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26 Marzo 2026

Perché la fotocamera professionale può fare la differenza

Il punto di vista del fotografo professionista e dell’odontoiatra. Oltre alla qualità delle immagini c’è anche un aspetto di immagine e percezione della professionalità dello studio da parte del paziente


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Accanto alle valutazioni giuridiche e alla gestione della privacy, esiste un altro aspetto spesso trascurato ma fondamentale in merito alla fotografia odontoiatria: la qualità tecnica delle immagini cliniche. Ad evidenziarlo l’odontoiatra torinese Gianni Venerito, che utilizza sistemi di fotografia professionale per documentare i casi clinici sia a fini didattici, informativi per il paziente ed anche a fini di archivio e medico legale. Il dott. Venerito sottolinea come l’uso di una fotocamera professionale al posto dello smartphone non sia solo una scelta estetica, ma anche una decisione professionale di sostanza.

Dello stesso avviso è Alessandro Tiraboschi, docente Canon, fondatore del progetto Immagine Clinica e profondo conoscitore della fotografia odontoiatrica per averla praticata in studio e tenendo da decenni corsi e conferenze. “Una fotocamera Reflex o Mirrorless con un obiettivo macro dedicato ed un buon sistema d’illuminazione permette di ottenere immagini ricche di dettaglio, con una notevole profondità di colore, offrendo risultati costanti e ripetibili. Lo smartphone può fare molto, ma non può garantire la stessa fedeltà cromatica, la stessa profondità di campo o la stessa precisione del dettaglio”.


La differenza non è marginale, spiegano gli esperti, soprattutto in odontoiatria dove il colore, la texture dello smalto o la comparazione prepost trattamento devono essere documentati con estrema accuratezza.

Dal punto di vista pratico, un sistema fotografico professionale offre due ulteriori vantaggi, il controllo totale e la standardizzazione dello scatto. “Con una fotocamera si lavora con impostazioni fisse, schemi d’illuminazione controllata e distanze costanti”, spiega Tiraboschi. “Questo permette di ottenere sempre e facilmente scatti perfetti e di confrontare le immagini nel tempo senza variazioni dovute al dispositivo o alle condizioni di scatto”. Inoltre, in termini di qualità ottica, gli obiettivi fotografici non sono mimamente paragonabili ai dispositivi presenti sugli smartphone. Una caratteristica che può rivelarsi essenziale sia per la diagnosi sia per eventuali necessità di documentazione clinica o medicolegale, dove rapporti d’ingrandimento ed assenza di distorsioni ottiche sono irrinunciabili. Infine lo smartphone è dotato di un software interno che gestisce l’immagine con criteri generici e non indicati per la fotografia medicale.

Esiste poi un aspetto che riguarda il rapporto con il pazientela sua percezione della professionalità dello studio e dell’attenzione che percepisce gli venga dedicata. “Estrarre dalla tasca del camice lo smartphone personale è scattare le foto che servono non sempre comunica la massima professionalità”, commenta il dott. Venerito. “Quando un clinico prende in mano una reflex, posizione i flash e prepara lo scatto, il paziente percepisce attenzione, competenza e cura del dettaglio, professionalità. Con lo smartphone, per quanto comodo, si rischia di dare l’impressione di qualcosa di improvvisato”.

Poi, come ha sottolineato l’avvocato Stefanelli ad Odontoiatria33, la fotocamera dedicata offre inoltre un vantaggio importante legato alla privacy, è un dispositivo separato, non connesso a messaggistica, social, app personali o cloud automatici. Le immagini vengono immediatamente salvate su schede di memoria dedicate, facilmente trasferibili in un sistema protetto dello studio. “Da un punto di vista della sicurezza, usare una fotocamera professionale significa eliminare alla radice molti dei rischi tipici dello smartphone. La foto rimane nel circuito clinico chiuso, e questo semplifica enormemente la gestione dei dati sensibili”, aggiunge Tiraboschi.

Infine un’ultima considerazione del dott. Venerito: l’impatto sull’immagine dello studio. “Mostrare strumenti professionali comunica qualità. È un messaggio implicito ma potentissimo. Lo smartphone è visto come un oggetto di uso personale, al contrario la fotocamera è percepita come uno strumento di lavoro. Questa distinzione cambia completamente la percezione del paziente”. 


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