Egr. Direttore,
in questi giorni si parla molto della Sentenza della Corte Costituzionale a favore della Cassa dei Ragionieri, con la quale si sancisce, in maniera chiara e si spera definitiva, l'incostituzionalità della legge 135/2012, quella che obbligava gli Enti previdenziali privatizzati a versare allo Stato una percentuale dei loro risparmi sui costi di gestione, in ragione di una presunta appartenenza alle amministrazioni pubbliche.
Al di là di una più che giustificata soddisfazione per l'annullamento di pretese veramente "inventate" per raccattare due spiccioli, a fronte dei grossi buchi nel bilancio statale, e con motivazioni veramente pretestuose, suggerirei di andare oltre la notizia e di fare qualche considerazione un po' più profonda.
Intanto non è vero che tale prelievo forzoso andava ad incidere sui trattamenti pensionistici, in quanto si trattava di ridurre le spese di gestione, rimanendo salva la quota parte di patrimonio destinata agli investimenti. Tant'è vero che, secondo la Suprema Corte, lo Stato poteva anche imporre agli Enti previdenziali privatizzati una riduzione delle loro spese, ma non poteva incamerarne i risparmi, in virtù della loro totale indipendenza, anche economica, dalle finanze statali. Ma, sotto sotto, un dimagrimento di queste spese non è stata una cattiva idea e senza questa forzatura non ci sarebbe mai stato.
E' poi importante quanto si afferma sui compiti istituzionale e statutari degli Enti, che non possono essere intaccati nemmeno dall'avidità dello Stato. Questo ci deve fare riflettere sul fatto che, se questa è la stella polare, noi per primi dobbiamo porre molta attenzione nell'utilizzo delle nostre disponibilità economiche, senza quindi farci distrarre dalle sirene ammalianti che ci invitano a spese e investimenti avventurosi. E alle quali spesso cediamo...
L'elemento di massima riflessione è che la nostra autonomia decisionale trova una ulteriore e superiore conferma, ma di questa forza dobbiamo conoscere anche "il lato oscuro", cioè il fatto che il cordone ombelicale con lo Stato si sta definitivamente recidendo, lasciandoci sempre più soli nella gestione di eventuali gravi difficoltà economiche. Siamo, quindi, nella situazione simile a quella del "bail in" bancario.
Mentre per l'INPS, e quindi per tutte le pensioni statali, vige il sistema del "bail out", cioè eventuali buchi di bilancio vengono coperti dalla fiscalità generale, nel nostro caso eventuali difficoltà di sostenibilità dovranno, proprio in virtù di questa autonomia, essere gestite all'interno del sistema, cioè da noi e solo da noi. Come? Aumenti dei contributi? Riduzione delle pensioni? Prelievi sulle pensioni più alte? E siamo proprio sicuri che i dati a nostra disposizione siano del tutto rassicuranti su quello che sta avvenendo e che avverrà? Quante analogie si possono riscontrare con le ottimistiche garanzie fornite dalle banche ai propri clienti? Il motto di oggi è ormai diventato: prima le banche dovevano chiedere garanzie ai clienti, da oggi saranno i clienti a dover chiedere garanzie alle banche. Non è forse il caso di avere nei confronti del nostro Ente previdenziale un atteggiamento che non sia certo pregiudiziale, ma nemmeno così distratto, superficiale e accomodante, anche quando avvengono fatti che meriterebbero la nostra massima attenzione?
Per inciso, non si può non rilevare la scarsa competenza in materia previdenziale di giudici di così elevato rango. Infatti nella sentenza si fa riferimento ad un sistema a capitalizzazione che è ben lungi dall'essere quello in funzione per gli Enti previdenziali privatizzati, che semmai si distinguono per essere in parte a contributivo, in parte a retributivo, ma pur sempre all'interno del meccanismo a ripartizione, la cui caratteristica peculiare è quella di basare la propria sostenibilità sull'equilibrio fra generazioni. Il rischio di tale ignoranza consiste nel dare sostegno alla visione a corto raggio dei problemi previdenziali, trascurando l'importanza che tale equilibrio ha invece per la stabilità di un Ente previdenziale, come ad esempio il nostro.
Dottor Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione
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