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21 Maggio 2010

“Superammo le difficoltà grazie allo spirito di gruppo”

di Gianfranco Prada


A trent’anni dall’istituzione del Corso di laurea in odontoiatria i miei ricordi di quel periodo pionieristico sono tutt’altro che sbiaditi. Quante battaglie da quel giorno in cui la notizia di essere riuscito a entrare in un corso di laurea assolutamente nuovo per l’Italia, istituito senza entusiasmo, con il solo obiettivo di ottemperare a una direttiva europea che lo imponeva, senza sapere come sarebbe andata a finire, mi sembrava una sfida difficile da vincere.
E infatti l’emozione per aver superato, quasi per gioco, il concorso per l’ammissione (ottavo tra quasi mille iscritti) si scontrò presto con le mille difficoltà che oggettivamente l’inizio di un nuovo corso porta con sé. Per un giovane proveniente da un liceo famoso, ma di provincia, come il “Paolo Giovio” di Como l’impatto con l’Università di Milano, così dispersiva e “disorganizzata” non fu facile: sedi distaccate e mancanza di strutture dedicate (alcuni corsi si svolgevano presso il settore didattico di Via Celoria, altri a Istolgia a Lambrate o ad Anatomia in via Mangiagalli…), orari giornalieri pieni di ore vuote da riempire con lo studio in posti sconosciuti, impossibilità di conferire con un responsabile o un referente, giornate di scioperi e contestazioni legate alle battaglie post-sessantottine agli ultimi bagliori… Ma la forza per superare le prime difficoltà derivò fin da subito dall’aggregazione che si creò con il gruppo di studenti comaschi di Odontoiatria, con i quali ogni giorno si affrontava in treno prima, in metropolitana poi, quel viaggio di due ore che separava casa dall’università: il viaggio costituiva un importante momento in cui si scambiavano opinioni, sensazioni e speranze: il gruppo di Como, costituito da personaggi che poi sono divenuti famosi per vari meriti (ricordo Paride Zappavigna - poi presidente Aio e Andi -, Lella Colombo - prima presidente Aio -, Cosma Capobianco, odontoiatra, nonché mitico pubblicista di questo Giornale -, Fabio Allevi, Iginio Zamburlini, Marco Fontana, Laura Ghezzi), si aggregò fin da subito e costituì per me e per tutti quello strumento di forza e speranza che ci permise di affrontare e vincere le sfide che a mano mano si presentavano.
Le difficoltà furono comunque tante: i corsi del primo anno furono praticamente mutuati e svolti in comune con il Corso di laurea in Medicina (Fisica, Chimica, Istologia) oppure insieme ai colleghi del secondo anno (ricordo che nel 1980 si attivò il corso di laurea anche per il secondo anno, riservato agli studenti che avevano superato gli esami del primo anno di Medicina): in tal senso fu il mitico corso di Materiali dentari, tenuto dall’ottimo professor Santoro, il primo contatto specifico per tutti noi con una “disciplina odontoiatrica” e con coloro con i quali avremmo condiviso un “percorso glorioso ma sicuramente difficile” verso la professione. E voglio qui ricordare altri indimenticabili compagni di avventura con cui fin dall’inizio ci si ritrovò per il riconoscimento dei nostri giusti diritti, prima in Aiso e poi in Aio: Maurizio Maggioni (poi presidente nazionale Aio), Valerio Brucoli, Edoardo Cavallè, Claudio Procopio, Ercole Romagnoli… La battaglie furono tante e notevole l’impegno per superarle: mancavano completamente le aule e i manichini per le esercitazioni pratiche, i programmi dei corsi venivano pionieristicamente stilati dai docenti senza alcuna indicazione ministeriale (non posso qui non ricordare il leggendario professor Calderari che insegnava odontoiatria conservativa, il professor Tassarotti per protesi, il professor Salvato e la famosa “cartella clinica”, la direzione del corso da parte dell’eccellente professor Ennio Giannì), i primi pazienti ma solo affiancandoci per “vedere” quello che facevano i medici; riuscimmo a vederli solo al quinto anno nella Clinica odontoiatrica di Via Commenda. Ma le lotte non finirono con l’esame di laurea e di abilitazione (dopo esserci rinchiusi con gli amici di Como nella mia casa in montagna cinque giorni per studiare, ma anche per divertirci…): nessuno di noi poteva ancora lavorare, la professione era appena stata istituita dall’allora ministro Degan (al quale scrissi un’accorata lettera per sollecitarlo ad emanare la famosa Legge 409/85 e che gentilmente mi rispose - fatto raro con i politici di oggi), all’Ordine dei medici non ci volevano perché considerati spesso “laureati di serie B” (non ci concedevano nemmeno il tesserino di appartenenza all’Ordine!) e l’Albo fu creato solo a partire dal 1986, tra mille difficoltà e polemiche.
Quindi ancora impegno sul fronte professionale e sindacale (ma era bello perché ci si trovava tra veri amici, che insieme condividevano valori, sentimenti e persino le vacanze: Sardegna, Grecia, Corsica…), prima con la costituzione della sede Aio di Como, poi, una volta superate, grazie anche alla mediazione del nostro Ivano Casartelli, le divergenze con Amdi che diventò Andi, all’interno dell’unico grande sindacato di categoria che oggi ha valenza e significato per continuare a combattere per la professione. E infine le soddisfazioni arrivarono, sia professionali sia sindacali: i tempi permettevano di aprire uno studio impegnando sì grandi risorse, ma con la quasi certezza di ritrovarsi in poco tempo i pazienti; la specialistica ambulatoriale fu aperta anche ai laureati in Odontoiatria, l’Ordine e l’Enpam riconobbero, dopo anni, la nostra figura. C’è però ancora molto da fare, soprattutto per quei giovani che oggi si affacciano al mondo professionale: dall’inserimento degli odontoiatri nei concorsi pubblici per i dirigenti ospedalieri, alla tutela contro la “manovalanza” a basso costo offerta dalle mega-strutture o dai services, dal pericolo di cadere ancora a fare da prestanome agli abusivi, al giusto riconoscimento di un patto generazionale che consenta a chi intende allontanarsi dalla realtà lavorativa di cedere gradualmente l’attività a un neo-laureato… Insomma, un percorso ancora da vivere e con l’obiettivo di tutelare insieme questa splendida libera professione, che tanta soddisfazione ci ha dato e ci darà.

 
 

GdO 9;2010

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