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30 Ottobre 2012

Domande da fare e da evitare nel rapporto con il paziente

Maria Antonella Piga, esperta di deontologia, spiega come gestire le informazioni da dare all'assistito

di Debora Bellinzani


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La teoria riguardo a come dovrebbe essere la relazione tra l'odontoiatra e il paziente è molto chiara: un rapporto di cura professionale, onesto e cordiale, in cui il paziente possa prendere le migliori decisioni riguardo alla propria salute ed essere curato.
Ma poi  anche in casi che non appaiono complicati possono nascere tensioni e il rapporto con il paziente può diventare difficile, a partire dal primo contatto.  La domanda: "Ha patologie in corso?", per esempio, può urtare la sensibilità di alcuni pazienti. Che cosa non ha funzionato in quel caso, un tono troppo aggressivo o il momento sbagliato? E soprattutto, che cosa si può chiedere al paziente quando entra nello studio? Per sapere che cosa stabilisce il Codice di deontologia in proposito abbiamo rivolto queste domande a Maria Antonella Piga, medico legale e ricercatrice presso il dipartimento di Scienze biomediche per la salute della facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università degli Studi di Milano, esperta di temi riguardanti la deontologia medica e delle professioni sanitarie e la bioetica.

Che cosa può chiedere l'odontoiatra al paziente?
"A questa domanda io risponderei: tutto; in generale non c'è nulla che l'odon-toiatra non possa chiedere al paziente, purché lo faccia all'interno della relazione di cura e quando ha iniziato a capire di che cosa l'assistito abbia bisogno" spiega Maria Antonella Piga.
"Uno degli esempi riguardo a questo è il parere che il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha emesso nel 2009 riguardo a uno studio dentistico che chiedeva ai propri pazienti, quando si trovavano in sala d'aspetto in attesa della prima visita, di compilare un modulo nel quale veniva richiesto di evidenziare il loro stato di salute e, tra gli altri dati, se fossero affetti da infezione da HIV. Il Garante ha in effetti vietato allo studio di raccogliere il dato riguardo all'infezione da HIV, ma solo in relazione alle modalità con cui era stato richiesto: non si può raccogliere un dato 'ultrasensibile', che riguardi per esempio un trattamento sanitario obbligatorio, un'avvenuta interruzione di gravidanza o appunto l'infezione da HIV, in fase di accettazione, ossia quando l'odontoiatra non può avere ancora capito quale tipo di intervento clinico o di piano terapeutico potrebbero essere eseguiti. I dati ultrasensibili possono essere raccolti, ma questo deve essere fatto direttamente dal medico curante, nell'ambito del processo di cura e in relazione a specifici interventi clinici per i quali la conoscenza dei dati sia ritenuta necessaria."

Che cosa deve dire il paziente all'odontoiatra?
Se da un lato l'odontoiatra nei modi consentiti può chiedere "tutto", dall'altro il paziente non è tenuto a rivelare ciò che per lui costituisce un'informazione riservata. Può tacere dati riguardanti per esempio il suo stato di salute, precedenti trattamenti o il modo in cui si è procurato una lesione.
"Il Codice di deontologia medica protegge la sensibilità del paziente e la sua autonomia, ossia il diritto ad avere l'ultima parola sui trattamenti che riguardano la sua salute anche quando prende decisioni che lo allontanano dalla miglior cura disponibile. È proprio per il principio della tutela del paziente che il Codice gli consente di omettere tutto ciò che non vuole portare alla conoscenza del medico e, dall'altra parte, chiede al medico di fornire al paziente informazioni il più possibile chiare ed estese, in modo che possa essere messo a conoscenza delle conseguenze delle sue decisioni e anche delle sue eventuali omissioni."
L'odontoiatra viene dunque a conoscenza di dati personali protetti, tutti quelli che ha voluto chiedere e che il paziente ha voluto comunicare. Ma c'è da capire se queste sono considerate informazioni riservate. "Il Codice impone agli odontoiatri di mantenere il segreto riguardo ai dati personali dei pazienti, ma questo segreto non è assoluto: la riservatezza riguardo a queste informazioni viene meno quando si verifichi l'obbligo di referto, per esempio quando l'odontoiatra riscontri segni di maltrattamento su un paziente. In caso di reati perseguibili d'ufficio, infatti, l'odontoiatra è tenuto a segnalare il caso all'Autorità giudiziaria."
Anche questo obbligo, però, ha la sua eccezione. "Se la segnalazione all'Autorità può comportare conseguenze giudiziarie per il paziente, come per esempio il caso di una persona ferita nel corso di una manifestazione non autorizzata, cade l'obbligo di referto e l'odontoiatra deve invece mantenere il segreto professionale."

Quale deve essere l'atteggiamento dell'odontoiatra?
Tra gli articoli del Codice di deontologia medica si possono trovare anche indicazioni precise riguardo a come l'odontoiatra si deve porre nei confronti del paziente, come deve comunicare e in quale modo deve chiedere e fornire le informazioni.
"Il Codice stabilisce che qualsiasi domanda del paziente deve essere soddisfatta, e che quindi l'odon-toiatra deve avere un atteggiamento disponibile e dedicare tutto il tempo necessario per rispondere al paziente in modo chiaro ed esaustivo. Il Codice impone inoltre di tenere conto dell'emotività e della sensibilità del paziente: l'odon-toiatra deve trasmettere le informazioni tenendo conto sia delle reali capacità di comprensione del paziente sia di ciò che il paziente vuole effettivamente sapere: le regole deontologiche prevedono infatti anche la tutela del paziente che non voglia conoscere il suo reale stato di salute, per esempio nel caso in cui l'informazione sia per lui troppo dolorosa. E sempre nel caso della comunicazione di notizie negative, il Codice impone a medici e odontoiatri di trasmetterle con prudenza, utilizzando termini che non siano traumatizzanti e offrendo anche parole di speranza.
In generale, continua Piga, "possiamo dire che il Codice richiede al medico di comportarsi secondo il modello dell'alleanza terapeutica. L'atteggiamento paternalistico è ormai considerato inaccettabile e il Codice consente di riequilibrare un rapporto nel quale l'odontoiatra ha più forza anche attraverso la protezione dell'autonomia e della privacy del paziente."

Leggi anche:
- Pazienti e Hiv: discriminazione o vero consenso informato?

 
 

GdO 2012;9:10-11

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