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26 Ottobre 2018

La professione che verrà. Con Tiziano Caprara abbiamo provato “a dare informazioni per pensarci”


Difficile definire Tiziano Caprara (nella foto), odontoiatra di San Giovanni al Natisone (Ud), certamente è un dentista, un attento conoscitore della professione, autore di molti articoli e relatore in molti convegni. Non ama sentirsi chiamare esperto di marketing o di comunicazione, lo definiamo come abbiamo trovato sul suo sito internet: Coaching e Mentoring in Odontoiatria. Il dott. Caprara il 23-24 Novembre organizza un corso, “una volta soltanto” ci dice, dal titolo decisamente interessante: "La professione che verrà". 

Con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere per cercare di capire come sarà la professione tra una decina di anni e perché è utile saper ipotizzare ed analizzare i cambiamenti.       



Dott. Caprara, come sarà la sua professione tra 5-10 anni?  

Questa è la domanda che il dentista giustamente si pone, in quanto sa che capire il futuro permette di fare le scelte corrette, risparmiando energie e risorse.I problemi rendono il futuro incerto. Negli anni '90 le preoccupazioni riguardavano la pletora incipiente e i famosi accreditamenti / fondi. Negli anni 2000 la crisi economica iniziava a mordere, mentre negli anni '10 la nuova concorrenza delle strutture di capitali sfidava lo studio professionale.Malgrado tali problemi lo studio monoprofessionale si è sempre adattato e, anche se da più di 20 anni viene dato per morto (soprattutto da chi non lo conosce), rimane sempre la realtà maggiormente rappresentata e rappresentativa del panorama odontoiatrico. Questo grazie alla capacità dei singoli professionisti che si sono evoluti e hanno modificato le proprie realtà professionali. 


Il cambio generazionale, è un’altra sfida da saper gestire. 

Assolutamente, oggi il cambiamento della realtà demografica, che porterà ad un grande stravolgimento nella nostra professione, può essere una sfida molto più grande e ampia delle precedenti.Infatti, a seconda della "voglia di pensione" saranno migliaia gli studi monoprofessionali che potranno chiudere.Sappiamo che la nostra realtà è diversa da quella dei medici dipendenti, che aspirano ad andare in pensione il prima possibile (viste anche le condizioni di lavoro). Il dentista difatti può rimanere a lavorare quanto vuole (Guastamacchia docet). Malgrado questo è verosimile che una buona percentuale di colleghi smetterà di lavorare. Sono quelli che attualmente "soffrono " la professione (per problematiche fisiche, economiche, gestionali) o che hanno già accantonato una buona pensione. Altri, probabilmente un buon 30-40%, rimarranno a lavorare per piacere (in ambulatorio siamo i "primari", a casa dobbiamo ubbidire alla moglie…), o per dovere (mantenimento di familiari malati o disoccupati). 


Questo porterà ad una riduzione delle realtà monoprofessionali con conseguente vendita o svendita di studi. Ci saranno più studi sul mercato di potenziali acquirenti  

Già oggi vendere uno studio è molto difficile. Quello che una volta veniva considerata la "liquidazione" della professione oggi è solo una "mensilità". Solo gli studi con una certa redditività e innovazione saranno richiesti. Sarà quindi importante valorizzare lo studio e prepararsi alla vendita alcuni anni prima, coadiuvati da esperti che ci diano dei valori oggettivi e che ci guidino in tale processo di vendita. 


Anche le strutture di capitali soffriranno della mancanza di sanitari?  

Probabilmente si, però forse un po' meno. Infatti la loro componente odontoiatrica giovanile è più rappresentata e (come accade già adesso) potranno diventare delle zone di lavoro per dentisti pensionati che dovranno "arrotondare la pensione". Questi in alcuni casi porteranno come "dote" i propri pazienti. I rapporti così impostati però difficilmente dureranno, come accade già adesso, per svariati motivi. 


E sul fronte clinico? 

I pazienti anziani saranno più numerosi, avranno più denti naturali, ma con minori disponibilità (più pensionati, meno lavoratori) e soprattutto saranno più attenti alla prevenzione.Il dentista dovrà quindi impostare la propria professione su tale aspetto, diventando più attento agli aspetti medici rispetto a quelli squisitamente tecnici. L'approccio "olistico", nel senso di prevenzione di problematiche sistemiche con manifestazioni orali, sarà sempre più richiesto. Servirà un dentista "paziente-centrico", più che uno "bocca-centrico", un professionista che non si limiti alle problematiche dento-gengivali, ma che cerchi di influire sulla salute generale attraverso la salute orale. 


Quindi la professione come la intendiamo oggi si modificherà?  

Senz'altro, ma perché cambierà anche la realtà intorno a noi. Una popolazione composta in buona parte da persone anziane, rappresenta una novità anche per l'Umanità, che non si era mai trovata in una situazione simile. Vedremo se verrà valorizzata l'esperienza e la capacità lavorativa anche se ridotta o se invece la società deciderà di lasciare da parte un enorme numero di cittadini che vivranno di una bassa rendita a spese della società stessa. Da questo modo di gestire le cose dipenderà anche l'esistenza del nostro studio monoprofessionale. 

 
 

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