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14 Ottobre 2008

Volontariato a tutto campo

di Adamo Calatroni


Ancora una volta è il dottor Pino La Corte, presidente della Smom e attivista instancabile, a raccontare la sua esperienza e quella degli altri che, come lui, non si rassegnano a un mondo tanto diseguale e intervengono da anni nella promozione della salute e dello sviluppo umano.
I progetti che vengono portati avanti in tutte le parti del mondo sono davvero tanti ed è impressionante come un numero relativamente esiguo di persone riesca a incidere con tanta forza ed efficacia in situazioni complesse e apparentemente più grandi di loro. Alle tante parole spese dai potenti, che hanno le risorse ma le usano per altri scopi, si contrappongono qui i fatti.
Come avvenga l’opera dei volontari ce lo spiega lo stesso Pino La Corte.
Che tipo di persone sono i volontari della Smom? Come si avvicinano all’associazione?
Il primo contatto in genere avviene attraverso il passaparola, la lettura di un articolo o l’incontro presso uno dei tavoli informativi che teniamo nei convegni culturali odontoiatrici. Sono persone, professionisti di tutte le età, estrazioni culturali e politiche, uniti dal non riuscire a rimanere indifferenti ai bisogni di comunità che vivono al limite della sopravvivenza spesso senza istruzione, acqua e futuro.
A volte sono professionisti spinti da motivazioni più personali, dalla necessità di uscire dalla propria frustrante quotidianità per trovare un
orizzonte diverso, un po’ magico e finalmente innocente, composto da valori semplici: impegno civile e professionale solidarietà, umanità e il coraggio di vivere un’esperienza nuova.
Che tipo di impegno viene richiesto?
Promuovere lo sviluppo necessita di un impegno professionale serio e continuato. Ci sono colleghi che mettono a disposizione uno o due anni e altri una o due settimane. Importante che contributi temporali così diversi concorrano allo stesso modo al raggiungimento di obiettivi progettuali condivisi di sviluppo e quindi di cambiamento duraturo delle situazioni in cui interveniamo.
Ci sono dei rischi per coloro che si recano in paesi poveri e magari politicamente instabili?
A volte ridendo metto in guardia il volontario sul pericolo dalla dipendenza che si può instaurare dopo un’esperienza così entusiasmante. Infatti la maggior parte dei volontari riparte, torna in missione alla ricerca dell’innocenza perduta. Questo è il pericolo maggiore, gli altri ‘innumerevoli pericoli’ in genere ci vengono solo raccontati a comando nei notiziari, sono spesso fatti episodici ma raramente fanno parte della vita reale.
Si nota dal vostro rapporto che agli interventi odontoiatrici se ne sono affiancati altri di più ampio respiro, scuole, acquedotti… Come è cambiata l’attività della Smom?
Abbiamo iniziato come odontoiatri e messo a disposizione ciò che avevamo, il nostro entusiasmo e la nostra professionalità. Non volevamo però limitarci a delle opere caritatevoli episodiche, ma promuovere lo sviluppo della salute intervenendo direttamente sulle determinanti della salute, che naturalmente non sono soltanto organiche. Infatti fame e povertà costituiscono ancora oggi la più importante minaccia alla salute nel mondo. La salute deve essere compresa, acquisita e mantenuta e occorre una cultura, condizioni sociali ed economiche adeguate. Abbiamo quindi compreso che non era sufficiente strutturare centri assistenziali e rispondere ai bisogni percepiti, ma dovevamo anche fare formazione del personale locale e promuovere programmi di educazione sanitaria non tralasciando la sostenibilità economica.
Quindi occorreva da una parte soccorrere le necessità sanitarie, non dimenticando che senza l’alfabetizzazione è difficile comprendere concetti come la prevenzione o saper trasformare le condizioni ambientali a proprio beneficio - elemento indispensabile per raggiungere lo sviluppo necessario a sostenere nuovi bisogni sanitari. La mancanza di salute è connessa con la povertà culturale ed economica e se vogliamo intervenire in maniera strutturale dobbiamo operare a tutto campo, investendo nel potenziamento delle capacità culturali ed economiche delle comunità.
