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25 Settembre 2010

Il contenzioso medico in un sistema sanitario che si sta aprendo sempre più al capitale

di Nick Sandro Miranda


Il contenzioso medico legale, così come alcuni fenomeni relativamente recenti che caratterizzano la sanità - quali il sempre maggiore ricorso alle medicine alternative/complementari o la mobilità sanitaria - rappresenta l’epifenomeno di un malessere sociale. In tale senso sarebbe necessaria un’analisi non solo del contesto sanitario ma anche di quello sociale. In quest’ultimo è ampiamente documentato il disagio dell’uomo moderno dovuto alle politiche economicistiche che, tra l’altro, hanno indotto la trasformazione della salute in una merce da consumare. Cosa che si evince anche dall’indirizzo delle politiche che hanno previsto l’azienda­lizzazione della sanità. Ed è proprio dall’entrata in regime della legge 502/1992 che in Italia si assiste all’esplosione dei contenziosi medico legali. È noto che tra le varie discipline mediche quella chirurgica è più a rischio di contenzioso. Occorre però constatare come la disciplina odontoiatrica in Italia non abbia subito la temuta “americanizzazione” del conflitto medico/ paziente. Perché? Il motivo va ricercato nella peculiarità del sistema libero professionale italiano caratterizzato da un’elevata qualità e da un ottimo rapporto fiduciario medico paziente. Una fonte non sospetta ha evidenziato che il 90% dei pazienti ha fiducia del proprio dentista (Salutest 2006;aprile(61):12).
Che cosa succede quando si impone un sistema sanitario economicistico? L’utilitarismo economico diventa un imperativo e conseguentemente la riduzione dei costi diventa prioritaria. Una volta ottimizzata la gestione delle spese per vincere la concorrenza occorre ridurre i costi gestionali, i costi di investimento materiali/strumentali/culturali e soprattutto il tempo dedicato al paziente. Quest’ultimo da “valore” si trasforma in “perdita”, ma è dimostrato che meno tempo si dedica al paziente più aumenta il rischio di conflittualità. Accade così che l’entrata nel mercato di strutture sovvenzionate dai grandi capitali, supportate da un’imponente campagna pubblicitaria, sta rischiando di erodere quel sistema sanitario privatistico che ha prodotto una delle migliori odontoiatrie. È prevedibile che questa involuzione mercantile della sanità determinerà un aumento dei contenziosi. Vediamo perché.
Un esempio di odontoiatria low-cost è quella praticata nei Paesi dell’Est. In una ricerca effettuata dall’Università di Berna è stata comparata la qualità delle prestazioni odontoiatriche protesiche effettuate in Svizzera con quella di alcuni Paesi dell’Est, in particolare dell’Ungheria. Dalle interviste effettuate è risultato che la soddisfazione per le cure ricevute era del 74% per i pazienti curati in Svizzera e dell’85% per quelli curati all’estero. Tuttavia è un’altra la realtà evidenziata visitando i pazienti: nel 75% dei casi, le cure prestate in Svizzera erano valutate da eccellenti a sufficientemente buone. Nell’80% dei pazienti curati in Ungheria, le cure erano pessime o addirittura avevano danneggiato la dentatura del paziente e solo il restante 20% era di qualità sufficiente.
Quanto ai contenziosi, una ricerca condotta in Spagna dall’Ordine degli odontoiatri ha evidenziato che il 70% dei contenziosi riguarda proprio quel 10% degli odontoiatri che operano nelle strutture low- cost. In Italia è ancora presto per fornire dei dati, ma qualcosa sta emergendo. In Lombardia, Marco Scarpelli, noto odontologo forense, ha osservato che nei services c’è una maggiore percentuale di contenziosi. Nel Nord-Est, in una recente intervista, il responsabile di un centro low-cost ha affermato di avere avuto in due anni, su 70 mila prestazioni, “solo” sette contenziosi. Ma, come afferma Cosimo Tomaselli, presidente Cao Venezia, “Sette contestazioni su 70 mila prestazioni non sono affatto poche: quasi venti volte di più rispetto alla media dei dentisti veneti e friulani”. Non sarà che per evitare i contenziosi dovremo leggere ancora titoli sui giornali del tipo “I dentisti scomparsi e i 4500 truffati”?

GdO 2010;12

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