Da quando è stata introdotta la Legge comunitaria 2005/36 CE, che permette la libera circolazione dei professionisti nella Comunità europea, gli odontoiatri italiani hanno paura che lo straniero venga a curare gli italici pazienti. Ma quanti sono, oggi, i dentisti in possesso di un titolo di studio estero a cui è stato riconosciuto il proprio percorso?
Come sempre accade, è difficile indicare un dato definitivo. È possibile però avere un’idea della tendenza. Secondo l’Enpam, sono 1644 gli odontoiatri stranieri iscritti all’ente di previdenza di medici e dentisti: 908 uomini e 736 donne. Dal primo gennaio al 31 marzo 2011, sono stati 31 gli odontoiatri laureati all’estero a cui è stato riconosciuto dal ministero della Salute il titolo di studio e 70 quelli riconosciuti nel 2010.
Secondo i dati della Commissione europea sulle qualifiche professionali, nel 2009 (ultimo dato disponibile) sono stati 56 i titoli comunitari riconosciuti in Italia. Ma scorrendo quelli di altri Paesi europei scopriamo come il fenomeno interessi soprattutto altre nazioni, visto che l’Inghilterra ha accolto 873 dentisti (di cui 26 italiani) mentre sono andati a lavorare in Germania 126 dentisti (3 italiani). E l’Italia sembra non essere uno dei Paesi più ambiti, visto che delle 202 lauree romene riconosciute in Europa, solo 8 hanno scelto il nostro Paese per esercitare la professione. Ma c’è anche il fenomeno inverso, dentisti italiani che espatriano, prevalentemente in Inghilterra: nel 2009 hanno lasciato l’Italia in 34.
Per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli, per quelli comunitari il percorso è più semplice, anche se le lauree provenienti da Paesi comunitari non vengono trattate tutte allo stesso modo: le differenze in molti casi dipendono dalla data in cui è stato conseguita.
Per la maggior parte dei Paesi che hanno dato vita alla UE, sono riconosciuti i titoli conseguiti dal 1980, quelli spagnoli dal primo gennaio 1986, quelli dei principali Paesi dell’Est dal 1 maggio 2004. Stessa modalità per il riconoscimento dei diplomi di specialità.
Dopo una serie di controlli e verifiche, in 3-4 mesi il Ministero rilascia il decreto di riconoscimento che per essere valido deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Per i titoli provenienti da atenei che hanno percorsi di studio non chiari, il Ministero può richiedere la frequenza di un corso che prepara a un esame necessario per le materie ritenute carenti.
Per il riconoscimento di una laurea extra-comunitaria l’iter è decisamente più complesso e meno scontato. Il richiedente presenta una domanda sempre al ministero della Salute, fornendo una serie di documenti tra i quali il dettaglio dei piani di studio. La domanda viene esaminata da una Commissione che valuta i piani di studio e indica le eventuali carenze formative a cui il richiedente deve far fronte. Il richiedente dovrà poi sostenere esami scritti e orali sulle materie indicate come carenti.
Gli esami sono organizzati dal Ministero in atenei italiani convenzionati. Per il 2010-2011 sono state convenzionate le Università Sapienza di Roma, quella dell’Aquila e dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma.
I primi risultati confermano come sia difficile superare l’esame nonostante la frequenza al corso di 6 mesi: dei 55 che hanno sostenuto la prova scritta presso l’Università Sapienza di Roma, hanno superato lo scritto in 17 e di questi 11 l’orale, mentre sono stati 5 (su 35) all’Università dell’Aquila.
Dei 5 richiedenti che hanno sostenuto gli esami scritti e orali all’Ospedale Sant’Andrea di Roma sono passati in 2, che eserciteranno anche in Italia
GdO 6;2011
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