La questione Previmedical mètaSalute ha riaperto il dibattito sui Fondi integrativi e sul convenzionamento diretto ed indiretto.
Da una parte AIO, ANDI ed anche CAO che ritengono che la formula più corretta sia quella di permettere ai cittadini di rivolgersi al dentista che preferiscono, rimborsando poi al paziente la cifra che gli spetta secondo quanto previsto dal proprio Fondo.
Dall’altra i gestori dei Fondi (Odontoiatria33 ha sentito Faschim, Casagit, Fasi e mètàSalute) spiegano che in questo modo si penalizzerebbe l’assistito perché dovrebbe anticipare il costo delle cure e comunque si vedrebbe rimborsare solo una parte di quanto speso, oltre a dovere espletare le pratiche burocratiche; mentre rivolgendosi ad un dentista convenzionato ottengono la cura prevista senza anticipare un euro.
Inoltre, ricorda l’AD di mètaSalute, molti fondi –comunque- prevedono la possibilità di continuare a rivolgersi al proprio dentista e chiedere un rimborso di quanto spendono, ma rivolgendosi al dentista convenzionato “gli conviene di più”.
Un settore quello dei Fondi integrativi che, stando ad una recente inchiesta del settimanale Plus de Il Sole 24 Ore vale 14 milioni di iscritti e le prestazioni odontoiatriche sono tra le più richieste.
I problemi con Previmedical (burocrazia e ritardi nei pagamenti) hanno acuito le criticità del convenzionamento da parte dei dentisti che da sempre lamentano tariffe basse, una pesante burocrazia e lunghi tempi per ottenere il pagamento delle fattura.
Commentando sulla nostra pagina Facebook le notizie che in queste settimane Odontoiatria33 ha pubblicato sul tema, alcuni lettori sentenziano: alla fine Previemdical si troverà senza dentisti convenzionati.
Ed è probabilmente questo il “succo” di tutta la questione: il dentista può scegliere di convenzionarsi o meno, di sottostare alle regole che il Fondo gli propone oppure no. Da una parte le condizioni contrattuali, dall’altra la possibilità di assistere i pazienti aderenti al fondo.
Secondo i dati presentati dal Servizio Studi ANDI al Work Shop di Cernobbio del maggio scorso, il 30% dei soci ANDI è convenzionato. Di questi il 58% ha chiesto direttamente di convenzionarsi mentre gli altri hanno accettato dopo essere stati contattati. Del 70% circa dei non convenzionati, il 57% ha declinato la richiesta di convenzionamento mentre il 35% non è stato contattato. Interessante il 7% di dentisti non convenzionati che dice di aver provato a contattare i fondi per aderire ma senza esito.
E quello del vorrei convenzionarmi ma non ci riesco perché il fondo non ne ha più bisogno, è un aspetto che alcuni lettori in questi mesi ci hanno evidenziato attraverso mail inviate in redazione.
E la dimostrazione che probabilmente i Fondi hanno più dentisti pronti a convenzionarsi di quanti gli servano la abbiamo dal fatto che alcuni gestori neppure rispondono più alle richieste degli studi, che si deve pagare (per accedere alla piattaforma per gestire le pratiche), che vengono proposti tariffari al ribasso e che, per esempio, la stessa Previmedical non si fa problemi a disdire leoconvenzioni con gli studi che secondo loro “si comportano male”.
Alla fine è sempre il rapporto tra domanda ed offerta a permettere ad un sistema economico di funzionare o meno. E chi ha “il coltello dalla parte del manico”, detta le condizioni.
Se a rappresentare i dentisti nella contrattazione dei rapporti economici e gestionali con il Fondo fosse un unico soggetto che parla per conto di tutti gli studi, probabilmente le condizioni dell’accordo sarebbero migliori, invece il fondo tratta con il singolo che ha un potere contrattuale infinitamente basso.
E poi negli ultimi anni sul mercato si sono affacciati nuovi “erogatori” di prestazioni odontoiatriche (le Catene, i poliambulatori), più organizzati dal punto di vista della gestione burocratica ed alla continua ricerca di pazienti per “fare rendere a pieno regime” le potenzialità delle cliniche.
E’ “fanta economia odontoiatrica” pensare che l’aver stretto le maglie della convenzione possa essere una scusa per costringere molti studi a rinunciare alla convenzione perché alle porte ci sono altri soggetti che premono per accaparrarsi quel milione e mezzo di lavoratori iscritti a mètaSalute?
Certamente la questione della tipologia del convenzionamento (diretto o indiretto) è importante, ma dovrebbero anche essere i pazienti a sollevare il problema e non solo i sindacati dei dentisti. Assistiti che dovrebbero dire al Fondo: io da quello che vuoi tu non ci vado, voglio continuare ad andare dal mio dentista. Altrimenti, vista dall’esterno, la battaglia può essere intesa come corporativa e non fatta per tutelare il paziente. (Vi prego, adesso non mettetevi a spiegatemi i perché, li conosco. Li dovete spiegare e fare capire alla politica)
La questione vera è quella che ha posto il presidente CAO Raffaele Iandolo nel suo ruolo di garante verso il cittadino: il rischio è sulla qualità delle cure. Un dentista stritolato da tariffe troppo basse scenderà a compromessi su tempi da dedicare a quel paziente e materiali da utilizzare, lasciando da parte etica e deontologia.
Questione che anche l’AD di mètaSalute ha posto nell’intervista concessa ad Odontoiatria33 quando dice che: il Fondo ha tutto l’interesse che i dentisti che collaborano con loro siano soddisfatti.
Poi c’è una questione tutta sindacale. Da una parte, cercare di cambiare le regole dei Fondi, rischiando che quelle proposte vengano viste come corporative e non a favore del cittadino (che fatica ad andare dal dentista a pagamento), dall’altra cercare di tutelare i dentisti convenzionati, con il rischio di venire criticati da chi, come qualcuno ha scritto su Facebook, pensa: “ben gli sta, dovevano pensarci prima”.
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