L’estetica, intesa non come semplice cosmesi, ma come espressione della salute orale del paziente, sarà il filo conduttore del 53° congresso Amici di Brugg, che si terrà alla Fiera di Rimini dal 27 al 29 maggio. A caratterizzare il congresso, una didattica pratica, che permetterà ai partecipanti di imparare apsetti utili e mettere in pratica nella quotidianità quanto appreso. Alla vigilia del congresso abbiamo cercato di capire obiettivi e metodi dell’evento, andando a sentire Guido Garotti, tesoriere dell’associazione da oltre un anno e uno dei più attenti conoscitori del mondo culturale del dentale.
Quali sono le peculiarità che contraddistingueranno il congresso e quali sono gli appuntamenti da non perdere?
Quest’anno il filo conduttore del congresso sarà l’estetica, in linea con l’indicazione fornita dal triennio dal presidente onorario Fabio Toffenetti come politica per il prossimo. La filosofia che ci guida è sempre la stessa, quella di Augusto Biaggi e degli altri maestri che nel tempo hanno contribuito a rendere grande questa Associazione.
Nessuno degli eventi congressuali può essere perso e quest’anno sono veramente tanti. Si parte con i corsi precongressuali del giovedì, per calarsi nel congresso vero e proprio il venerdì e il sabato. Poi ci sono i workshop, in collaborazione con le aziende e i tanti altri eventi per odontoiatri, odontotecnici, igienisti dentali e assistenti alla poltrona. Il percorso formativo è affiancato da una serie di eventi culturali e celebrativi. Tra tutti voglio ricordare la consegna del premio Biaggi, che quest’anno sarà assegnato a un grande dell’odontotecnica italiana: Piergiorgio Bozzo.
Vorrei anche ricordare che gli Amici di Brugg a Rimini non sviluppano solo cultura si fanno promotori di iniziative di solidarietà rivolte alle popolazioni del mondo più bisognose. Colgo allora l’occasione per invitare tutti gli intervenuti a partecipare alla mostra fotografica realizzata a favore dei bambini di Haiti.
In questi anni gli eventi culturali sembrano segnare il passo. Invece il vostro congresso ogni anno segna numeri importanti, anzi, per altri eventi inavvicinabili.
Speriamo succeda anche quest’anno; i segnali sono positivi, ma fino all’apertura della Fiera di Rimini siamo in apprensione. Siamo sicuri di aver fatto il massimo, perché tutto vada per il meglio, ma non si sa mai. Scaramanzia a parte, probabilmente chi frequenta i nostri eventi sa che troverà un programma di alto valore scientifico, ma alla portata di tutti. Tornando nei propri studi o laboratori i professionisti riescono a mettere in pratica quanto hanno appreso durante le giornate congressuali.
Come dice spesso Mario Iorio, presidente dell’Associazione, il segreto del successo delle nostre manifestazioni sta probabilmente nel fatto che siamo rimasti fedeli a quel motto che ci ha insegnato Augusto Biaggi: “Fai quello che sai e parla di quello che fai”. Si tratta quindi di una didattica pratica, che permette ai partecipanti di apprendere cose utili e concrete. E questa impostazione la stiamo riproponendo anche nei nostri corsi satellitari.
A proposito di satellite, state investendo molto su questa tecnologia.
La riteniamo un ottimo strumento formativo, per questo la utilizzeremo anche durante il congresso di Rimini. Da oltre cinque anni stiamo lavorando su questo progetto, che crediamo un buon compromesso tra la tradizionale formazione frontale e la formazione a distanza. I dati del 2009 sul numero dei partecipanti, sembrano indicare che alla professione questo strumento piace. Oggi sono circa 60 i punti Sat attivati su tutto il territorio, in cui i colleghi possono ritrovarsi per assisterete all’evento, con il vantaggio di non perdere il contatto con il relatore, ma evitando lunghi spostamenti per partecipare al corso. La ripresa televisiva consente infatti di vedere, nella pratica, come il relatore lavora. Il fatto di poter fruire del corso anche da casa, tramite internet, amplia le possibilità di apprendimento. Questa d’altra parte sarà la nuova area di sviluppo, dedicata alla e-Fad. L’idea di Ivano Casartelli sta prendendo forma e dando i primi frutti.
Da relatore, abituato ad avere il contatto diretto con i corsisti, ritiene che questo strumento affiancherà il tradizionale modo di fare cultura professionale o lo sostituirà?
Sostituire no. Dal mio punto di vista la formazione frontale non potrà essere sostituita né dai corsi satellitari né tanto meno dalla formazione attraverso le riviste o i libri. I corsi satellitari sono uno strumento utile ed efficace, che affiancherà il modo tradizionale di fare aggiornamento.
Con il nostro progetto, in collaborazione con la Gds Comunication, stiamo cercando di creare una sorta di università dell’aggiornamento, che permetterà a dentisti e odontotecnici di formarsi tramite gli eventi satellitari e poi, attraverso i corsi e gli incontri culturali, di approfondire i singoli argomenti.
