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29 Settembre 2009

Per fare ordine in pattumiera

di Andrea Telara


Aghi, garze o siringhe usate: buttare tutto nel normale secchio della spazzatura sarebbe sicuramente più facile. Ma, oltre a essere una soluzione poco ecologica, questo comportamento sarebbe anche un atto contrario alle leggi dello Stato italiano e dell'Unione Europea.
Lo smaltimento dei rifiuti sanitari è regolato da un insieme di norme abbastanza stringenti che coinvolgono le strutture grandi e complesse come gli ospedali pubblici e privati, ma pure i piccoli ambulatori medici e gli studi odontoiatrici.
Il primo provvedimento emanato nel nostro Paese su questa materia è il decreto Ronchi del 1997, che è stato poi perfezionato, e in parte modificato, da diverse leggi approvate negli anni successivi. Fondamentale risulta senz'altro essere il Dpr n. 254 del luglio 2003, il cui contenuto è sintetizzato nella tabella riportata in pagina.
Che cosa stabilisce, nello specifico, questo decreto?
In pratica, i materiali sanitari "di scarto" sono suddivisi dal legislatore in sette diverse categorie (si veda ancora la tabella in pagina). I rifiuti più importanti, che devono essere smaltiti con particolare cura, sono quelli classificati come "pericolosi a rischio infettivo": in questa classe, rientrano molti degli strumenti e delle medicazioni di solito utilizzate dai dentisti, come aghi, siringhe, guanti e ancora garze e bisturi. Sono tutti materiali che, durante qualsiasi visita odontoiatrica, vengono generalmente a contatto con i liquidi organici del paziente e, per questo, possono trasformarsi in un veicolo per la trasmissione di malattie.
Un'altra categoria di rifiuti molto importante è quella definita come "pericolosa a rischio non infettivo", in cui rientrano i medicinali scaduti e potenzialmente dannosi per la salute (per esempio i chemioterapici utilizzati nella cura delle patologie tumorali).
Tutti i materiali di scarto pericolosi devono essere eliminati attraverso un processo di termocombustione (detto in parole povere: devono essere bruciati).
In che modo?
Com'è ovvio, non è il professionista in persona che si occupa direttamente dello smaltimento dei rifiuti. Di solito, il titolare di uno studio odontoiatrico si rivolge a un ente pubblico o, più di frequente, a una ditta privata (si veda l'intervista nella pagina seguente al dottor Gianfranco Prada, segretario sindacale nazionale dell'Andi che dispensa alcuni consigli utili su come scegliere un operatore specializzato nel trattamento dei rifiuti, serio e professionale ndr).
Le aziende incaricate dello smaltimento dei materiali sanitari - è bene ricordarlo - devono essere iscritte all'Albo nazionale dei gestori ambientali, facilmente consultabile su internet (www.albonazionalegestoriambientali.it). I servizi offerti da queste aziende non sono ovviamente gratuiti, benché i prezzi siano abbastanza abbordabili: scegliendo una ditta che applica delle tariffe in linea con la media del mercato, il titolare di uno studio odontoiatrico può cavarsela con una spesa di circa 350-400 euro l'anno.
Più che sotto il profilo dei costi, però, le operazioni di smaltimento dei rifiuti sono impegnative per i numerosi adempimenti burocratici che di solito le caratterizzano. I materiali di scarto devono essere sempre accompagnati da un documento, il formulario di identificazione, che l'odontoiatra ha l'obbligo di firmare personalmente ogni volta che consegna i rifiuti alla ditta incaricata dello smaltimento.
Occorre ricordare, inoltre, che il formulario deve essere redatto in ben quattro copie: una che rimane al dentista, una che sarà conservata dalla società che raccoglie il materiale sanitario e un'altra ancora da consegnarsi ai titolari dell'impianto di trattamento dei rifiuti (per esempio ai gestori di un inceneritore). Infine, è necessario produrre un'ultima copia del formulario che sarà riconsegnata all'odontoiatra a riprova dell'avvenuto smaltimento (e conservata nello studio per almeno cinque anni; da esibire in caso di eventuali controlli).
Com'è facilmente intuibile, il ritiro dei materiali sanitari di scarto non può avvenire quotidianamente, ma soltanto con cadenza settimanale, mensile o quindicinale. Per questo, la legge ha previsto la possibilità per i dentisti di conservare i rifiuti all'interno dello studio o dell'ambulatorio, in contenitori diversi secondo le categorie di materiale. Per il deposito dei rifiuti all'interno dell'ambulatorio sono previsti dei limiti di tempo ben precisi: i materiali sanitari pericolosi possono essere conservati tra le mura dello studio per un periodo non superiore a trenta giorni e soltanto se il quantitativo complessivo è inferiore a duecento litri. Superata tale soglia, è necessario che lo smaltimento avvenga in un tempo molto più breve, cioè entro cinque giorni. Per alcune categorie di rifiuti speciali, come le amalgame o i liquidi di sviluppo e fissaggio delle radiografie, la legge è un po' più di "manica larga" e prevede un tempo massimo di un anno, purché il volume complessivo totale degli scarti non superi i dieci metri cubi.

GdO 2009; 12

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