Quando mi fu data la possibilità di scrivere un capitolo per il “Volume sul Centenario” restai sorpreso e onorato per questa grande responsabilità che mi offriva la Fnomceo.
Credo ancora che l’odontoiatria, nonostante alcune sue peculiarità, sia appieno una disciplina medica e per questo motivo, per coniugare nel capitolo scritto gli aspetti etici e professionali, non ho potuto prescindere dall’analizzare la sanità nel suo insieme.
Quando affermo che bisogna guardare al passato per una prospettiva al futuro, intendo dire che per tutelare veramente la salute delle persone e della collettività, occorre abbinare gli antichi valori della medicina con quanto di straordinario la scienza ha saputo scoprire in questi ultimi decenni. Purtroppo, per il prevalere dell’economicismo (delle ragioni economiche sugli altri domini del benessere), scienza e coscienza sottostanno sempre di più a regole economicamente sostenibili, piuttosto che a regole etico/professionali. L’economicismo vede strumentalmente e opportunisticamente di buon occhio il prevalere dell’aspetto tecnologico della medicina su quello umanistico. In Italia l’economicismo in ambito sanitario viene applicato dalla legge 502/1992 che prevede l’aziendalizzazione della sanità. Dal momento in cui la legge è entrata in vigore si assiste all’esplosione del contenzioso medico legale, cui consegue la nascita della medicina difensivistica. Una legge che mira a contenere i costi, paradossalmente ne determina di nuovi con i 20 miliardi di euro stimati dovuti alla medicina difensivistica.
Per quanto riguarda l’odontoiatria italiana, che per ragioni di sostenibilità economica è soprattutto libero professionale, occorre ricordare che essa non ha sofferto la temuta americanizzazione del conflitto medico/paziente, perché è riuscita a mantenere due valori: l’ottimo rapporto medico/paziente e una qualità universalmente riconosciuta. Questo è accaduto perché sino a oggi l’odontoiatria non ha subito quei condizionamenti che altre discipline hanno dovuto/ voluto subire.
Tuttavia all’orizzonte si profilano alcuni pericoli. Il grande capitale vede nella sanità un mercato potenzialmente infinito e una delle modalità più coercizzanti per gestirlo è quello della stipula della convenzione. La convenzione è condizionante perché burocratizza, prevede nomenclatori, tariffari, tempari e modalità di pagamento. Giocando sulle emozioni umane più forti come la paura (della poltrona vuota) e la speranza (dell’acquisizione di pazientela), chi supporta le convenzioni fa passare il messaggio della inevitabilità e ineluttabilità del cambiamento. Ma la crisi per i dentisti, senza negarla, è veramente così grave da indurre a buttare via il bambino con l’acqua sporca? (Fig. 1) Sono le convenzioni a garantire l’afflusso di pazienti o è piuttosto il passaparola? Viene chiesto di socializzare l’odontoiatria (Convenzione Andi/ Oci e ministero della Salute) in nome della salute pubblica con la beneficienza (tariffe calmierate). La beneficenza è una cosa onorevole, soprattutto se fatta in silenzio, tuttavia Oscar Wilde ci avvisa dei suoi rischi (il mantenimento di un sistema ingiusto) sottolineando che il giusto obiettivo è cercare di ricostruire la società su basi che rendano “impossibile la povertà”.
In analogia, riguardo alla salute, questa viene tutelata prevenendo e riducendo le malattie piuttosto che offrendo prestazioni che non risolvono l’emergenza, ma la mantengono.
Solo un percorso virtuoso fatto di prevenzione primaria, secondaria e terziaria può essere utile a tutelare la salute delle persone e della collettività. Serve un’informazione realmente efficace che fornisca la conoscenza consapevole. L’etica, così ben espressa dal codice deontologico, rischia di subire il contraccolpo dei conflitti d’interesse derivanti dalla discesa in campo di un terzo soggetto che ha il solo scopo del profitto o dell’acquisizione del consenso immediato.
Occorre che il medico (ri)scopra il suo ruolo sociale di maestro di educazione sanitaria ed eviti di essere trasformato in venditore di prestazioni sanitarie. È solo con questa nobiltà di intenti che il medico potrà (ri)legittimarsi di fronte alla società cui appartiene.
GdO 2010;16
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