Ricorderete, e se non lo ricordate eccomi qui per aiutarvi a farlo, le dichiarazioni del Ministro della Salute e del presidente FNOMCeO a fine anno, in prossimità della scadenza del 31 dicembre 2023, ultimo giorno utile per poter raccogliere i crediti ECM necessari per recuperare quelli non raccolti nel triennio 2020-2022. In varie interviste, il Ministro della Salute Girolamo Schillaci esortava i medici e dentisti a recuperare i crediti mancanti perché dopo il 31 dicembre “potranno essere soggetti alle sanzioni che i vari Ordini provinciali dovranno applicare come previsto dalla legge”.
Certamente il termine “potranno” è meno perentorio di un più categorico “saranno”, ma sappiamo che in realtà l’Ordine deve convocare l’inadempiente e poi valutare caso per caso prima di, eventualmente, sanzionare. Se l’iscritto non ha mai raccolto un credito, la sanzione comminata sarà probabilmente più severa di quella che verrà inflitta ad un iscritto “quasi” in regola. Ma questa è una mia supposizione, salvo rarissimi casi, in 20 anni non ci sono state notizie di sanzioni a iscritti (ne ricordo una sola) che non hanno raccolto i crediti ECM previsti e poi, siccome non c’è una regola certa, si lascia alla valutazione della Commissione Albo, anche se la norma indica che “la partecipazione alle attività di formazione continua costituisce, ai sensi dell’art. 16-quater del D. Lgs. n. 502 del 1992, requisito indispensabile per svolgere attività professionale in qualità di dipendente o libero professionista”.
Nessuna sanzione anche perché i tanti rinvii, abbuoni, posticipi hanno di fatto posto sul sistema ECM una sanatoria che dura da vent’anni. Ma anche qui il Ministro Schillaci è stato chiaro: “non ci saranno più proroghe”.
E questo, fino ad oggi, sembra essere stato rispettato… sembra.
Già perché in realtà solo da lunedì primo aprile gli Ordini potranno convocare gli iscritti inadempienti, ma solamente quelli che non hanno raccolto i crediti previsti per il triennio 2020-2022.
Ad oggi, tutti gli altri trienni sono, al momento, ingiudicabili e quindi non considerabili per le sanzioni. Ricordo il perché.
Innanzitutto perché il primo aprile e non il primo gennaio 2024?
Il 31 dicembre 2023 è scaduta la proroga di un anno per raccogliere i crediti ECM non raccolti nel triennio precedente (2020-2022), i provider ECM (chi organizza i corsi accreditati) hanno 90 giorni di tempo per verificare ed assegnare i crediti sulla piattaforma in modo che il Co.Ge.APS. -il consorzio degli Ordini e Collegi creato e sovvenzionato dalle professione sanitarie accreditate per supportare i 596 ordini e collegi territoriali (fonte bilancio consultivo 2023)- li possa inserire in piattaforma rendendoli disponibili agli iscritti, ma anche agli Ordini per la verifica. Peraltro il Co.Ge.APS. invia o dovrebbe inviare agli Ordini territoriali l’elenco dei crediti raccolti dagli iscritti.
Perché ad oggi i controlli possono essere fatti solamente sul triennio 2020-2022?
Perché con il Decreto Milleproroghe 2023, è stato demandato alla Commissione ECM di definire come gli iscritti che non hanno raccolto i crediti necessari per i trienni (2014-2016 e 2017-2019) possano ottenere la certificazione dell’assolvimento dell’obbligo formativo attraverso crediti compensativi. Il perché lo possano fare a quasi 10 anni di distanza non mi è chiaro, visto che anche al termine di quei trienni formativi, era stata prorogata di un anno la scadenza per mettersi in pari con i crediti mancanti.
Dopo il suo insediamento, la Commissione Nazionale ECM (per quanto sono riuscito a sapere) si è riunita altre 2 volte, ma del provvedimento ancora nessuna traccia. Ovviamente, fino a quando non sarà indicato come mettersi in pari, gli inadempienti sono di fatto sanati perché ovviamente loro “scalpitano” per recuperare i crediti ECM mancanti, ma nessuno gli dice come fare.
Doverosa precisazione
Non è la prima volta che faccio queste considerazioni e sono consapevole che quella del rispetto dell’obbligo di aggiornamento ECM è un tema che non “frega” a nessuno, a quanto pare neppure a chi dovrebbe fare rispettare la norma. Ma ad “alterarmi” non è tanto il fatto che io come giornalista, se non mi aggiorno, alla scadenza del triennio formativo ricevo dal mio Ordine una lettera che minaccia di cancellarmi dall’Albo, e così capita all’amico ingegnere, architetto, avvocato, ma pensare che il mio medico curante, da 20 anni, può non essersi mai aggiornato perché tanto va bene uguale. E questo un po’ mi preoccupa. Credo che sia più utile che ad essere aggiornato sia il medico rispetto al giornalista.
Questo atteggiamento nei confronti dell’obbligo ECM, trovo che possa essere un esempio di come si affrontino certe situazioni: una norma non è applicabile o solamente non è gradita, allora creo un meccanismo in cui la insabbio. Sempre con buona pace di chi invece le regole le rispetta. E non penso tanto a me (peraltro molti dei corsi che seguo sono interessanti) ma a voi che per aggiornarvi e rispettare la Legge spendete soldi, tempo, dovete tenere chiuso lo studio, a differenza di chi non lo fa.
In realtà ad obbligare medici e dentisti a rispettare l’obbligo ECM, seppur parzialmente, sarà la norma sulle assicurazioni che consentirà le compagnie assicurative a non coprire i medici e dentisti che non hanno raccolto il 70% dei crediti nel triennio 2023-2025. E sono certo che in questo caso le compagnie assicurative, pur di non pagare, non saranno disposti a girarsi dall’altra parte e faranno rispettare la norma.
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