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17 Giugno 2011

Siete odontoiatri soddisfatti?

di Debora Bellinzani


Essere contenti del proprio lavoro è una condizione comune tra i professionisti del settore odontoiatrico, o una fortuna riservata ai più appassionati? Per alcuni odontoiatri sembra oggi assomigliare più a un sogno non realizzato, "carezzato" ai tempi dell'Università con l'idea di studiare per avere un futuro sicuro e una discreta tranquillità economica, e arenatosi contro la fatica, gli ostacoli burocratici e le difficoltà pratiche. Parlando con alcuni giovani professionisti, in particolare persone di età compresa tra 35 e 40 anni, è emersa infatti una scontentezza diffusa, talmente profonda da farli affermare che se potessero tornare indietro non sceglierebbero più odontoiatria (si vedano le testimonianze più sotto).
Daniele, per esempio, proprietario di studio, vede la soddisfazione del lavoro clinico scomparire di fronte agli aspetti contabili e fiscali e ai rapporti di lavoro con il personale di studio; Chiara e Luigi invece, che lavorano come free lance per diversi studi, lamentano lunghi e costosi spostamenti. Tutti, poi, si ritrovano d'accordo nell'affermare che l'Università non li ha preparati alla pratica e che, non avendo avuto un padre che insegnasse loro il lavoro "sul campo", hanno dovuto pagare corsi.
Questi odontoiatri dicono di trarre soddisfazione dalla pratica clinica, ma il loro amore non sembra essere sufficiente per renderli contenti. Che cosa manca allora? La soddisfazione nel lavoro non è esclusivamente frutto dell'impegno e dell'abilità individuale, ma anche della capacità della collettività di rendere valida una figura professionale e "sostenibile" il lavoro che deve svolgere.
"Le professioni dovrebbero essere continuamente ripensate per adeguarle alle esigenze della società" afferma Silvia Cortellazzi, professore associato di Sociologia economica, del lavoro e dell'organizzazione presso la facoltà di Scienze della formazione dell'Università Cattolica di Milano. A lei abbiamo chiesto un parere.

Una professione complessa
Uno dei motivi di scontento ricorrenti per chi possiede uno studio o lo gestisce è la difficoltà nello svolgere una quantità di mansioni di tipo amministrativo e burocratico.
"Se uno dei problemi principali, come sembra emergere dalle testimonianze, è avere il tempo e le energie per seguire aspetti molto diversi tra loro come quelli contabili, fiscali e burocratici e il loro continuo aggiornamento, la soluzione per il futuro non può che essere la specializzazione delle competenze" dice la docente.
"Gli studi odontoiatrici potrebbero avere una o più persone che seguono questi aspetti e consentono agli altri professionisti di occuparsi della pratica clinica o di questioni gestionali differenti che, a loro volta, necessitano impegno e aggiornamento continui. Poiché naturalmente non tutti gli studi possono ampliare l'organico per dotarsi di figure specializzate, la soluzione potrebbe essere quella di associarsi: gli studi associati possono condividere alcune figure professionali molto specializzate e sostenersi, consentendo a ciascun professionista di occuparsi di ciò che il proprio ruolo prevede, di approfondire le conoscenze nel proprio specifico campo di intervento e di mantenersi aggiornato sulle novità legislative, tecniche o relative alla pratica clinica."

L'eccesso di aspettative
La società cambia, i bisogni si modificano e anche la professione odontoiatrica si trasforma. I ragazzi che hanno affrontato il percorso di studi con quello che può essere definito un "eccesso di aspettative", ossia pensando di poter ottenere nel giro di pochi anni la tranquillità economica di un odontoiatra del passato, oggi si ritrovano a cercare lavoro insieme a molti altri colleghi. Il numero dei laureati sul mercato può essere una delle cause delle difficoltà che portano alla precarietà e all'insoddisfazione?
"Sicuramente questa può essere una delle cause che portano alla situazione attuale, così come altri fattori quali l'eccesso di protezione di cui questa professione ha goduto in passato, la mancanza di regolamentazione nel presente e l'assenza di programmazione per il futuro. È noto, per esempio, che le previsioni per i prossimi decenni dicono che mancheranno medici, ma probabilmente non avremo bisogno delle figure professionali sanitarie così come le conosciamo oggi: penso che da parte delle istituzioni sia necessario uno sforzo di programmazione che preveda la formazione di figure professionali trasversali che possano occuparsi allo stesso tempo, per fare un esempio di fantasia, di sanità di base, ma anche di salute orale di base".