Torniamo a Rimini. Da sempre il vostro congresso mette odontoiatra e odontotecnico insieme. Voi siete stati i primi a unire, nella cultura, queste due figure professionali.
Questo è quanto ci ha insegnato Augusto Biaggi. È stato lui in Svizzera, a Brugg, a mettere insieme le due figure professionali che devono, diceva, saper parlare la stessa lingua, pur mantenendo ovviamente distinti i compiti.
Come sempre, anche in questo congresso ci saranno sessioni comuni tra medico e tecnico, che poi si separeranno per approfondire temi prettamente clinici o tecnici.
Il tutto sarà realizzato nel reciproco riconoscimento delle proprie competenze, secondo un rapporto che è in un certo senso di “amicizia”. Non a caso ci chiamiamo Amici di Brugg.
Come vede oggi il rapporto odontoiatra-odontotecnico?
Difficile generalizzare. Trovo che sia vissuto in modo molto diverso nelle diverse zone d’Italia. In realtà, più che il territorio è la qualità delle prestazioni offerte che differenzia la collaborazione.
Se l’odontoiatra, colui che gestisce il rapporto diretto con il paziente, punta sulla qualità, non può non ricercare una collaborazione che punti alla crescita professionale con il proprio odontotecnico, ma anche con gli altri componenti del team odontoiatrico.
Lei più di altri può giudicare l’evoluzione del settore dentale, avendolo vissuto dal punto di vista dell’industria, dell’università e della professione. Come lo vede oggi e quale ipotizza sia il suo futuro?
Rincorrere strumenti ed attrezzature che sembrano permettere di realizzare tutto velocemente e bene non è la scelta corretta. Si pensi alla protesi fissa: oggi il concetto che sembra passare è quello che i nuovi materiali estetici sopperiscano alla funzione delle leghe dentali. Questo non è vero. Ritengo che per la realizzazione di strutture protesiche ancora non abbiamo trovato un materiale che possa sostituire in toto le leghe dentali. Certamente i nuovi materiali hanno - e avranno sempre più - una loro precisa collocazione, ma è sbagliato pensare che tutto ciò che è novità, nuova tecnologia, possa sostituire quanto fino a oggi utilizzato con successo. Bisogna guardare tutto con interesse, conoscere le novità per capire le loro applicazioni e gli eventuali limiti.
Per esercitare con successo la professione di odontoiatra e di odontotecnico, il segreto è sempre lo stesso: mani e testa insieme.
C’è un famoso detto, che mi è stato riferito durante i miei anni d’insegnamento presso la Clinica odontoiatrica di Bari: “Se lavori con le mani sei un manovale; se lavori con mani e testa sei un artigiano; se lavori mani testa e cuore sei un artista!”.
Fin dall’attivazione del sistema Ecm, è stato nominato referee del ministero della Salute. Secondo lei, l’Educazione continua ha cambiato il modo di fare cultura?
Ha cambiato la prassi, l’approccio. L’Ecm ha portato a migliorare la qualità della formazione. È sempre più difficile trovare dei relatori improvvisati in eventi accreditati, perché l’organizzatore sa che il partecipante giudicherà relatore e organizzatore. E questo è positivo. Finalmente i relatori sono valutati per quello che insegnano. D’altra parte è una forma di rispetto per chi lascia il proprio lavoro, per partecipare a un evento.
Dal punto di vista del discente, pensa che l’obbligo imposto dall’Ecm sia uno strumento per spronare i professionisti a partecipare agli eventi culturali?
No, non penso che l’obbligo abbia aumentato più di tanto il numero dei professionisti che decidono di aggiornarsi. Certamente ha portato a una maggiore sensibilizzazione verso il tema dell’aggiornamento professionale. La vera novità è stata quella di favorire un aggiornamento di qualità, limitando la presenza troppo invadente delle aziende.
Proprio su questo punto il congresso di Rimini vede da sempre una forte collaborazione tra voi e l’Unidi. Come si combinano industria e cultura?
Con la trasparenza e la lealtà. Anche la merceologia, la conoscenza delle modalità di utilizzo di materiali e attrezzature è un aspetto importante della crescita professionale degli operatori. E questo lo dimostriamo con i workshop, realizzati in collaborazione con le aziende del settore. Ma la merceologia non può e non deve essere spacciata per cultura professionale.
Un relatore deve fare vedere quello che sa fare e quando si parla di attrezzature e materiali le sue considerazioni devono essere obiettive.
Con Unidi c’è un ottimo rapporto: anche gli industriali apprezzano questo modo di operare. Per questo la sinergia tra Unidi e Amici di Brugg funziona da tanto tempo. Non è un caso se sono già state pianificate le date per i prossimi due Congressi, che si terranno sempre a maggio.
GdO 2010;7
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