Mi sembra che la vicenda dell’obbligo vaccinale e delle varie interpretazioni sulla sospensione per i sanitari no-vax stia raggiungendo il nulla che da agosto ad oggi ci sta accompagnando sul green pass. Bisogna parlarne e creare titoli allarmistici per i cittadini, nonostante l’esiguo numero di sanitari interessati invece di cercare di risolvere il problema. Poi c’è il dibattito tutto interno che tocca molte questioni di principio e non solo, a cominciare dal ruolo dell’Ordine.
Sull’obbligo vaccinale per i medici ho già avuto modo di evidenziare, all’indomani della decisione del Governo, che è un obbligo legato all’esercizio della professione (quindi una decisione politica), obbligo giusto o sbagliato non importa, è una norma di legge e quindi va rispettata.
Sul doverla rispettare avevo anche commentato che la norma è scritta malissimo e sarebbe stato difficile farla applicare. Ed infatti il crono programma indicato nella norma, poneva la fine di aprile come data in cui dovevano essere inviate le prime lettere dell’ASL agli Ordini con i nomi degli iscritti non vaccinati. Invece le prime stanno arrivano in questi giorni.
Vengo al dibattito tutto interno al settore medico ed ordinistico sulla “sospensione” dell’iscritto non vaccinato. L’obiettivo della norma è chiaro: chi lavora a contatto con i pazienti deve essere vaccinato. Chi non lo è, è sospeso.
Ma è sospeso dal lavoro o dall’Albo?
Differenza non certo solo formale. Letteralmente la norma prevede la sospensione dallo svolgere prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali o comportino, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2. Ed infatti, per i sanitari dipendenti, c’è la possibilità di destinarli -se possibile- ad altra mansione non a rischio contagio.
Il dubbio che si sono posti alcuni presidenti CAO, e discusso nell’ultima Assemblea, è quello se la sospensione dalle attività che comportano contatti interpersonali comporti la sospensione dall’Albo.
L’opinione uscita dall’Assemblea CAO è quella di segnalare all’iscritto, ricevuta la comunicazione dell’ASL, la sospensione dal curare i pazienti. Perché così, ricordano i presidenti CAO, prevede la legge. Non poter lavorare a contatto con il paziente, per un dentista nel 99,9% dei casi si traduce nel non poter più lavorare.
Ma non sospenderlo dall’Albo, che implica anche una serie di ulteriori adempimenti e responsabilità, ma tralascio questa parte. Quindi, il medico o l’odontoiatra no-vax dovrebbe venire sospeso dall’attività clinica ma non dall’Albo. Poi come sempre ogni Ordine provinciale può decidere in autonomia, e dalle prime notizie alcuni sospendono dall’Albo altri formalizzano la comunicazione ricevuta dall’ASL che li invita a sospendere l’attività.
Ma se l’iscritto “invitato” a non curare i pazienti continua ad esercitare?
Alcuni presidenti CAO mi rispondono spiegandomi che, allora, verrà aperto un procedimento disciplinare e si sanzionerà l’iscritto.
Confesso: sentendo la risposta subito penso alle sanzioni che da 20 anni si dovrebbero comminare all’iscritto che non raccoglie i crediti ECM necessari o a quello che dopo, anche qui almeno un decennio, non ha ancora comunicato la Pec all’Ordine. Per entrambi sarebbe prevista la sospensione.
Probabilmente anche il presidente FNOMCeO Filippo Anelli ha pensato ad ECM e PEC, visto che in tutte le sue comunicazioni ufficiali ha sempre parlato di sospensione dall’Albo formalizzata con una delibera. Quindi il medico sospeso non può neppure scrivere una ricetta per l’antibiotico del figlio.
Sulla stessa linea la Regione Piemonte che addirittura invoca la denuncia penale per il sanitario non vaccinato che continua ad esercitare per violazione all’articolo 348 del Codice Penale, così come deve essere denunciato un sanitario vaccinato che fa lavorare un operatore di interesse sanitario (un ASO per esempio) non vaccinato.
Non sta a me decidere chi ha ragione e come spesso purtroppo capita in situazioni non chiare, lo dovrà fare un Giudice.
La norma comporta, poi, conseguenze “pratiche” diverse a seconda se il sanitario sia dipendente o libero professionista.
La stragrande maggioranza degli iscritti all’Albo dei medici è di fatto dipendente, mentre la stragrande maggioranza degli iscritti all’Albo degli odontoiatri è un libero professionista.
Quindi i primi, se sospesi e non vengono destinati ad altre mansioni come consente la legge, staranno a casa senza stipendio (da capire gli aspetti previdenziali ma se per evitare la sospensione si mettono in aspettativa perdono solo lo stipendio ma i contributi sono pieni ed il posto garantito), mentre un dentista sospeso, se non deciderà di vaccinarsi, dovrà chiudere lo studio almeno fino al 31 di dicembre quando scadrà la norma, se non verrà prorogata.
Per i liberi professionisti, però, oltre all’aspetto economico c’è anche quello della salute dei pazienti, a cui nessuno mi sembra abbia pensato e speso qualche parola.
I pazienti dei 4 dentisti sospesi a Torino chi li cura? Chi chiude il canale aperto la seduta prima della sospensione? Chi cementa la corona, sostituisce il provvisorio rotto, toglie i punti dell’impianto appena messo?
Un medico dell’ASL può essere sospeso senza che il servizio minimamente ne risenta visto che, stando ai dati resi pubblici dal presidente Anelli, potenzialmente sarebbero circa 1.500 medici no-vax sui 460 mila iscritti.
Ma se a non poter più lavorare è il titolare dello studio, l’unico dentista di quello studio, i suoi pazienti in cura al momento della sospensione che fine fanno?
Mi permetto di proporre una soluzione in alternativa alla sospensione, la stessa adottata per i docenti delle scuole. Obbligare il sanitario non vaccinato al tampone ogni 48 ore, da inviare al datore di lavoro o all’Ordine di apparenza se libero professionista. Costi ovviamente a carico del no-vax.
Capisco che sarà difficile trovare una soluzione alternativa e pratica, perché l’obbligo è Legge e quindi va rispettato.Poi l’impressione è che la questione si sia oramai radicalizzata, diventando più formale che realmente di tutela della salute pubblica.
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