Sono cinque milioni i migranti in Italia, almeno quelli con il permesso di soggiorno, a cui dobbiamo aggiungere diverse migliaia di “invisibili”.
Arrivano nel nostro Paese per la maggior parte sani, si ammalano qui, come sottolinea una ricerca della Fnomceo: traumi (25,9% dei ricoveri per gli uomini), malattie dell’apparato digerente (14% per ambo i sessi), oltre a parti e complicanze della gravidanza e del puerperio per le donne (56,6%).
Ma come vanno trattati questi pazienti?
Dal punto di vista della salute orale, ne abbiamo parlato con Roberto Santopadre, responsabile di servizio per la Caritas di Roma con il ruolo di direttore sanitario del centro odontoiatrico, che da anni si occupa di organizzare e assistere i migranti della capitale.
“Oggi ci troviamo in una fase storica in cui la migrazione viene proposta dai media e percepita dai cittadini come un “problema”, invece di riconoscere a queste persone il diritto di cercare una vita migliore. Per altro, nel nostro Paese, l’immigrazione viene spesso presentata come una emergenza, ma non dobbiamo cadere in quest’inganno: le migrazioni esistono da decenni e si dovrebbero considerare più come un fenomeno da gestire”.
Dottor Santopadre, a chi si rivolgono gli immigrati per le cure odontoiatriche?
Dove la povertà è tale da compromettere lo stato di salute, compresa quella orale, spesso avviene che il primo contatto si verifichi grazie a una azione vicariante del privato sociale ovvero grazie all’opera di organizzazioni volontarie religiose o laiche.
A emergere è una triste realtà, propria di varie categorie d’utenza: il diritto alla tutela della salute, specialmente quella orale, non viene nel pubblico di fatto garantita, soprattutto a quelle categoria appartenenti alle fasce del disagio sociale ed economico (immigrati, disabili fisici e mentali, vittime della tratta, vittime di tortura, nuovi poveri italiani), ivi comprese quelle appartenenti alla cosiddetta povertà estrema (rom, senza fissa dimora).
Come Caritas date assistenza a questi pazienti. Quali sono le principali problematiche?
La prima cosa che il migrante nota quando si rivolge a un servizio è il modo in cui viene accolto. Dunque la presa in carico non può prescindere dall’accoglienza, oltre che dall’adozione di adeguati interventi diagnostici e terapeutici.
La dignità della persona è uno dei nostri principi di riferimento. Come centro odontoiatrico, cerchiamo di concentrarci e confrontarci sul diritto alla tutela della salute di tutti i migranti (oggettivamente soggetti fragili), di fare ricerca sulle condizioni di salute e sui bisogni dei migranti senza dimenticarci di “fare advocacy”, ovvero di suggerire alle istituzioni interventi che possano meglio tutelarli.
Da questo punto di vista dobbiamo fare in modo di includere gli immigrati nei percorsi socio-sanitari assistenziali e non solo di erogare la singola prestazione e il singolo intervento. Né più né meno di quanto dobbiamo fare per i cittadini italiani. La nostra normativa di settore afferma infatti che il cittadino straniero regolarmente presente ha gli stessi diritti e doveri del cittadino italiano, pertanto anche il sistema socio-sanitario deve costruire un modo di lavorare che garantisca questa equità.
Quali sono le patologie più frequenti?
Tutti i dati a disposizione sulla salute orale, se pure ancora modesti, indicano una grave compromissione e ciò appare correlato non solo a barriere di tipo socio-economico, ma anche a fattori linguistico-culturali e alimentari: e ogni ostacolo burocratico/normativo alla soglia d’accesso ne accentua il rischio. Il bisogno di cure odontoiatriche appare rilevante: dai dati a disposizione risulta che sarebbero necessarie sedute dedicate all’educazione per una corretta igiene orale, visto che le parodontopatie più gravi sono nettamente minori rispetto alla presenza di tartaro e di tasche di 4-5 mm.
In Italia oltre 4,5 milioni sono cittadini comunitari e non comunitari regolarmente residenti, dato in continuo aumento. Saranno questi pazienti che andranno a popolare le sale d’attesa dei dentisti?
La sfida di oggi è quella di una completa integrazione sociale di questi nuovi cittadini e, per quel che riguarda la sanità, la garanzia di una reale fruibilità dei servizi e delle prestazioni, sia pubblici sia privati. Del resto, la voglia dei cittadini stranieri di restare in Italia emerge chiaramente dai rapporti sull’immigrazione della Caritas. È indubbio che lo straniero stabilmente integrato possa rappresentare una risorsa per il nostro Paese e perché no, diventare anch’egli un fruitore di servizi.
Dalla sua esperienza l’ap-proccio con un paziente proveniente da un altro Paese deve essere diverso rispetto a un italiano, e se sì, che cosa può consigliare ai suoi colleghi?
L’incontro con il paziente straniero può rappresentare un difficile scoglio.
Una efficace comunicazione non può prescindere da nuove competenze in ambito comunicativo e relazionale, fondate su elementi di psicologia, sociologia, antropologia.
Una sinergia di abilità gestionali che diano all’operatore strumenti efficaci per una corretta gestione del paziente straniero e più in generale socialmente fragile. L’approccio transculturale, rappresenta un originale strumento che ben si adatta a tutte quelle situazioni in cui tra operatore e paziente possa presentarsi un rapporto carico di pregiudizi e false aspettative. In medicina è fondamentale comprendere come il paziente vive il proprio sentirsi malato.
In conclusione, si vuole sottolineare l’importanza, all’interno della preparazione dell’odontoiatra che si trova a rivolgere la sua azione verso individui di diversa cultura, delle componenti non strettamente legate al sapere e al saper fare, quanto invece all’essere, che prendano cioè in maggior considerazione l’aspetto della comunicazione.
Una comunicazione transculturale che va al di là dei diversi riferimenti culturali, senza farsi da questi ostacolare, ma attraversandoli e rivolgendosi direttamente alla persona umana, oggetto/soggetto del nostro aiuto.
GdO 2011;7
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