Li hanno ribattezzati “il secondo pilastro della sanità italiana.” Ma, in realtà, rappresentano un pilastro ancora da completare. Perché i fondi di assistenza integrativa, destinati ad affiancare gradualmente il sempre più costoso sistema sanitario nazionale, attendono da oltre 15 anni di muoversi in un quadro legislativo più chiaro e definito, in grado di stabilire con chiarezza i loro compiti e di segnare inequivocabilmente il loro raggio di azione. Ora, però, la svolta è vicina.
L'attuale ministro del welfare, Maurizio Sacconi, ha infatti mostrato più volte l’intenzione di continuare il lavoro iniziato nella precedente legislatura da Livia Turco, titolare del dicastero per la salute durante i due anni del governo Prodi. Con la finanziaria del 2008 e con un successivo decreto del marzo di quest’anno, l’ultimo esecutivo di centrosinistra ha spinto verso il rush finale un lungo processo legislativo che dura da ben tre lustri. Un cammino lungo 16 anni.
Dal “lontano” 1992, infatti, il mondo politico si è mosso verso una direzione precisa: preso atto che la popolazione del nostro paese invecchia, le cure mediche costano sempre di più e il sistema sanitario nazionale non ce la fa a coprire tutte le spese, è sorto un bisogno urgente di affiancare all’intervento pubblico un nuovo sistema di cure (“il cosiddetto secondo pilastro”) basato appunto sui Fondi integrativi, gli Enti e le Casse di mutuo soccorso. Si tratta, per la precisione, di organismi creati da specifiche categorie professionali (ad esempio i giornalisti o i lavoratori del settore chimico), oppure da singole aziende e istituzioni (come la Fiat, l’Ibm o la Banca d'Italia) che rimborsano ai lavoratori (del tutto o in parte) le spese sostenute per l’assistenza sanitaria personale (e di ogni componente della famiglia). Dunque, è stata fissata una distinzione di ruoli: lo stato ha il compito di fornire dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), mentre i fondi integrativi e le casse private sostituiscono la sanità pubblica in alcune prestazioni particolari.
Quali? Un decreto del marzo 2008 elenca queste prestazioni nel dettaglio, come riportato nella tabella di seguito. Parecchi lavoratori italiani (un bacino potenziale di utenti stimato nell'ordine di 15 milioni di persone) possono dunque, almeno in teoria, contare sulla presenza di un secondo pilastro nel sistema sanitario nazionale. E non si tratta soltanto dei lavoratori dipendenti, ma (secondo esplicite disposizioni di legge) anche dei liberi professionisti e degli autonomi . Ovviamente, per dare slancio ai fondi integrativi, il legislatore ha pensato bene di agevolarli con un trattamento fiscale abbastanza generoso. I contributi versati ai fondi e agli enti di mutua assistenza possono infatti essere dedotti dal reddito imponibile di ogni iscritto (scaricati dalle tasse, come si dice in gergo meno tecnico) fino a un massimo di 3.615,20 euro ogni anno (secondo un decreto approvato nel giugno scorso). A ben guardare, però, nel concedere queste agevolazioni fiscali la legge ha fissato dei paletti ben precisi, stabilendo nel dettaglio un lungo elenco di regole che i fondi integrativi devono obbligatoriamente seguire per poter essere accreditati come secondo pilastro della sanità italiana.
Quali sono, queste regole?
Oltre a erogare le varie prestazioni elencate nella tabella in pagina, gli organismi di assistenza integrativa sono sottoposti a particolari procedure di vigilanza e, soprattutto, devono tenere fisso un obiettivo da raggiungere entro il 2010. Fra poco più di un anno (secondo quanto stabilito dal governo Prodi) almeno il 20% delle prestazioni dei fondi dovrà infatti essere rappresentato da cure mediche per persone non autosufficienti e da prestazioni odontoiatriche. Anche le spese per il dentista, insomma, saranno del tutto o in parte pagate dal secondo pilastro. Su quest’ultimo punto, però, sono sorte non poche polemiche, che hanno visto in prima fila diversi esponenti del mondo dell’odontoiatria. I dentisti non ci stanno. L'istituzione dei fondi integrativi non piace ad esempio a Roberto Callioni, presidente dell’Andi, l’associazione nazionale dei dentisti italiani. Ma non solo a lui. Molti professionisti temono questo nuovo sistema di assistenza, che comporterebbe un eccessivo abbassamento delle tariffe, non giustificato però da una corrispondente riduzione dei costi, e comporterebbe pure uno scadimento della qualità delle prestazioni (che in Italia, nel settore odontoiatrico, oggi sono ancora a livelli d'eccellenza, come riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità - Oms). In pratica, secondo le disposizioni di legge, i fondi integrativi svolgeranno il ruolo di “terzo pagante”, operando come organismi che si pongono tra il dentista e il paziente, con il solo compito di rimborsare le prestazioni all'assistito. I fondi faranno probabilmente aumentare la domanda di prestazioni odontoiatriche (visto che un numero consistente di persone godrà della copertura delle spese) ma, nello stesso tempo, costringeranno molti professionisti a lavorare con un tariffario imposto da un soggetto esterno. Un soggetto che, per forza di cose, sarà interessato a far scendere quanto più possibile le tariffe delle cure, piuttosto che avere a cuore la qualità delle prestazioni. Il ministro Sacconi, dunque, oggi si trova con una “bella gatta da pelare” e dovrà risolvere tutti i problemi attraverso un paio di decreti attuativi sui fondi e le casse di assistenza sanitaria, che ormai sono in dirittura d’arrivo. Il titolare del dicastero del welfare ha più volte mostrato l'intenzione di confrontarsi e di collaborare con le associazioni di categoria, a cominciare da quelle rappresentative dei dentisti, per giungere a una soluzione condivisa. Ma Sacconi ha anche fatto sapere di volersi muovere nel solco tracciato dall'ex-ministro Turco, dicendo che la costruzione di un secondo pilastro nella sanità italiana rimane un obiettivo irrinunciabile e bipartisan, che mette d’accordo centrodestra e centrosinistra.
