supporto, non come un sostituto dell’esperienza e del giudizio umano". Tuttavia, affinché ciò avvenga in modo efficace, "è essenziale formare gli ortodontisti all’utilizzo di queste tecnologie e garantire che il loro impiego non porti a un’eccessiva dipendenza dagli strumenti digitali".
Infine, c'è la questione dell’accessibilità economica. "Le tecnologie basate sull’AI richiedono investimenti importanti, e questo potrebbe creare disparità tra studi più avanzati e quelli con meno risorse". Il rischio, avvertono, "è che solo i pazienti di strutture ben finanziate possano beneficiare dei progressi più avanzati, accentuando ulteriormente le disuguaglianze nell’accesso alle cure".
L’AI rappresenta una grande opportunità per il settore odontoiatrico ed ortodontico, ma il suo impiego deve essere attentamente regolamentato concludono Leonardi e Vaiid. "L’AI non sostituirà i professionisti, ma potrà migliorare la qualità delle cure se utilizzata in modo etico e responsabile. La chiave per il futuro sarà trovare un equilibrio tra progresso tecnologico e tutela del paziente, affinando gli algoritmi, migliorando la trasparenza e garantendo un’implementazione equa e sicura dell’AI nella pratica clinica".
A questo link il testo originale.
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