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11 Settembre 2025

Orgoglio odontotecnico: ''noi siamo il cuore invisibile del sorriso perfetto''

Una nota congiunta ANTLO, CIOd, Confartigianato e Federprofessioni, ricorda il ruolo centrale nella riabilitazione del paziente e ribadisce la necessità di un nuovo profilo


ass odonto

In un panorama sanitario spesso dominato dalle figure del medico e del chirurgo, esiste una professione sanitaria altrettanto cruciale ma troppo spesso ignorata: l’odontotecnico. Erroneamente ridotto al ruolo di mero “artigiano” da parte di singole associazioni di categoria e da dinamiche industriali, l’odontotecnico è invece il punto di connessione essenziale tra la scienza odontoiatrica e il benessere protesico, estetico e funzionale del paziente. Il suo lavoro non si limita alla produzione tecnica di dispositivi, ma rappresenta un elemento determinante per la riuscita clinica di ogni trattamento odontoiatrico. L’odontotecnico è una figura sanitaria altamente specializzata, la cui professionalità è il risultato di formazione, esperienza e continuo aggiornamento scientifico e tecnologico”. 

Questi sono i primi paragrafi della nota inviata alla stampa dalle Associazione degli odontotecnici ANTLO, CIOd, Confartigianato e Federprofessioni, per ricordare il ruolo centrale della professione odontotecnica a supporto dell’attività clinica sanitaria dell’odontoiatra per ripristinare funzione ed estetica del paziente. 

L’odontotecnico, viene ricordato, pur non operando direttamente sul paziente, svolge un ruolo fondamentale nella cura odontoiatrica collaborando con il medico. La sua missione è realizzare dispositivi personalizzati che garantiscano funzionalità, estetica e comfort, migliorando la qualità della vita e l’autostima del paziente. Ogni manufatto deve rispettare criteri clinici e estetici precisi. In contrasto con la produzione industriale standardizzata, il lavoro dell’odontotecnico assicura un approccio sanitario individualizzato e attento alle esigenze specifiche di ciascun paziente. 

L’odontotecnico –si legge nella nota- è spesso invisibile agli occhi del paziente, ma essenziale per il successo clinico di ogni trattamento protesico. I professionisti più competenti e aggiornati ne riconoscono l’importanza e li coinvolgono attivamente nel percorso riabilitativo, in un rapporto sinergico e complementare”. 

Poi il passaggio sulla rivendicazione dello status di professione sanitaria non per fare un altro mestiere, quello del dentista, ma per meglio fare quello che oggi odontoiatri e Regolamento europeo sui dispositivi medici chiedono all’odontotecnico di fare. 

L’odontotecnico –viene sottolineato- non è solo un professionista, né un artista o un artigiano. È una figura sanitaria autonoma con competenze specifiche in ambito anatomico, fisiologico e biomeccanico, come previsto dalla Direttiva Europea 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali”

La sua attuale classificazione come “professionista tecnico-sanitario”, viene ricordato, è superata e non riflette l’evoluzione delle scienze mediche e delle normative moderne, essendo ancora basata su un Regio Decreto del 1928 ormai obsoleto, un inquadramento “giuridico privo di coerenza con l’evoluzione delle scienze mediche, delle tecnologie e delle normative europee e nazionali in materia sanitaria”. 

Le rivendicazioni sindacali 

Tornando a ricordare come negli ultimi anni, numerosi organismi rappresentativi della categoria odontotecnica hanno sollevato in sede legale e istituzionale la necessità urgente di riconoscere l’odontotecnico come professionista sanitario a pieno titolo, le Associazioni odontotecniche denunciano come “a fronte di queste pronunce, le istituzioni competenti – in primis il Ministero della Salute – non hanno ancora fornito risposte ufficiali, aggravando una situazione che rischia di compromettere la qualità delle cure, il rispetto della normativa vigente e la dignità professionale di migliaia di odontotecnici”.  

L’odontotecnico, ribadiscono ANTLO, CIOd, Confartigianato e Federprofessioni, “deve essere formalmente riconosciuto come professionista sanitario. Non si tratta solo di una rivendicazione corporativa, ma di una necessità clinica, normativa ed etica”. 

Associazioni che in assenza di risposte concrete da parte delle Istituzioni competenti, non escludono “il ricorso ad ulteriori azioni legali, volte a tutelare i diritti della categoria, ma soprattutto la sicurezza, la qualità e la salute dei pazienti italiani”.    


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