Tra le novità della Analisi Congiunturale 2019 presentata dal Servizio Studio ANDI durante Expodental Meeting, la fotografia del convenzionamento dei dentisti italiani con i Fondi integrativi e le assicurazioni dalla quale emerge come la maggioranza dei i dentisti italiani, pur non amando le convenzioni, le abbiano attivate e siano disposti ad attivarle. E nonostante i Fondi intermediano solo il 5% di richieste di cure rispetto alla spesa totale destinata dalle famiglie italiane alla cura della propria salute orale.
Secondo i dati presentati dal coordinatore del Servizio Studi ANDI Roberto Calandriello, rilevati attraverso un sondaggio via web inviato ai denti soci ANDI e rielaborato su basi statistiche rispetto alla popolazione dei circa 48 mila dentisti iscritti ENPAM, il 27% circa dei dentisti ha attivato una convenzione. Ed i dati potrebbero anche essere in difetto visto che i dentisti intervistati sono quelli associati ANDI e l’Associazione impone nel proprio Codice Etico limitazioni proprio sul convenzionamento.
Ad accettare più degli altri le regole imposte dagli accordi per il convenzionamento diretto dai gestori dei Fondi, sono i dentisti under 35 ed under 45 (rispettivamente il 34,8% ed il 38,8% dei convenzionati “diretti”), mentre sembrano meno disposti a scendere a compromessi gli over 56.
Una scelta che il coordinatore del Servizio Studi ANDI Roberto Calandriello, motiva con la necessità di “fare girare” lo studio oltre al minore potere contrattuale nei confronti del terzo pagante.
Sul fronte geografico è il Sud a registrare più dentisti con convenzionamento diretto mentre il Nord-Est sembra rimanerne, leggermente, lontano.
Tra le maggiori criticità rilevate dai dentisti convenzionati le tariffe, giudicate “eccessivamente scontate”, le interferenze del gestore nell’autonomia clinico-diagnostica, il fatto che il paziente diventa di fatto di proprietà del fondo e l’aumento del lavorodi segreteria dello studio.
L’Analisi Congiunturale ANDI ha anche cercato di analizzare quanti sono i pazienti che aderiscono ad un Fondo a rivolgersi al dentista convenzionato rispetto alla totalità dei pazienti dello studio. Stando ai dati riportati, nel triennio 2016-2018, l’incremento dei pazienti è stato del 7% circa ed in media il numero di pazienti provenienti da Fondi sanitari integrativi sono il 17% della totalità dei pazienti. Rispetto alle tariffe imposte dal gestore del Fondo, rapportate a quelle applicate dallo studio ai pazienti tradizionali, il discostamento dichiarato è di circa il 20% in meno.
Come anche Odontoiatria33 aveva evidenziato, non c’è solo il problema “sconto” ma anche quello dell’incassare quanto dovuto dal Fondi nei tempi previsti. Rispetto ai 60-90 gironi previsti dal contratto, il ritardo per vedersi rimborsate le prestazioni erogate ai pazienti del Fondo è di circa 5 mesi, ameno il 50% dei dentisti convenzionati che hanno partecipato al sondaggio lamenta questo.
Tra gli aspetti positivi delle convenzioni i dentisti ritengono che l’espansione del terzo pagante “è un veicolo mediante il quale è possibile aumentare il numero di pazienti che potranno accedere alle cure odontoiatriche” ma l’altra faccia della medaglia è che “l’espansione dei terzi paganti mette a rischio l’esistenza stessa della libera professione.
Nonostante le criticità verso il sistema, il 65,4% dei dentisti convenzionati non intende disdire a breve la convenzione, il 29% pensa di disdirne solo ad una, mentre il 5,2% una o più convenzioni mentre il 24% dei dentisti non convenzionati dichiara che sarebbe disposto a convenzionarsi.
L’Analisi Congiunturale ha anche permesso al Servizio Studi ANDI di realizzare un elenco dei Fondi e le Assicurazioni con cui i dentisti hanno attivato convenzioni e l’incidenza, anche se scorrendo elenco qualche incongruenza sembra esserci. Sotto la tabella proiettata durante la relazione che Odontoiatria33 ha fotografato.
Articolo modificato il 30 maggio 2019
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