Per esempio, in Burkina Faso, dove l’istruzione è ancora negata da fattori ambientali, abbiamo ritenuto necessità prioritaria la costruzione di un complesso scolastico per 630 bambini, compresi di alloggi per gli insegnanti. Dove la popolazione era decimata dalla disidratazione, al nostro efficiente studio odontoiatrico abbiamo affiancato un acquedotto che distribuisce, grazie a delle fontane, acqua per un bacino d’utenza potenziale di 10.000 persone.
Inoltre abbiamo compreso che non si ha salute senza sviluppo socio economico e viceversa, perché la salute è sempre e comunque un costo sociale.
Quali sono gli interventi più richiesti nelle varie parti del mondo? Quali le situazioni di maggiore emergenza?
Siamo conosciuti come un’associazione di odontoiatri e di medici e quindi ci cercano come sanitari. Come odontoiatri le esperienze più estreme si vivono in Africa, dove a dispetto di indici internazionali di patologia orale estremamente bassi, in assenza spesso totale di qualsiasi forma d’assistenza, quando arriviamo troviamo situazioni infiammatorie estreme. Mi sono trovato in Mozambico in una regione grande come tutto il nord Italia, Cabo Delgado, con una sola dentista cubana, a togliere 50 denti in una mattinata su una spiaggia con pazienti defedati che presentavano lesioni d’ogni tipo fra cui fistole cutanee secernenti. Le situazioni più complesse dal punto organizzativo si trovano nei paesi in rapida crescita economica come Sud-America o paesi dell’Est dove la quantità di nuova patologia causata dall’uso smodato di bevande o cibi ricchi di zuccheri ci pone problemidi salute pubblica.
Che spazio ha e come si svolge il contatto umano con persone di lingue e culture cosìdiverse? E come sono in genere i rapporti con le autorità politiche locali?
Il contatto umano è in genere l’aspetto che maggiormente arricchisce il volontario. Il contatto con culture così diverse, apparentemente semplici e lineari ma millenarie, si contrappone alla conflittualità del nostro vivere quotidiano. Le autorità locali in genere assomigliano alle nostre, da cui mutuano l’interesse privato connesso alla “cosa pubblica”. Ma ci sono Paesi e Paesi, si va da situazioni paragonabili alla nostra Sicilia - e io che sono siciliano so quello che dico - ad altre quasi emiliane dove vi è una coscienza di interesse comunitario che riduce le disfunzioni e le dispersioni di risorse.
Le emergenze sono tantissime e non deve essere facile trovare le risorse per farvi fronte e allargare l’attività. Come intendete procedere in futuro?
La nostra forza è stata la capacità di sognare, di sognare interventi fantastici senza averne le risorse materiali, ma sognarli talmente bene, che si sono concretizzati e le risorse sono arrivate in abbondanza. Abbiamo realizzato centri sanitari ormai autonomi con personale locale, scuole e pozzi, portando sollievo a decine di migliaia di persone. Ben al di là dei sogni iniziali ma la voglia e la necessità di sognare non è però passata. Continueremo a promuovere la salute, lo sviluppo umano ed economico presso comunità svantaggiate da problemi di sottosviluppo regionale; presso comunità spesso ignorate dagli interessi dei Paesi cosiddetti ricchi, comunità a cui non possono sottrarre petrolio o vendere armi. Peccato che nel sogno sia comparso un aspetto forse troppo terreno, saper coinvolgere associazioni importanti di odontoiatria favore di interventi di responsabilità sociale in Italia e nel mondo...
Potremmo con le risorse di qualche cena sociale in meno costruire scuole e promuovere lo sviluppo per migliaia di bambini…
Basterebbero pochi euro a persona, ma a volte siamo diffidenti e distratti dal nostro benessere. Quindi vedo un futuro prossimo caratterizzato ancora da alcuni odontoiatri professionisti nella vita, un po’ naif e instancabili sognatori nel tempo  libero, che continueranno a inseguire i propri sogni di un mondo più equo, felice, solidale e che abbia il coraggio di tutelare le proprie diversità culturali nel rispetto reciproco dei popoli.

 
 

GdO 2008; 12

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