Alla vigilia del suo 30esimo anno di vita, il Corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria si trasforma da corso di laurea a Ciclo unico a laurea magistrale, aumentando inoltre di un anno la durata dello stesso. Abbiamo raccolto il pensiero di alcuni personaggi dell’odontoiatria italiana.
ROBERTO CALLIONI presidente nazionale Andi
Sicuramente la scelta che punta a migliorare la formazione pratica dei futuri dentisti non può che essere vista positivamente. Sarebbe altresì auspicabile che lo studente potesse fare parte della formazione pratica anche presso le strutture private e non solo nelle cliniche universitarie; questo per poter meglio preparare il futuro dentista al mondo del lavoro, approfondendo gli aspetti normativi, gestionali ed etici che spesso nell’abito universitario, per evidenti problematiche, non sono trattati a dovere. Lascia invece perplessi constatare che un giovane studente che oggi si iscrive a Odontoiatria entrerà nel mondo del lavoro dopo nove o dieci anni, se tutto va bene. Sei anni per laurearsi più altri tre per prendere una specialità necessaria per poter partecipare ai concorsi pubblici. Nel frattempo un suo collega di un altro Paese europeo lavorerebbe già da tre/quattro anni. A fronte di questo va fatta una considerazione. Ma il corso di laurea di Odontoiatria e protesi dentaria non doveva essere altamente formativo, specializzante? A questo punto forse valeva la pena rimanere agganciati ai sei anni di Medicina e chirurgia per poi scegliere la specialità voluta rispetto a un ampio ventaglio di possibilità e di opportunità lavorative.
STEFANO DE GREGORIIS presidente Aiso
La domanda che spesso molti di noi studenti ci siamo posti riguarda l’utilità dell’anno aggiuntivo. Se questo, come sembra, sarà un anno finalizzato alla pratica, il giudizio non può essere che positivo. Molti speravano che l’equiparazione temporale con medicina fosse un primo passo per permettere agli odontoiatri di accedere alla specialità di chirurgia maxillo-facciale, ma questa ipotesi è stata smentita da più parti. Altri invece considerano l’anno in più un inutile prolungamento accademico che posticipa l’ingresso nel mondo del lavoro. Certamente tra le positività vi è la volontà di equiparare il programma didattico dei vari atenei, in modo tale da uniformare il corso di laurea stesso su tutto il territorio italiano. La modalità 3+3, nella quale sono dedicate ai primi tre anni le materie medico-scientifiche (chimica, fisica, anatomia, fisiologia ecc.) e agli ultimi tre anni le cosiddette materie “professionalizzanti” (conservativa, chirurgia, endodonzia ecc.), mi sembra un buon sistema per ottimizzare il percorso formativo del futuro odontoiatra. Si cercherà quindi di compattare la parte prettamente accademica, dando maggior peso alla pratica. Saranno istituiti crediti per le prove pratiche e gli studenti dovranno cominciare a lavorare sul paziente. Le aspettative, quindi, sono ambiziose: riuscire a formare professionalmente un futuro odontoiatra, anche nella pratica. Ricordiamo che il nostro è un lavoro manuale basato su conoscenze mediche. L’abilità sta nel trasformare
ciò che si apprende da un libro, in prestazioni pratiche all’interno del cavo orale. Speriamo che questa nuova visione renda sempre più dinamica la nostra professione, che ha dimostrato di essere ambita quanto impegnativa.
ENRICO GHERLONE referente area odontoiatrica Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
Siamo in un momento congiunturale di cambiamenti totali e anche il mondo odontoiatrico non si discosta da questo trend. La professione sta vivendo con comprensibile “fibrillazione” questa situazione e alle esigenze di sempre se ne assommano di nuove.
Non sempre però i cambiamenti generano solamente aspetti negativi; governandoli si possono ottenere anche positività e trovare il coraggio, dettato dall’esigenza, di mettere in pratica progetti a passo con i tempi. Il nuovo Corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria, con i suoi sei anni di cui l’ultimo dedicato al tirocinio pratico, è un esempio di come anche l’accademia abbia compreso la necessità di una “virata di rotta”.
