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29 Maggio 2014

Rapporto Istat 2014: il 14,3% degli italiani hanno rinunciato alla cure odontoiatriche, prevalentemente per motivi economici


Migliorano l'efficienza e la qualità del Sistema sanitario nazionale, ma restano aspetti problematici quali le differenze per l'accesso alle cure sul territorio - con il Mezzogiorno notevolmente svantaggiato - e le difficoltà delle famiglie, a causa della crisi, a far fronte alla spesa per la salute.
È quanto rileva l'Istat nel Rapporto annuale 2014 che indica tra i motivi più frequenti della rinuncia sia quella economica economica (50,4 per cento), mentre quella legata all'accessibilità delle strutture (liste di attesa o orari scomodi per l'appuntamento o difficoltà a raggiungere la struttura) si attesta al 32,4 per cento.

Nel 2012, la quota di cittadini che ha rinunciato alle cure (vale a dire ad accertamenti specialistici o a visite specialistiche non odontoiatriche o interventi chirurgici o all'acquisto di farmaci) si
attesta all'11,1 per cento, in maggioranza donne (13,2 per cento, uomini 9 per cento); a livello territoriale la quota è più elevata nel Mezzogiorno (Sud 14,4 per cento, Isole 15,4).

Ancora più elevata, indica l'Istat, il 14,3 per cento, la quota di persone che ha dovuto rinunciare alle cure odontoiatriche, ben l'85,4 per cento delle quali ha indicato motivi economici.

"Il problema dell'equità nella salute -scrive l'Istat- non è legato solo a fattori socio-economici ma anche territoriali; si osservano, infatti, forti disuguaglianze che determinano peggiori condizioni di salute nelle regioni del Mezzogiorno a parità di livelli di istruzione e condizioni economiche. Tale evidenza è stata verificata tramite un modello logistico stimato sulla base dei dati relativi alle ultime due indagini sulle condizioni di salute della popolazione svolte dall'Istat nel 2005 e 2012".

Il Sistema sanitario pubblico, rileva l'Istat, "ha migliorato notevolmente il suo livello come si evince dalla riduzione del debito accumulato nel corso degli anni, e i suoi standard di appropriatezza. Inoltre, l'aumento costante della sopravvivenza e la sostanziale stabilità delle persone affette da cronicità gravi, testimoniano che l'attività di assistenza e cura svolta dal Ssn ha conseguito esiti soddisfacenti".
Altri "aspetti ancora problematici" sono quelli sul fronte dell'equità, con "persistenti divari di genere, sociali e territoriali". E "destano preoccupazione - afferma l'Istat - anche gli evidenti segnali di riduzione della spesa sanitaria pubblica e le difficoltà dimostrate dalle famiglie a far fronte con risorse proprie alle cure sanitarie".

Lo svantaggio del Mezzogiorno, avverte l'Istituto di statistica, "è strutturale, le condizioni di salute sono peggiori rispetto al resto del Paese. La speranza di vita è di 79 anni per gli uomini e 83,7 anni per le donne (nel Nord rispettivamente 79,9 e 84,8 anni). La prevalenza di cronicità grave si attesta al 16,1%, contro il 14,2% registrato nel Nord del Paese". Anche i divari socio-economici sono strutturali: nel 2012 le persone di 65 anni e oltre con risorse economiche scarse o insufficienti dichiarano di stare male o molto male nel 30,2% dei casi contro il 14,8% di chi ha risorse economiche ottime o adeguate. Nel 2012, inoltre, l'11,1% dei cittadini dichiara di aver rinunciato alle cure (accertamenti o visite specialistiche non odontoiatriche, interventi chirurgici o acquisto di farmaci). Tale quota sale al 13,2% fra le donne mentre a livello territoriale è più elevata nel Mezzogiorno (15% circa). Nel 50,4% dei casi, chi rinuncia ad una prestazione sanitaria lo fa per motivi economici, nel 32,4% a causa delle liste di attesa o eccessiva distanza dalle strutture.

 
 

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