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16 Febbraio 2009

Luci e ombre della salute orale degli italiani

di Norberto Maccagno


Quale attenzione rivolgono gli italiani alla salute dei loro denti?
A porsi la domanda è stato l’Istat che attraverso l’indagine sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” ha fotografato - o almeno ha tentato di farlo basandosi su un campione molto esteso, composto di 60 mila famiglie - le condizioni di salute orale dei cittadini italiani L’indagine è stata svolta nel 2005, ma i dati sono stati pubblicati alla fine del 2008 e disponibili sul sito dell’istituto di ricerca (www.istat.it).
Prevalentemente sono gli anziani a essere edentuli Il primo dato che emerge, riportato da tutte le agenzie di stampa, si riferisce al fatto che il 10,9% della popolazione con più di 14 anni dichiara di non avere più denti naturali. Analizzando più nel dettaglio la ricerca si nota invece come, comprensibilmente, l’età sia un fattore determinate per l’edentulismo: infatti, tra gli edentuli ben il 60% è rappresentato da anziani ultraottantenni mentre la percentuale èprossima allo zero fino ai 44 anni (0,3%). La percentuale di edentuli cresce all’aumentare dell’età, variando di un 3% tra i 45 e i 54 anni, per salire al 10,5% tra i 55 e i 64 anni e raggiungere il 22,6% tra i 65 e i 69 anni.
Oltre all’età anche le differenze di genere incidono sensibilmente sulla mancanza di dentizione: per le donne la condizione di edentulismo totale è più diffusa ed è pari al 12,5%, per raggiungere il 62,5 tra le over-80. Anche la scelta di riabilitare o no la propria masticazione varia secondo l’età: percentuali significative di coloro che dichiarano di non aver sostituito i denti mancanti si trovano tra gli ultra settantenni. Anche in questo caso il fenomeno è più diffuso tra le donne.

La protesi mobile completa è la soluzione protesica adottata dalla maggior parte delle persone anziane. Un altro aspetto considerato rilevante al fine della salute dei denti degli italiani è stato lo status sociale misurato in base al titolo di studio. Anche in base a questo fattore emergono delle differenze: per esempio, nella fascia di età tra i 45 e i 64 anni la percentuale di edentulismo è sensibilmente più alta tra chi ha la sola licenza elementare (11,8%) rispetto a chi è in possesso di un titolo di studio più elevato (2,6%). Con l’aumento dell’età, il titolo di studio diventa una discriminante maggiore: si passa da 38,4% di over-75 con titolo di studio elevato che ha perso i propri denti, per arrivare al 56,6% di chi ha la sola licenza elementare.
Differenze si manifestano anche a livello territoriale: quote maggiori al nord rispetto al centro e al sud. Nella popolazione di oltre 75 anni le percentuali di edentulismo variano dal 59% del nord, al 50,9% del centro al 47,3% del sud. Esaminando i dati relativi al numero complessivo di denti presenti, sia naturali sia sostituiti, includendo quindi anche la popolazione che ha conservato tutti i denti naturali o ne ha persi solo alcuni, si evidenziano forti differenze territoriali a svantaggio del sud. Solo il 65% della popolazione di 14 anni e più residente nel meridione dichiara di avere tutti i 28 denti (escludendo quelli del giudizio), mentre la quota supera il 70% nel nord e nel centro.
A partire dai 45 anni le differenze sono nette in tutte le classi di età. Ben il 12,2% dei molto anziani del sud (contro il 4,5% del nord e il 6,2% del centro) ha meno di 21 denti.
La ricerca ha confermato come persistano forti diseguaglianze nell’accesso alle cure odontoiatriche visto che, se il 39,7% della popolazione ha dichiarato di essere stato dal dentista o da un ortodonzista nell’anno precedente - la percentuale più elevata si ha nei bambini in particolare tra gli 11 e i 13 anni dove raggiunge il 53,1% -, la percentuale di bambini che non sono mai stati sottoposti a un controllo odontoiatrico è del 75,7% dei bambini fino a 5 anni e del 35,2% tra i 6 e 10 anni. Le donne dimostrano una maggiore attenzione per la salute dei denti: il 41,2% è stata dal dentista nell’ultimo anno rispetto al 38,1% degli uomini con differenze più marcate tra le giovani tra i 18 e 24 anni.

Esistono diseguaglianze nell’accesso alle cure odontoiatriche rapportate al tasso di scolarizzazione. A rivolgersi al dentista sono stati il 49,4% delle persone che hanno un titolo di studio più alto rispetto al 26,4% di chi ha la licenza elementare. Anche il fattore territoriale conta e la quota di persone del sud che non sono mai state dal dentista è tre volte (19%) superiore rispetto a quella del nord (6,7%). Le differenze maggiori riguardano i bambini fino a 10 anni (45,5% al nord e 23,8% al sud) o tra coloro che non hanno avuto mai accesso alle cure odontoiatriche nella fascia tra i 45 e i 64 anni con un 2,6% al nord e un 10,1% nel mezzogiorno. Tra coloro che si sono rivolti a un dentista, l’87,5% ha preferito un odontoiatra che esercita la libera professione, mentre solo il 12,5% ha fatto ricorso a strutture pubbliche o private convenzionate. Prevalentemente si rivolgono al servizio pubblico gli anziani (16% tra i 70 e 79 anni e 20,9% tra gli ultraottantenni). La spesa per le cure è sostenuta quasi totalmente dai cittadini (85,9%); solo tra i bambini e gli anziani è più frequente il ricorso a prestazioni gratuite (fasce di popolazione contemplate nei Lea). In particolare per i bambini tra i 3 e i 5 anni si attesta al 27,6% e questo dato indica che i programmi di tutela della salute orale rivolti ai bambini fino ai 14 anni non sono stati adeguatamente realizzati.

GdO 2009;1

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