"L'invenzione" del futuro
"Anche da parte dei professionisti, però, sarebbe necessaria la capacità di seguire la realtà che cambia e riuscire a immaginare ruoli nuovi che possano soddisfare i bisogni dei pazienti. La gratificazione per loro, per esempio, potrebbe allora derivare dalla capacità di organizzare e proporre un servizio socialmente rilevante, che risponda cioè a bisogni reali e per questo riconosciuto come utile dai pazienti. Potrebbe nascere, per fare un esempio concreto, uno studio specializzato nella cura di pazienti anziani: la popolazione odierna, che conta un numero di anziani decisamente maggiore rispetto al passato, ha esigenze differenti che un'odontoiatria della terza età potrebbe individuare e cercare di soddisfare. Le figure specializzate di cui abbiamo parlato, che potrebbero sollevare l'odontoiatra dal compito di occuparsi degli aspetti amministrativi della gestione dello studio, potrebbero allo stesso tempo consentirgli di specializzarsi ulteriormente, divenendo un odontoiatra con una professionalità particolare e spendibile. Siamo abituati a vivere in un Paese che mette in secondo piano i bisogni fondamentali delle persone che invece, se presi in seria considerazione, potrebbero indirizzare le scelte di programmazione e dare forma al mercato."

Una formazione senza... papà
Gli odontoiatri lamentano con insistenza il fatto di non avere ricevuto dall'Università la preparazione pratica necessaria a trattare con competenza il loro primo paziente reale.
"Dalle parole dei giovani odontoiatri emerge l'esigenza di svolgere un tirocinio formativo efficace durante gli anni degli studi; in particolare sembra che chi ha un padre o un parente odontoiatra, che permette al giovane di affiancarlo nei primi passi della pratica clinica, riesce a rimediare a questa carenza di preparazione, mentre gli altri sono costretti a trovare faticosamente un modo per colmare la mancanza. Se questo fosse riconosciuto come un reale ostacolo, una delle soluzioni possibili potrebbe essere quella di promuovere il tirocinio, aprendo gli studi e offrendo agli studenti o ai neolaureati la possibilità di effettuare un periodo di pratica presso gli studi di professionisti che possano trasmettere ai giovani le loro conoscenze.
Nei Paesi anglosassoni l'attenzione a questo aspetto della formazione è testimoniata dall'esistenza di un valutatore, una figura sconosciuta in Italia, il cui compito è proprio quello di visitare le varie strutture che offrono prestazioni sanitarie e valutare quali siano adatte a ospitare e fornire un'adeguata preparazione ai tirocinanti." Anche in questo caso, dunque, il suggerimento è quello di trovare nuove forme di organizzazione che consentano di superare il passaggio di competenze di padre in figlio, divenuto inadeguato oggi."

Una questione "di immagine"
La soddisfazione dei giovani odontoiatri, infine, deve in un certo senso arrivare anche dall'esterno. "La gratificazione che una professione può dare nasce anche dalla visibilità che ottiene nel contesto sociale e dal riconoscimento che la collettività le attribuisce, e sembra che questo manchi oggi nel settore odontoiatrico. L'impressione infatti è che gli odontoiatri non siano più visibili, ossia riconoscibili grazie a un ruolo chiaro e a un'identità definita, e che i compiti che svolgono non siano più riconosciuti da tutti come un servizio di valore, tanto che le prestazioni offerte in Paesi oltrefrontiera sembrano più appetibili a diversi pazienti. In questa situazione, uno dei passi che potrebbero portare alla riqualificazione della professione è favorire un radicamento più profondo nel Servizio sanitario nazionale: se la formazione degli studenti avvenisse maggiormente negli ospedali e se il tirocinio potesse per esempio far provare ai giovani l'esperienza del Pronto soccorso, come avviene per i medici, la professione acquisirebbe un riconoscimento più solido all'esterno e sarebbe vista come più integrata nel sistema di cura del Paese. Per quanto riguarda ciò che gli odontoiatri possono fare direttamente, lo sforzo di individuare i bisogni dei pazienti e il tentativo di soddisfarli, organizzando un servizio socialmente rilevante, è uno dei passi che potrebbe portarli nella direzione di un maggiore riconoscimento. La re-invenzione soggettiva del ruolo dell'odontoiatra, insieme alla specializzazione e all'associazione tra studi, sono alcuni degli elementi che potrebbero davvero ridisegnare il mercato e dare agli odontoiatri un riconoscimento sociale capace di renderli meno scontenti e più gratificati."

 
 

GDO 2011;6

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