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10 Febbraio 2015

La Regione Lombardia cerca fondi ed idee per favorire l'accesso alle cure odontoiatriche dei cittadini, in particolare di quelli socialmente fragili. Un convegno ha fatto il punto


Consentire a sempre più cittadini lombardi di accedere alle cure odontoiatriche e capire come questo si possa fare in un periodo di crisi in cui è impensabile pensare di "aggiungere" alla sanità pubblica mentre sono probabili ulteriori tagli, è stato il filo conduttore del momento di confronto organizzato dalla Commissione Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia ieri 9 Febbraio a Milano. "Odontoiatria di comunità tra presente e futuro: dal bisogno reale alla risposta in tempo di crisi", il titolo dato all'evento.
Non sappiamo se la scelta della data, lo stesso giorno in cui si festeggia Santa Apollonia, sia stata voluta o casuale. Forse per cercare "buoni auspici" per l'odontoiatria pubblica lombarda, e dalla fotografia fornita aiuterebbe.

"L'attuale crisi socio economica - ha spiegato il presidente della Commissione Salute Fabio Rizzi- sta aggravando la situazione e impone scelte per garantire una maggiore accessibilità alle prestazioni odontoiatriche, rendendo auspicabile anche una revisione dei Livelli essenziali di assistenza. Con questo convegno abbiamo voluto stimolare, nell'ambito della riforma del sistema socio sanitario attualmente in discussione, un dibattito tecnico, scientifico e politico".

Una situazione non certo rosea quella dell'odontoiatria pubblica Lombarda, stando ai dati presentati, dove nonostante risorse scarse e normative che non aiutano, chi opera sul campo ci mettere del suo e fa l'impossibile; come hanno dimostrato i dati presentati dalla dott.ssa Antonella Sparaco (Ospedale Sacco) e dalla prof.ssa Laura Strohmenger (Ospedale San Paolo).

Servizio Pubblico che decide di allocare le risorse disponibili per assistere quei pazienti particolarmente fragili dal punto di vista clinico e sociale (Ospedale Sacco) o riesce a soddisfare il numero più alto possibile dei cittadini (Ospedale San Paolo) abbinando l'assistenza pubblica a quella a pagamento. "Per ogni paziente che curiamo per conto del SSN perdiamo dei soldi ma riusciamo ad mantenere il servizio grazie alle prestazioni in solvenza diretta che forniamo", ha ricordato la prof.ssa Strohmenger.

In realtà da quanto è emerso un progetto sull'odontoiatria sociale si potrebbe attivare. Puntando sulla prevenzione, coinvolgendo anche gli igienisti dentali, come ha evidenziato il prof. Luca Levrini, o coinvolgendo i privati chiedendo una collaborazione in cambio di vantaggi fiscali o agevolazioni burocratiche, come ha proposto il prof. Enrico Gherlone.

Sul fronte istituzionale Mario Longo, responsabile al Progetto Regionale di Odontoiatria Sociale, ha illustrato il modello di salute odontoiatrica lombarda che punta, certamente, al coinvolgimento dei privati all'interno delle strutture pubbliche, cercando di superare le criticità emerse nelle precedenze esperienze con i "service".

Sicuramente, hanno ammesso un po' tutti i relatori, il SSR non può fare a meno dei privati.

Se dai Lea non si potranno sperare risorse aggiuntive, e forse neppure confermare quelle erogate, tutto dipenderà dalla scelta che farà la Regione nell'allocare le risorse disponibili.

"L'obiettivo è quello di garantire un maggiore accesso alle cure dei cittadini", ha ricordato Carlo Borghetti, presidente Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione della Politiche Regionali.

Ma con quali fondi?

"Con quelli che riusciremo a trovare", ha ammesso Borghetti anche se margini di intervento non mancano partendo da una più accurata gestione di fondi disponibili.
"Non c'è bisogno di più soldi ma di spendere meglio quelli erogati", ha detto aggiungendo che "la politica deve darsi delle priorità di spesa".
E per farlo propone un gruppo di lavoro che valuti l'appropriatezza dei servizi oggi offerti in sanità. Capire dove tagliare per trovare risorse da investire per l'odontoiatria.
"Risolvere tutto non si può -ha ammesso ma cambiare rotta si".

E che questo cambiamento avvenga in fretta lo sperano i pazienti in difficoltà come quelli affetti da displasia ectoderma che hanno sollevato le loro problematiche durante la tavola rotonda.

 
 

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