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20 Marzo 2008

Una professione da amare

di Debora Bellinzani


Per capire meglio lo stato d’animo con cui gli odontoiatri affrontano il loro lavoro, e in alcuni casi arrivano ad abbandonarlo, un gruppo di studiosi olandesi ha provato ad analizzare il livello di motivazione dei professionisti scoprendo che la professione è attualmente “in salute” e che il suo “sostegno”, e quello dell’impegno individuale, sono i risultati concreti che si ottengono a breve e a lungo termine.

Lo studio, pubblicato recentemente dalla rivista Community Dentistry and Oral Epidemiology, ha coinvolto 632 odontoiatri olandesi con un’età media di 44 anni circa.
“Dal confronto tra i dati raccolti tramite questionario e le medie di cui disponiamo, che rappresentano la motivazione dei lavoratori in alcune altre professioni, possiamo affermare che gli odontoiatri hanno dimostrato di possedere maggiore dedizione verso il proprio lavoro, termine che nella nostra analisi comprende l’entusiasmo, l’orgoglio per la professione che si svolge, il senso con cui essa riempie l’individuo e la capacità di raccoglierne le sfide anche quando presentano difficoltà”, spiega Ronald Gorter, docente di Odontoiatria sociale e scienze del comportamento presso l’Academic Centre for Dentistry (Acta) di Amsterdam, in Olanda.
“Dal raffronto emerge inoltre che gli odontoiatri sono più coinvolti nella loro professione, nel senso che generalmente la svolgono con maggiore concentrazione e che il tempo di lavoro, nella percezione soggettiva, trascorre ‘più velocemente’ rispetto alla giornata di altri lavoratori.”
Separatamente dalle motivazioni che l’odontoiatra trova dentro di sé, i ricercatori hanno analizzato quelle che provengono dalla natura del lavoro. “In questo ambito fondamentale gli elementi più importanti per gli odontoiatri sono stati i risultati concreti a breve termine, ossia il vedere immediatamente il miglioramento nel paziente dopo un trattamento ben riuscito, e quelli a lungo termine, ovvero la soddisfazione del paziente e il fatto di avere guadagnato la sua fiducia”, prosegue il docente; “tutti gli elementi analizzati si sono dimostrati ugualmente importanti per uomini e donne, con la sola differenza che le donne rispetto agi uomini hanno dato maggiore peso a una terza fonte di soddisfazione, ossia il fatto che la professione consente di prendersi cura del paziente.”

Studi precedenti hanno stimato che la percentuale di odontoiatri per i quali le sfide della professione diventano troppo impegnative e che possono arrivare ad abbandonarla sono l’11-15 per cento; le motivazioni più spesso addotte per spiegare questa scelta sono la difficoltà del contatto quotidiano con i pazienti, le preoccupazioni che derivano dalla gestione dello staff e dello studio, la pressione sul lavoro e la mancanza di prospettive di carriera. 
"Parte della motivazione deriva da elementi ‘esterni’ come un ambiente di lavoro organizzato e l’apprendimento della capacità di gestire i pazienti, pensiamo che soggetti come le facoltà di odontoiatria, le associazioni professionali e la stampa specializzata potrebbero contribuire alla costruzione di strumenti che servano concretamente al professionista a intervenire sugli elementi esterni allo scopo di rafforzare la sua motivazione".

GdO 2008; 4

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