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06 Dicembre 2020

Dalla politica uno spiraglio su tariffe minime e contro il potere di fondi ed assicurazioni in tema di convenzioni

di Norberto Maccagno


Per un certo periodo, quello dell’equo compenso per i liberi professionisti è stato un tema in agenda anche dai Sindacati odontoiatrici ed Ordine.L’obiettivo era quello di poter tornare ad elaborare un tariffario indicativo (quello minimo fu abolito dalla Bersani, anche se quello indicato per medici ed odontoiatri era già al tempo datato) che potesse, da una parte dare dei paramenti di riferimento ai pazienti –sotto certe tariffe la prestazione potrebbe essere scadente- e dall’altra impedire che per ricercare il “prezzo basso”, si compromettesse la qualità delle prestazioni offerte dedicando poco tempo alle cure. 

Il tema dell’equo compenso è stato al centro dell’attenzione dei Sindacati Odontoiatrici ed Ordine soprattutto nel periodo in cui il Parlamento si occupò de Decreto 148/2017, poi modificato con la Legge 172/2017.Provvedimento che in un primo tempo regolamentava solo le prestazioni degli avvocati e poi fu esteso a tutti i professionisti iscritti ad un Ordine, Albo o Collegio.  

Il Decreto (divento Legge) dovrebbe garantire il principio dell’equo compenso in relazione alle prestazioni rese dai professionisti ma regolamentando il solo rapporto con Enti, Aziende e tra i professionisti stessi;escludendo quindi le prestazioni rese ai cittadini.  

Quindi nel settore odontoiatrico regolamenta, solo, il rapporto tra studio e collaboratore odontoiatra o igienista. E forse anche per questo che “le attenzioni” si sono raffreddate. 

Però i paletti inseriti nel Decreto sono molto variabili. Infatti, partendo da tariffari (ora definiti parametri) individuati dai singoli Ordini o Federazioni nazionali sono consentiti scostamenti decisamente importanti. Ed anche sul punto dei “parametri” minimi, odontoiatria e medicina, a differenza di altre professioni, sono in ritardo non avendoli mai indicati a livello nazionale. Lo hanno invece fatto alcune OMCeO, per esempio la CAO di Roma ha da tempo indicato un tariffario minimo.

L’interesse verso l’equo compenso potrebbe tornare di attualità anche per il settore odontoiatrico grazie a tre nuovi disegni di legge (presentati da tempo), da pochi giorni sono finalmente giunti all’attenzione della Commissione Giustizia alla Camera  

Il primo (A.C. 2192) vede come primo firmatario l’On. Jacopo Morone (Lega), avvocato, ed è stato sottoscritto da quasi 70 parlamentari. Il provvedimento, come gli altri, modifica la legge 172/2017 e tenta di creare una vera riforma sul sistema delle convenzioni e del rapporto tra professionisti e imprese bancarie ed assicurative. 

Progetto di Legge che se approvato disciplinerà i “rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, delle attività professionali svolte in favore di imprese bancarie e assicurative, nonché delle imprese che nel triennio precedente al conferimento dell'incarico hanno occupato alle proprie dipendenze più di sessanta lavoratori o hanno presentato ricavi annui superiori a 10 milioni di euro”.  

Sull’equo compenso la proposta di legge indica che il compenso professionale deve, “in relazione alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale nonché all'eventuale ripetitività delle prestazioni richieste, risultare conforme ai parametri definiti dai decreti ministeriali adottati ai sensi dell'articolo 9 del D.L. 1/2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge 27/2012)”.  

Proposta di legge che istituisce l'Osservatorio nazionale sull'equo compenso, composto da un rappresentante per ciascuno dei Consigli nazionali degli Ordini professionali e presieduto dal Ministro della giustizia o da un suo delegato, con il fine di vigilare sull'osservanza delle disposizioni sul tema. 

Particolare interesse, per quanto riguarda le convenzioni odontoiatriche e mediche, le clausole che la proposta di legge indica come vessatorie anche se oggetto di trattativa tra assicurazione e convenzionato. 

Tra queste quelle che consistono: 

  • nella riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; 
  • nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che il professionista deve eseguire a titolo gratuito; 
  • nella previsione di termini di paga- mento superiori a sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di paga- mento di contenuto equivalente. 

Altro punto interessante inserito nella proposta di legge, la possibilità di tutelare i diritti dei singoli professionisti attraverso una Class action. 

Come sempre accade nel nostro Paese, sul tema si sovrappongono anche altri progetti di legge che la Commissione sta ora cercando di accorpare. 

Quello (A.C. 1979) che vede come primo firmatario l’On. Andrea Mandelli (Forza Italia) , Presidente della Federazione Ordini Farmacisti, si distingue per voler estendere l’equo compenso a “qualsiasi rapporto professionale avente ad oggetto le prestazioni di un avvocato e di qualsiasi altro professionista, a prescindere dall’utilizzo di vere e proprie convenzioni, predisposte unilateralmente o no”.

Inoltre, la proposta demanda al Ministero della Giustizia di definire i parametri specifici in relazione a ciascuna professione vigilata, sentiti gli Ordini professionali coinvolti. 

Infine, la proposta di legge (A.C. 301) dell’On. Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) tra le varie norme prevede: 

  • La possibilità del Tribunale di richiedere al professionista di acquisire il parere di congruità dell’Ordine o del Collegio professionale. 
  • L’obbligo, per gli ordini e i collegi professionali, di adottare disposizioni deontologiche volte a sanzionare la violazione da parte del professionista: dell’obbligo di pattuire un compenso equo e proporzionato alla prestazione professionale richiesta, in applicazione dei parametri o delle tariffe ministeriali; dell’obbligo di informativa della nullità della pattuizione di un compenso iniquo, nei rapporti in cui gli accordi siano predisposti esclusivamente dal professionista. 
  • L’istituzione di un fondo, compartecipato dallo Stato, presso i singoli Ordini territoriali per la copertura delle spese per i servizi professionali resi su questioni urgenti o indifferibili in favore dei soggetti meno abbienti.
  • L’abrogazione della norma prevista dal decreto Bersani che dispone l’abrogazione del rispetto dell’obbligatorietà delle tariffe fisse o minime con riferimento alle attività libero-professionali e intellettuali.  

Un quadro che tocca molte delle questioni che anche in questi giorni sono tornate di attualità nel settore odontoiatrico in tema di convenzioni ma non solo, tra queste listruttoria dell’Antitrust e l’iniziativa ANOMEC

Un’occasione che speriamo le professioni sappiano cogliere a cominciare dal riuscire ad analizzare, insieme, le proposte in discussione in Commissione, proponendo una sintesi comune che sappia raccogliere tutte le esigenze delle singole professioni e non si vada, come spesso è avvenuto, individualmente a tirare la giacchetta del singolo parlamentare, più per ottenere visibilità di fronte ai propri iscritti che per realmente riuscire a ottenere risultati. 


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