Gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche anche in conseguenza dell'aumento della spesa per i ticket che ha sfiorato i 3 miliardi di euro nel 2013, pari al +10% in termini reali nel periodo 2011-2013 o dell'assenza di servizi come capita per le prestazioni odontoiatriche.
Sono questi i principali risultati della ricerca di Rbm Salute-Censis "Costruire la sanità integrativa", presentata ieri a Roma al IV Welfare Day.
Se si vogliono accorciare i tempi di accesso allo specialista bisogna pagare: con 70 euro in più rispetto a quanto costerebbe il ticket nel sistema pubblico si risparmiano 66 giorni di attesa per l'oculista, 45 giorni per il cardiologo, 28 per l'ortopedico, 22 per il ginecologo. Ad ogni territorio poi corrisponde un suo ticket e i suoi tempi d'attesa. Per le visite specialistiche (oculistica, cardiologica, ortopedica e ginecologica) oscilla tra un valore medio minimo di 20 euro al Nord-Est e uno massimo di 45 euro (più del doppio) al Sud. Negli accertamenti diagnostici spiccano i casi della risonanza magnetica del ginocchio senza contrasto e della colonscopia, per i quali il ticket varia tra i 36 euro del Nord-Est e i 60 euro del Nord-Ovest. Una mammografia può avere un ticket minimo di 36 euro al Nord-Est e uno massimo di 48 euro al Nord-Ovest.
Secondo la ricerca, inoltre, sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più e le cure all'estero attraggono sempre di più visto che sono 1,2 milioni di italiani che sono andati a curarsi oltre confine almeno una volta nella vita. La spesa sanitaria privata è pari a 26,9 miliardi di euro nel 2013 ed è aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007. Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%).
La logica per cui il cittadino paga di tasca propria quello che il sistema pubblico non è più in grado di garantire è arrivata all'estremo.
Gli italiani sono costretti, quindi, a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare.
Tra quelle a cui si rinuncia o posticipa la visita dal dentista. Dal 2005 al 2012 il calo di visite odontoiatriche a pagamento è stato del 31%, meno un milione e settantunmila visite secondo i dati presentati dalla dott.ssa Carla Collicelli della Fondazione CENSIS. Se si considerano invece tutte le prestazioni odontoiatriche, quindi anche quelle erogate dal SSN, il calo si riduce a 894mila unità. In totale nel 2005 le visite odontoiatriche effettuate dagli italiani, secondo l'ISAT sono state 3.682.000 e nel 2012 2.788.000.
Se gli italiani rinunciano al dentista non lo fanno per gli accertamenti diagnostici a pagamento: cresce il numero di esami del sangue (+74%) a pagamento e degli accertamenti diagnostici (+19%).
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