E se lo sviluppo delle lesioni cariose dipendesse dai geni? La questione non è così semplice, ma l’affermazione è vera: la predisposizione genetica, insieme ad altri fattori, contribuisce a determinare la quantità delle lesioni cariose di un individuo.
Uno studio recente, pubblicato dal Journal of Dental Research, ha indagato in quale modo i geni influiscono sul rischio di carie, arrivando a individuare un “percorso” che passa attraverso le differenze individuali nella percezione del gusto dei diversi alimenti.
“In passato” scrive Steven Wendell, ricercatore presso il Center for Oral Health Research in Appalachia (COHRA) della University of Pittsburgh, negli Stati Uniti, “l’idea che i geni avessero un ruolo nella determinazione del rischio individuale di carie era stata suggerita dagli studi condotti su gemelli omozigoti, i quali mostravano un rischio simile. I gemelli però, oltre al corredo genetico, condividono anche lo stile di vita, perlomeno durante l’infanzia. Per questo motivo è difficile separare gli effetti sulla carie del tratto genetico da quelli dell’alimentazione.” Oggi, grazie alle indagini genetiche, è possibile mettere a confronto individui con differenti stili di vita, isolando l’influenza di un tratto.
“Per indagare il rischio di carie abbiamo analizzato i tratti genetici di 2449 individui, di cui 496 con dentatura primaria, 562 con dentatura mista e 1391 con dentatura permanente” spiega Wendell. “Il loro confronto ha permesso di stabilire che i geni TAS2R38 e TAS1R2 sono associati alla formazione di carie, e più precisamente che alcune varianti alleliche comportano una predisposizione, mentre altre forniscono una protezione.”
Il gene TAS2R38 regola i recettori che percepiscono il gusto amaro, mentre il gene TAS1R2 è legato ai recettori del gusto dolce.
“Gli individui che hanno una determinata variante allelica di TAS2R38 percepiscono, specialmente in giovane età, i sapori amaro e dolce come molto intensi e mostrano una predilezione per i cibi dolci; queste stesse persone trovano molto sgradevoli invece alcuni tipi di verdure, come per esempio i broccoli, perché percepiscono un gusto estremamente amaro. Coloro che al contrario possiedono la variante allelica che non fa percepire il sapore amaro in forma così intensa mostrano una maggiore predilezione per le verdure e, presumibilmente, riescono a mantenere una dieta più equilibrata e meno cariogena”.
Allo stesso modo anche le varianti del gene TAS1R2 hanno mostrato caratteristiche predisponenti o protettive nei confronti della carie.
“Le visite odontoiatriche, infine, hanno fornito la prova che alle varianti alleliche che fanno preferire i sapori dolci corrisponde di fatto, negli individui, una maggiore tendenza a sviluppare lesioni cariose”.
Senza dunque dimenticare l’importanza degli altri elementi (quali l’igiene orale, l’alimentazione, la quantità di saliva, l’esposizione al fluoro, la forma e la posizione dei denti e la composizione della flora batterica e della saliva), si può dire che i geni sono un fattore determinante in questo processo.
Oltre a essere determinanti, però, i tratti genetici hanno anche la proprietà di potere essere definiti con precisione da un test, cosa che sposta la questione in uno scenario futuro. Nell’editoriale che accompagna lo studio, scritto da J. Tim Wright del dipartimento di Pedodonzia della University of North Carolina di Chapel Hill negli Stati Uniti, si legge infatti che “in una società in cui gran parte della spesa odontoiatrica è destinata a coprire i costi di cura degli effetti della carie, è importante approfondire la strada del riconoscimento genetico delle persone a rischio, come metodo di prevenzione”.
Taste genes associated with dental caries
J Dent Res 2010;89(11):1198-202.
GdO 2011;1
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