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19 Luglio 2011

Riconoscimento dei titoli all’estero: un problema?

di Norberto maccagno


Tra gli storici problemi della professione da qualche tempo si è aggiunto il riconoscimento più o meno automatico dei titoli di studio europei che nei prossimi anni dovrebbe riportare in Italia un migliaio di giovani concittadini, per lo più figli di dentisti, che non essendo riusciti a passare i test in Italia hanno deciso di iscriversi in università private, prevalentemente in Spagna e in Romania. Ma si può arginare il fenomeno?
La materia è normata dalla Direttiva comunitaria 2005/36 che prevede il riconosciuto dei titoli di studio stranieri con alcuni distinguo. Più facile e quasi automatico il riconoscimento di quelli comunitari: si presenta una domanda al ministero della Salute fornendo una serie di documenti e se il titolo è stato conseguito in università riconosciute e che seguono un determinato percorso formativo, dopo i controlli del caso, si ottiene il riconoscimento. Un po’ più complicato il riconoscimento dei titoli extra-comunitari (si veda l’articolo in pagina).
Sulla materia diventa interessante conoscere il parere del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, chiamato in causa dall’On. Marco Zacchera (Pdl) che, attraverso una interrogazione parlamentare, ha chiesto se esistano ritardi nel riconoscimento delle lauree estere e quali siano le iniziative intraprese dai Ministeri interessati per evitare abusi e indebiti utilizzi.
Nella lunga risposta, oltre 10 pagine, il Ministro Fazio evidenza che, se i titoli rispettano la Direttiva comunitaria, questi vengono riconosciuti secondo la legge, mentre se sono falsi, in quanto contraffati, questi vengono facilmente scoperti attraverso le verifiche che il Ministero effettua anche direttamente presso l’ateneo che dovrebbe aver rilasciato la laurea. Più complessa la questione dei titoli conseguiti a seguito di un irregolare corso di studi. Se il fenomeno dei falsi è definito dal Ministro estremamente marginale, leggermente più presente è quello dei tentativi di riconoscimento di titoli conseguito attraverso corsi di studi che non rispettano le Direttive comunitarie.
“Questo Ministero” ha chiarito Fazio “sta tenendo sotto osservazione da tempo un preoccupante fenomeno relativo, nella maggioranza dei casi, al conseguimento da parte di cittadini italiani di titoli di odontoiatra rilasciati da atenei di Paesi comunitari o extra-comunitari, a seguito di corsi di studio ad hoc, non previsti per la generalità degli studenti del Paese ospitante. Questi cittadini hanno presentato e stanno continuando a presentare al Ministero istanza di riconoscimento del loro titolo formalmente autentico, ma nella sostanza privo di qualsiasi valore.”
Ma c’è anche chi, avendo conseguito una laurea in odontoiatria in Paesi extracomunitari chiede un primo riconoscimento del titolo in un Paese dell’Unione europea per poi ottenere il riconoscimento in Italia. Ma è lo stesso Fazio a informare come il Ministero, a oggi, respinge il riconoscimento di questi titoli. Sulla base delle irregolarità riscontrate negli anni e delle successive indagini effettuate, Fazio ha stilato un elenco delle facoltà per le quali il Ministero, prima di riconoscere il valore legale della laurea sul territorio italiano, effettua ulteriori verifiche oppure in automatico non riconosce il titolo di studio.

Cracovia
A seguito di istanze di riconoscimento avanzate da alcuni cittadini italiani, in possesso di un titolo di studio conseguito presso l’università Jagiellonski di Cracovia, in Polonia, il ministero della Salute, nel febbraio 2006, ha chiesto informazioni all’università e all’autorità polacca: la risposta è stata che “i certificati rilasciati dalla scuola medica per stranieri della facoltà di medicina Collegium Medium dell’università Jagiellonski di Cracovia non sono equivalenti al diploma di medico-stomatologo (attualmente medico-dentista) rilasciati dopo 5 anni di studi dentistici e non costituiscono la base per richiedere il diritto di svolgimento della professione sul territorio polacco”. Secondo gli elenchi forniti dalla università sarebbero 72 i cittadini italiani in possesso di quel titolo. Dopo ulteriori indagini il Ministero ha deciso che questo titolo è privo di valore legale in qualunque Paese comunitario.

Serbia
Più complessa e tutt’ora in corso la vicenda delle università di Nis e di Novi Sad e riconosciuti presso Lettonia, Bulgaria e Romania oppure di quelli di altri italiani che, in possesso di questo titolo, hanno ottenuto una seconda laurea romena con un’abbreviazione del corso di studi, consistenti nel superamento di qualche esame, sulla scorta del riconoscimento dei crediti formativi derivanti dal precedente irregolare percorso effettuato in Serbia.
“In entrambe le fattispecie” spiega il Ministro Fazio “buona parte dei cittadini in questione sono in possesso di un diploma di odontotecnico e sono da tempo conosciuti dalle autorità giudiziarie italiane, in quanto indagati per esercizio abusivo della professione.”
Le indagini, nate dopo le richieste di riconoscimento di questi titoli, hanno portato anche all’apertura di inchieste giudiziarie tutt’ora in corso. Per questi titoli è sospeso il riconoscimento.

In Romania
Anche in questo caso non si può generalizzare, ma si deve valutare il singolo caso: per questo il Ministero vigila su ogni richiesta di titoli conseguiti da cittadini italiani in Romania. In particolare le lauree conseguite in 13 università.
“In considerazione del fatto che non siamo a tutt’oggi in grado di distinguere i cittadini italiani che hanno regolarmente seguito un corso di studi da coloro che non lo hanno effettuato” dice il Ministro Fazio “si è ritenuto di assumere un atteggiamento prudenziale, operando una netta distinzione rispetto alle istanze avanzate dai cittadini romeni, per le quali si è proceduto nel rispetto della direttiva 2005/36/CE.”
Per questo il Ministero, oltre ad aver coinvolto la Commissione europea, ha intrapreso diverse iniziative volte ad acquisire informazioni puntuali presso le autorità romene su ciascuno dei cittadini italiani che avevano presentato istanza di riconoscimento. In questo lavoro, precisa il Ministro, vi è stata una piena collaborazione.

GdO 2011;6

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