Le obiezioni che arrivavano e arrivano dal mondo della professione riguardanti soprattutto la scarsa preparazione pratica dei nostri odontoiatri appena licenziati dall’università sono state spesso fonte di momenti di grande riflessione e progettualità da parte di noi accademici e finalmente si è approdati a questa riforma, che più che riforma definirei ottimizzazione e implementazione razionale.
Naturalmente se tutto ciò rimanesse avulso dai profondi cambiamenti in corso nel nostro sistema assistenziale istituzionale a poco servirebbe, mancando ai docenti e ai discenti il “pabulum” su cui agire, ma al contrario si inserisce in un momento di revisione del “sistema odontoiatria” pubblico. La politica e il sottoscritto, in quanto delegato all’odontoiatria dal Viceministro con delega alla salute Ferruccio Fazio, sono impegnati nella concertazione di un piano programmatico che prevede il riordino del pubblico anche in odontoiatria.
Sono stati creati gruppi di lavoro in sinergia con Ordine professionale, Collegio dei docenti e Associazioni professionali che stanno lavorando a tale scopo e, una volta compresa in maniera definitiva la parte che avranno per legge i fondi integrativi in questo progetto, aspettando il nuovo decreto del ministro Sacconi, saranno pronti a partorire delle proposte che saranno presentate alla politica per l’approvazione definitiva. Questo dovrebbe permettere di risolvere in maniera pressoché definitiva il problema tirocinio pratico dei nostri studenti dando contemporaneamente respiro alla grande domanda di odontoiatria sociale che sta attraversando il Paese.
Due sono gli aspetti qualificanti della laurea a sei anni. Innanzitutto, il piano di studi e l’ordinamento della laurea sono stati consigliati e approvati all’unanimità dalla Conferenza: tutti i presidenti, nel luglio 2008, hanno condiviso i programmi uniformandoli e rendendoli, in buona parte, sovrapponibili per le materie professionalizzanti; questo vuole dire che in tutte le sedi italiane di Corso di laurea in odontoiatria, il percorso formativo dello studente sarà simile. Gli studenti di tutte le sedi italiane, al termine del loro percorso formativo, avranno effettuato lo stesso piano di studi e quindi avranno ricevuto la stessa preparazione. Ma la vera novità è che, grazie all’introduzione del sesto anno, abbiamo ora la possibilità di mettere alla poltrona per un intero anno accademico, con turnazioni giornaliere nei vari reparti clinici gli studenti di ogni corso di laurea.
SALVATORE RAMPULLA presidente nazionale Aio
Penso che l’aumento da cinque a sei anni del Corso di laurea in odontoiatria, prettamente rivolto alla formazione pratica del futuro odontoiatra, sia una cosa positiva ma deve farci riflettere. Ricordo che la laurea in Odontoiatria e protesi dentaria è una laurea specialistica con un alto valore professionalizzante. Questo ulteriore anno formativo, prevalentemente pratico, accentua ancora di più questa valenza specialistica. Alla luce di questo diventa curioso se non imbarazzante sottolineare che i laureati in odontoiatria, nonostante
il fatto che sono reduci di una formazione specializzante, non possono accedere ai concorsi pubblici senza un diploma di specializzazione.
Da una parte il ministero dell’Istruzione punta a connotare ancora di più in senso specialistico la laurea, dall’altra non si riconosce al laureato in odontoiatria questa specializzazione e gli si chiede di specializzarsi ulteriormente in odontoiatria per accedere ai concorsi pubblici. Diventa quindi sempre più necessaria, in special modo oggi che il corso di laurea passa a sei anni, che il legislatore intervenga per sanare questa incongruenza riconoscendo la laurea in odontoiatria come specialistica.
GdO 2009;14
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