Gli ambiti di intervento dei fondi integrativi stabiliti dalla legge. Quali spese sanitarie rimborsano o assistono
Medicina non convenzionale
Le prestazioni di medicina non convenzionale, ancorché erogate da strutture non accreditate.
Cure termali
Le cure termali, ma solo le prestazioni non a carico del Servizio sanitario nazionale.
Spese per l’assistenza pubblica
Prestazioni erogate dalla sanità pubblica e comprese nei livelli essenziali di assistenza, per la sola quota posta a carico del paziente.
Assistenza agli anziani e agli inabili
Prestazioni erogate nell’ambito dei programmi assistenziali prolungati per le persone anziane e disabili o inabili e non comprese nei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla sanità pubblica.
Prestazioni intramurarie
Gli Enti e le Casse di assistenza sanitaria integrativa possono rimborsare anche altre prestazioni sanitarie e sociosanitarie stabilite dai loro statuti e regolamenti, compresi gli oneri per l’accesso alle prestazioni specialistiche erogate dai medici in regime di libera professione intramuraria (cioè nell’ambito delle strutture e degli ospedali pubblici, seppur in qualità di lavoratori autonomi).
... e il dentista
Prestazioni di assistenza odontoiatrica non comprese nei livelli essenziali di assistenza e prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione di patologie odontoiatriche.
La vigilanza. Anagrafe dei fondi
Per il il controllo dell'attività dei Fondi e dagli altri Enti di assistenza integrativa un decreto attuativo del marzo 2008 istituisce l'Anagrafe dei fondi sanitari presso il Ministero della Salute.
L'obiettivo dell'ex ministro per la salute, Livia Turco. Entro il 2010...
Fra poco più di un anno, gli Enti, Casse e Società di mutuo soccorso dovranno attestare che almeno il 20% delle prestazioni erogate sia riferito a prestazioni socio-assistenziali per le persone non autosufficienti e per l'assistenza odontoiatrica.
L'assistenza integrativa ai raggi X (fonte: ricerca del Censis realizzata nel 2007)
Gli iscritti
La sanità integrativa in Italia (tra fondi, enti, casse e polizze assicurative) conta circa 1 milione di iscritti
Gli assistiti
Gli assistiti sono invece circa 2,2 milioni, considerando anche i nuclei familiari di tutti gli iscritti
La spesa
Ammonta a più di 26 miliardi di euro la spesa annuale per la sanità privata in Italia
La spesa media
Ogni famiglia italiana spende in media 86 euro al mese per la spesa sanitaria privata
Il lungo e faticoso cammino dei fondi sanitari integrativi 1992-1993
La storia dei fondi sanitari integrativi è lunga e travagliata. Ufficialmente, vengono regolati nel 1992, con l’approvazione del decreto legislativo n. 502.
1999
Per un po’ di anni finiscono nel dimenticatoio e vengono rilanciati con il decreto legislativo 229 del 1999, durante il primo governo di centrosinistra.
2007
Passano ancora molti anni prima che il mondo politico si decida a dare una concreta attuazione alle leggi sui fondi integrativi approvate negli anni ’90. La finanziaria del 2008 (e il Decreto attuativo dell’articolo 1, comma 198, della legge finanziaria 2008 firmato dall’ex ministro per la salute Livia Turco) hanno individuato gli ambiti delle prestazioni dei Fondi, degli Enti, delle Casse e delle Società di mutuo soccorso che forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle del Sistema sanitario nazionale.
2008
Il nuovo ministro del welfare Maurizio Sacconi ha dichiarato di voler proseguire nel solco tracciato dal precedente governo, puntando sullo sviluppo dei fondi sanitari integrativi, seppur con qualche modifica e dopo un confronto con le associazioni di categoria, a cominciare da quelle rappresentative degli odontoiatri. Le leggi sui fondi integrativi sono dunque divenute bipartisan.
GdO 2008; 16
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