Nel Visto da fuori precedente abbiamo parlato dei fondi integrativi al Ssn presentando la normativa, spiegando per sommi capi come sono organizzati, cosa propongono e quanto possono attrarre lavoratori e dentisti.
Tra le pagine di questo giornale trovate un ampio servizio in cui abbiamo cercato di approfondire la questione prendendo in esame quattro fondi integrativi che già offrono prestazioni odontoiatriche. La considerazione che può nascere leggendolo è che per quanto riguarda l’odontoiatria, alcuni di questi non convengono al paziente; mentre per altri non conviene al dentista convenzionarsi.
Mi spiego. Fasi-Fiat e Faschim, per esempio, offrono un ampio pacchetto di prestazioni odontoiatriche però con una franchigia massima di, rispettivamente, 200 e 250 euro annue.
Giusto due otturazioni e una seduta di igiene professionale all’anno. Fasi e Casagit, altri due gestori di fondi integrativi da noi analizzati, offrono invece praticamente tutte le prestazioni odontoiatriche possibili, protesica e implantologia inclusa. Ma la tariffa convenzionata, quella che viene rimborsata al dentista, è per alcune prestazioni - quelle protesiche in particolare - veramente bassa. Non bisogna essere dentisti per intuire che 740 euro per una protesi totale, 300 euro per una ceramica in allumina rappresentano cifre decisamente basse rispetto a quelle mediamente praticate.
Quindi, quando dico: attenzione che i fondi integrativi tra qualche anno - quando a regime - sposteranno 15 milioni di cittadini negli studi convenzionati stravolgeranno gli equilibri della libera professione nel settore dentale, sbaglio?
Vi spiego perché secondo me no.
Dicevamo che per i pazienti alcuni fondi non convengono perché hanno una franchigia massima troppo bassa, quindi limitano molto le prestazioni rimborsate. Questo sarebbe vero se il governo avesse deciso di sostenere i fondi Doc; quelli previsti dalla riforma Bindi, quelli che, semplificando, dovevano nascere per ogni singola branca della medicina. E un fondo specifico odontoiatrico, per poter offrire prestazioni appetibili in modo da convincere il lavoratore ad aderire sarebbe costato troppo. La dimostrazione la diede la Regione Lombardia nel 2001 quando presentò uno studio su di un fondo ad hoc per l’odontoiatria. Ma il governo ha deciso di agevolare i fondi che offrono tutto o quasi, rendendoli convenienti sia per il lavoratore che per il gestore. In un’unica polizza il lavoratore potrà evitare di fare le file all’Asl per gli esami del sangue, per le radiografie, potrà fare qualche visita specialistica e ottenere alcune prestazioni odontoiatriche, anche se solo le meno costose ma le più comuni come detartrasi e otturazioni. E tutto questo con un costo minimo per aderivi; soprattutto se, come già avviene per chimici e dipendenti Fiat, è la stessa azienda a contribuire per l’iscrizione.
È plausibile pensare che i 70mila dipendenti Fiat, per esempio, avendo la possibilità di usufruire di una seduta di igiene gratuita sfruttino la possibilità rivolgendosi a un dentista convenzionato e non al proprio. E se durante la seduta di igiene il dentista scova una carie o una corona da rifare è realistico pensare che il paziente non tornerà dal proprio dentista a farsi otturare il dente o rifare la corona ma si fermerà da quel dentista? Così per il dentista convenzionato il vantaggio non è tanto nel poter eseguire le prestazioni rimborsate dal fondo, ma quelle di portare nel proprio studio nuovi pazienti. Stesso discorso per le tariffe basse. Abbiamo già detto come il nomenclatore tariffario dei gestori dei fondi si discosti di poco da quelle mediamente praticate dai dentisti per cure e prevenzione, ma molto per la protesica e l’implantologia. La considerazione più ovvia è, visto che le tariffe rimborsate al dentista convenzionato sono basse, ai dentisti non conviene convenzionarsi. Considerazione corretta ed ad un primo esame il contenuto numero di dentisti (736) che al 30 settembre erano convenzionati con il Fasi sembra dimostrarlo. Ma se poi scorriamo l’elenco dei dentisti convenzionati pubblicato sul sito internet del fondo, notiamo che la presenza è capillare su tutto il territorio nazionale; facciamo una divisione e notiamo che ogni dentista convenzionato ha a disposizione circa 400 iscritti Fasi.
L’impressione è quella che il numero di dentisti convenzionati sia in realtà sufficiente per soddisfare la richiesta e che probabilmente, oggi, il Fasi abbia molte più richieste di convenzionamento di quante ne servano. Alcuni dentisti convenzionati ci hanno detto che il Fasi li obbliga, motivando la richiesta come contributo per la gestione informatica delle pratiche, a versare 800 euro annue al fondo per mantenere il convenzionamento. Quindi, nonostante al dentista non sembrerebbe convenire, si convenzionano ugualmente. Il motivo principale è sicuramente quello di ottenere nuovi clienti, magari perché il loro studio è in sofferenza. Un altro motivo mi è stato suggerito da alcuni dentisti convenzionati a cui ho chiesto se era possibile per il paziente Fasi farsi realizzare una protesi, con materiali più belli o un tipo non contemplato nel nomenclatore tariffario, pagando la differenza di tasca propria. “Lo proponiamo spesso e molti pazienti accettano”, mi dice uno dei convenzionati. Ottima soluzione, penso; in questo modo il paziente ottiene prestazioni di qualità contenendo ugualmente i costi. Per capire quali possano essere questi materiali di qualità superiore porto a un mio amico dentista, non convenzionato, l
nomenclatore tariffario Fasi e gli chiedo se può indicarmi qualche soluzione protesica non inclusa da poter citare nel mio articolo. L’amico dentista legge e sentenzia: “ma qui sono praticamente comprese tutte le soluzioni possibili”. Ma come, non sarà mica che per adeguare la tariffa convenzionata a quella di mercato si propone al paziente una protesi realizzata con materiali diversi che poi nella realtà diversi non sono? No, non è possibile. Quel dentista commetterebbe una truffa e rischierebbe pesanti sanzioni; le stesse combinate ai prestanomi.
GdO 2008; 16
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