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13 Novembre 2012

Speaker's corner: Un gioco per gentlemen

La storia di un dentista che pratica uno sport a rischio

di Cosma Capobianco


rugrug

"Il rugby è un gioco per gentiluomini di tutte le classi esclusi i cattivi sportivi di qualsiasi classe" recita il motto del Barbarian, un Club inglese di rugby. Anche se a prima vista le maniere sono tutt'altro che da gentlemen, il fascino del rugby attira sempre più persone. Ne abbiamo parlato con Alessio Console che gioca nella squadra dell'Avellino senza curarsi dei rischi del mestiere ("Cinquantacinque punti in testa, di cui 21 solo a un orecchio. Sei dita rotte. Quattro costole. Un gomito. Spalle lussate a volontà e una clavicola fratturata. Distorsioni varie alle gambe. Una sublussazione del ginocchio" è l'anamnesi di Andrea Lo Cicero, decano della Nazionale italiana).

Dottor Console, ci spieghi che cosa la spinge a tanta fa tica all'età di 33 anni...
Premesso che mi sento addosso sì e no una ventina d'anni, le motivazioni che mi spingono ad affrontare due volte a settimana l'estenuante e "fangoso" allenamento (dopo una giornatina di terapie canalari) oltre alla partita domenicale di campionato sono essenzialmente due: la passione incondizionata per questo sport meraviglioso e la fierezza di scendere in campo indossando i colori bianco e verde rappresentando così la mia città in prima linea in qualità di tallonatore (l'uomo al centro della prima linea del pacchetto di mischia che deve conquistare la palla usando solo i piedi, ndr).

Dove sta la bellezza nel rugby?
La bellezza del rugby, dice Alessandro Baricco, si fonda su un'azione che potremmo definire primaria: l'obiettivo è quello di portare uno strano pallone di forma ovale nel territorio nemico. Alla base c'è un principio assurdo e meravigliosamente perverso: la palla può essere passata ai compagni soltanto all'indietro, per cui il gioco si esprime in un continuo fare e di-sfare, fino al raggiungimento della meta. All'apparenza potrebbe sembrare una grossolana e ingiustificata zuffa tra 30 complessati da sindrome di Peter Pan (Oscar Wilde definì il rugby come "il miglior modo per tenere trenta energumeni lontani dal centro città") e effettivamente è uno sport di contatto, o meglio di collisione, che prevede un combattimento talvolta duro, ma nel pieno rispetto delle regole e degli attori del gioco.

E poi tutti a tavola insieme...
Sì, è il celeberrimo terzo tempo (dopo la fine della partita le due squadre brindano e mangiano insieme, onorando gioiosamente l'aver condiviso dei bei momenti di agone e di gioco sotto lo sguardo soddisfatto e a volte irridente di un dio minore).

La divinità a cui allude è quello che lei chiama il dio del Rugby...
Credo che tra le tante divinità del cielo ve ne sia una che personifichi il gioco del rugby: premia e rispetta il coraggio e l'audacia e brinda con gli atleti nel Terzo Tempo, ma irride lo spavaldo rugbysta punendolo con la legge di contrappasso, provoca infortunio a chi lo tradisce con altra disciplina, sbeffeggia il sicuro veterano facendogli cadere dalle esperte mani il pallone nei momenti più topici del gioco, concede vittorie e di-spensa sconfitte all'ultimo secondo.

Il calcio italiano è in una grave crisi di immagine: vedremo un giorno la palla ovale diventare più popolare di quella rotonda?
Non sono convinto che il declino morale del calcio sia attribuibile soltanto agli enormi interessi economici che vi orbitano attorno (ingaggi stratosferici, spot milionari, diritti televisivi per una parossistica proposta mediatico/televisiva con conseguente e inevitabile trottola di corruzioni, scommesse lecite e non). Secondo me, forse dipende soprattutto dall'attitudine individualista di troppi sportivi (praticanti e/o spettatori) che antepongono lo scopo "vittoria" al mezzo "gioco". Nel rugby, invece, si può dominare con modestia e perdere con leggerezza perché è un gioco romantico in cui la vittoria passa sempre dalle mani del compagno. Forse in Italia non vedremo mai il pallone ovale diventare più popolare di quello rotondo, ma non è drammatico. Chi si avvicina a questo strano mondo non se ne separa più: il rugby è come l'amore: ti fa ridere, gioire, soffrire, piangere, lottare, vivere!

Leggi anche:
- Tra Olimpia e Ulisse

 
 

GdO 2012;9:1-3

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