Gli Autori sostengono, basandosi su modelli comportamentali teorici estrapolati dalla clinica quotidiana, che l’odontoiatra debba considerare il contenzioso legale in crescita e, per prevenirlo, debba altresì modificare il suo approccio culturale al problema.
Come ogni altro operatore sanitario, l’odontoiatra è chiamato a garantire un certo standard nel prestare la sua opera professionale. Il mancato adempimento di questo preciso dovere può determinare, se accompagnato da danno ingiusto subito dal paziente, un’azione legale. Ma, di certo, non tutti i comportamenti colposi esiteranno in un’azione legale, né viceversa tutte le azioni legali sono determinate da comportamenti colposi; sarà comunque imperativo prevenire o limitare nei suoi effetti ogni possibile conseguenza giudiziaria.
La prevenzione del contenzioso è una questione più culturale che tecnico-scientifica; l’uso di categorie più familiari alla preparazione dell’odontoiatra, come le forme di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, aiuta ad evitare i conflitti o la loro evoluzione in contenziosi legali.
Nostra profonda convinzione è che il problema della prevenzione del contenzioso sia un fatto di carattere più culturale che tecnico-biologico: a noi medici (in generale) mancano alcune categorie mentali, assolutamente ovvie, per esempio, negli avvocati. Molti di noi hanno frequentato corsi di gestione delle risorse e, ancora di più, di prevenzione degli infortuni sul lavoro; in queste occasioni abbiamo, come categoria, preso atto dell’importanza delle tecniche di comunicazione sia a fini di acquisizione di pazienti che a fini del mantenimento di atmosfera non generante stress (vedi D/lgs 81/08, che integra e sostituisce il D/lgs 626/94) in studio. Quest’ultimo è un chiaro esempio di modifica culturale: abbiamo appreso che non basta esser bravi ma, per essere davvero efficienti ed efficaci, bisogna che il nostro paziente abbia fiducia in noi, così aumentando la sua compliance e, in ultima analisi, l’efficacia del nostro lavoro.
L’ulteriore salto di qualità che ci viene chiesto (l’ennesimo!) è però più complesso; non possiamo certo prender la seconda laurea in giurisprudenza. A portata di mano, però, uno strumento che già fa parte del nostro bagaglio culturale lo possiamo reperire: il concetto di prevenzione primaria, secondaria e terziaria appreso durante le lezioni di Igiene e Statistica sanitaria (CLOePD). Nessuno di noi ha bisogno di aver ricordato cosa significano: mi limito perciò a precisare che la prevenzione primaria tende a mantenere il preesistente stato di salute nella popolazione; la secondaria mira a intercettare le patologie in una fase clinica iniziale, possibilmente sub-sintomatica, e si basa sulla diagnosi precoce e su interventi terapeutici poco invasivi e (nota bene) economici; la terziaria è sinonimo di terapia.
Anche in odontoiatria legale (come comunemente viene indicata, anche se è più corretto esprimersi in termini di odontologia forense, traduzione letterale del corrispondente inglese forensic dentistry) prevenire è meglio di curare, e la prevenzione primaria si concretizza primariamente nel curare la comunicazione; far prevenzione del contenzioso, perciò, significa nel contempo migliorare la gestione delle risorse, l’acquisizione di nuovi pazienti ed il mantenimento dei vecchi.
Importante sarà quindi individuare le finalità da raggiungere e i metodi da applicare, promuovendo quei cambiamenti situazionali che riducano al minimo i fattori di rischio. I contenuti dunque dell’intervento preventivo sono centrati nella promozione di cambiamenti consapevoli e duraturi, di ordine culturale, psicologico, sociale (Regogliosi, 1992).
Non dimentichiamo pertanto, in estrema sintesi, i cardini della “prevenzione primaria” del contenzioso:
1. porre attenzione a tutti gli atti formali dovuti o semplicemente opportuni (amministrativo-fiscali, riguardanti la privacy, riguardanti il consenso informato esplicito e consapevole);
2. mostrare grande disponibilità, anche “ultra petita”, alla comunicazione informativa durante tutta la terapia, ed in particolare nell’esposizione del piano stesso, rendendo davvero consapevole il consenso;
3. perseguire e verificare, come fin troppo ovvio, la correttezza tecnica (nel rispetto delle guide-lines, ove esistenti) dell’esecuzione terapeutica.
Ove emergano, come è inevitabile che sia, contrapposizioni o contrasti è opportuno svuotarli e intercettarli il più presto possibile, accettando qualche piccolo o grande sacrificio del nostro amor proprio o del portafoglio; ricordiamoci che a litigare ci si fa comunque male, anche essendo dalla parte della ragione. L’unico a non farsi mai male è l’avvocato.
Nonostante tutte le misure di prevenzione e di intercezione può accadere di subire un procedimento giudiziario. Ove ciò malauguratamente accadesse, ricordiamo che la nostra vita è più importante di qualsiasi causa; deleghiamo con raziocinio la pratica forense a chi seguirà per noi il corso degli eventi; nostra cura sarà stata quella di scegliere bene la polizza assicurativa RCP (eccellente quella proposta da ANDI-Assicura).
GdO 2008; 15
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