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15 Marzo 2009

Ok il prezzo è giusto

di Norberto Maccagno


Sul forum dedicato alla salute del sito del Corriere della Sera, il 28 febbraio appare questo post:
“Sono stato dallo specialista per una visita privata. Sono rimasto soddisfatto della professionalità del medico, ma al momento di uscire ho scoperto di dover pagare 300 euro. Nulla da dire sulle sue capacità, ma l'onorario mi è sembrato un po' alto. Avrei preferito saperlo prima. Perché i medici non espongono i prezzi, così da rendere più trasparente il rapporto con i pazienti?”.
Di seguito parte della risposta di Riccardo Renzi, il giornalista che cura la rubrica:
“Capisco che sia più elegante ornare la sala d'aspetto dello studio con diplomi e attestati e magari anche con qualche opera d'arte, ma forse, come chiede il nostro lettore, è giunto il tempo anche per i medici di fare outing e dichiarare in anticipo i propri prezzi. La trasparenza è ormai richiesta in tutti i campi. Perfino in farmacia, dopo la liberalizzazione dei prezzi, devono essere esposti i costi dei farmaci da banco. Visto che gli onorari dei medici nell'attività privata, sono liberalizzati da sempre, sarebbe certamente ben accetta la loro disponibilità a informare in anticipo i clienti, così che possano sapere, come si suol dire, "di che morte devono morire". D'altra parte, giunge proprio in questi giorni la notizia che ai medici francesi (e anche ai dentisti e agli infermieri che svolgono attività privata) è stato imposto di esporre nei loro studi un cartello con il prezzo della visita e di eventuali esami diagnostici che possono eseguire”.
Solo per sottolineare che siamo sempre sul pezzo, la notizia dell’iniziativa francese ve l’avevamo data già alcuni mesi fa.
Sulla questione prezzi, concordo, facendo parte della categoria “pazienti”, sia con il cittadino che ha posto il problema sia con Renzi. Mi sembra un atto di trasparenza far sapere al proprio paziente quanto costano le vostre prestazioni; anche se per le prestazioni odontoiatriche complesse è o dovrebbe essere consegnato il preventivo.
Indicare il costo delle prestazioni, definiamole generiche, potrebbe essere anche uno strumento per, passatemi il termine, tranquillizzare il paziente e invogliarlo a sottoporsi più frequentemente ad alcune prestazioni. Sapere che una seduta d’igiene professionale costa poco più di una permanente dal parrucchiere può forse convincere a prenotarne una.
E il successo dei centri in franchising, degli studi che promettono cure low-cost penso sia dovuto anche a questo. Andate a controllare sui loro siti o nelle bacheche a fianco delle loro vetrine; troverete dei prezzi in linea con la media di quelli praticati negli studi dentistici italiani. Ovviamente stiamo parlando di dentisti normali e non dei “superman della turbina”.
Sono convinto che il cittadino pensa che farsi curare i denti in quel centro costa meno solo perché sa in anticipo quanto spenderà.
Leggendo i forum di dentisti, partecipando ad alcune tavole rotonde, comprendo quanto questo sia lontano da alcune mentalità. Leggo interventi che teorizzano l’onorario spiegando come la vostra prestazione sia intellettuale, che parlare di prezzi sminuisca la professionalità del professionista, perché una prestazione deve puntare all’eccellenza, alla qualità e quindi non può essere definito a priori un costo.
Sarà; ma io come la maggioranza degli italiani prima di decidere se farmi curare un dente o mettere una corona valuto se posso permettermelo. Ha ragione quel paziente che ha scritto al forum; avesse saputo che la professionalità di quel medico costava 300 euro avrebbe potuto decidere se cercare un professionista meno costoso ma altrettanto bravo oppure effettuare ugualmente la visita.
Come sapete la Legge Bersani ha abolito i tariffari minimi vietando a Ordini e Albi d’indicare le tariffe minime applicabili dagli iscritti.
Nonostante quello degli odontoiatri riportasse tariffe vecchie di decenni, era l’unico strumento a disposizione del paziente (sempre che riuscisse a reperirlo) per avere un’indicazione di quanto potesse costare una prestazione odontoiatrica. Oggi l’unico tariffario indicativo disponibile è quello dell’Andi; e sappiamo delle polemiche che la sua diffusione ha scatenato.
Ma un tariffario minimo riconosciuto non serve solo per il paziente ma è uno strumento per la categoria utile anche ad indicare un minimo sotto il quale la qualità della prestazione non è accettabile. Uno strumento per dire: “attenzione, paziente, sotto quella cifra quel dentista non può farti una otturazione decente, una corona con materiali certificati”.
Sul tema onorari è molto interessante la recente delibera dell’Ordine di Firenze.
Il documento indica, tra l’altro, che “l’onorario deve essere decoroso, nel senso che deve essere
commisurato alla difficoltà, alla complessità e alla qualità della prestazione, tenuto conto delle
competenze professionali e dei mezzi impiegati allo scopo”.
Richiamando l’art. 54 del Codice deontologico, l’Ordine invita gli iscritti a “far conoscere preventivamente agli assistiti il loro onorario, nell’ambito del rapporto fiduciario fra medico e paziente, teso a privilegiare l’intesa diretta, non solo al trattamento terapeutico proposto, ma anche ai costi che tale trattamento comporta; commisurare l’onorario alla difficoltà, complessità e qualità della prestazione, tenendo conto delle competenze professionali del medico e dei mezzi impiegati; evitare intese fra professionisti tese a imporre tariffe uguali e concordate per i servizi professionali; erogare eventuali prestazioni a titolo gratuito solo in casi particolari e non indiscriminatamente come richiamo alla clientela”.
E nel caso di contenzioso, l’Ordine si riserva la possibilità di esprimere parere di congruità.
Nel 2006 Altroconsumo pubblicò un’indagine sui costi di alcune prestazioni odontoiatriche rilevando notevoli disparità anche all’interno della stessa città: per esempio a Milano per una corona in ceramica si oscillava dai 400 ai 1030 euro.
In questo caso quale sarà il prezzo giusto e come stabilirlo?

Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

GdO 2009; 4

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