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20 Marzo 2025

Le difficoltà di fare capire l’importanza della salute orale ai pazienti ed ai politici

Intervista al past presidente FDI Gerhard K. Seeberger in occasione del World Oral Health Day. “tutti dovrebbero potersi recare dal dentista e con lui costruire un rapporto di fiducia”

Nor. Mac.

Gerhard K. Seeberger

Il World Oral Health Day, la Giornata Mondiale della Salute Orale che si celebra oggi 20 marzo, è un'iniziativa istituita dalla FDI World Dental Federation nel 2013. La scelta del 20 marzo è poi anche simbolica: i bambini dovrebbero avere 20 denti da latte, gli adulti dovrebbero avere 32 denti e zero carie e gli anziani dovrebbero mirare a mantenere almeno 20 denti naturali.

Questa rappresentazione numerica (3/20) sottolinea la missione della giornata di promuovere una salute orale ottimale per tutte le età. Ogni anno, il World Oral Health Day ha un tema specifico declinato in tre anni in singolo temi per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza della salute orale e il suo impatto sulla salute generale. Per il triennio 2024-2026 il tema generale è "A Happy Mouth…” mentre il focus specifico di quest’anno è “A Happy Mind" (Una bocca felice è una mente felice). Obiettivo, evidenziare il legame intrinseco tra salute orale e benessere mentale, ne abbiamo parlato in questo approfondimento. 

Ma quale è, oggi, il senso di questa giornata, e in che modo dentisti ed igienisti dentali possono utilizzare la Giornata Mondiale per la Salute orale per sensibilizzare i pazienti verso l’attenzione alla prevenzione? 


Lo abbiamo chiesto al presidente AIO Gerhard K. Seeberger (nella foto) che dal 2019 al 2021 ha ricoperto la carica di presidente FDI.  

“La Giornata Mondiale nasce dalla FDI-World Dental Federation, associazione internazionale di dentisti che raggruppa le associazioni nazionali di categoria e che per prima si è battuta non tanto contro le patologie orali quanto per mantenere la salute orale, attenta alle connessioni con le altre malattie dell’organismo”, dice ad Odontoiatria33 il presidente Seeberger.

“La Giornata del 20 marzo, non a caso, nasce per prevenire tutte le patologie sistemiche legate alla salute orale. In tutte le occasioni di incontro cerchiamo e cercheremo di far capire con semplicità il legame tra salute della bocca e salute del corpo, di trasmettere l’idea che l’odontoiatria ha un valore aggiunto enorme non tanto per gli interventi che compie in bocca, ma al contrario per le malattie che evita attraverso la prevenzione. Quest’anno il nostro slogan è il nesso bocca-mente. 

Se decenni fa prevenzione orale voleva dire prevenire la carie oggi le evidenze scientifiche dimostrano che essa è il primo passo per un benessere generale della persona. E’ difficile spiegare questo ai pazienti? 

Vedo due problemi. Il primo è nel dentista: ognuno di noi ha il suo modo di comunicare lo stesso concetto. Le differenze nascono dai diversi modelli organizzativi che differiscono in primo luogo da un Paese all’altro e in secondo luogo per via dei diversi contesti burocratici: per intenderci, il dentista libero professionista può comunicare le cose con sfumature diverse rispetto a chi opera in una Società.

FDI dalla prima edizione del World Oral Health Day nel 2013 chiede di basare le azioni globali e locali sulla salutogenesi più che sulla patogenesi. Da allora consigliamo stili di vita sani, ed azioni regolari ed efficaci sul cavo orale, ma invitiamo nel contempo all’aumento della health literacy e della oral health literacy, perché i cittadini-pazienti hanno problemi diversi da un paese all’altro. Da noi il 58% della popolazione non va dal dentista abitualmente. A una popolazione che vediamo mediamente in ritardo offriamo cure, a volte proprio “rappezzi”, quando si dovrebbe puntare su prevenzione e concordare azioni.

In settimana, negli incontri programmati per Celebrare la Giornata parleremo da una parte del legame tra scelte di vita e incidenza di malattie, dall’altra del fatto che una corretta salute della bocca non porta solo un bel sorriso, ma anche una minor spesa dei cittadini per la salute orale e dello stato per tutte le altre malattie non-trasmissibili (tumori, cardiopatie, diabete, patologie respiratorie e neuropsichiatriche): chi va dal dentista più di frequente e chi dimostra volontà politica di investire in salute orale di solito finisce per spendere meno e stare meglio. 


Lei è stato presidente FDI, parlare di salute orale nel mondo è molto difficile; sono diverse le esigenze cliniche, le abitudini, e soprattutto le opportunità per le persone di accedere ai servizi odontoiatrici. L’Italia dove è piazzata sia in offerta di cure che di attenzione alla salute orale da parte dei cittadini? 

I recenti risultati del Sixth Oral Health Study in Germania ci dicono che per ogni euro investito in prevenzione delle patologie orali, con azioni avviate a partire dagli studi dentistici, si risparmiano 76 euro di spese per la salute del corpo e in particolare per le cinque malattie croniche non trasmissibili. Ma per ottenere simili risultati servono risorse, volontà politica, una base culturale adeguata. Ci sono ostacoli culturali, localmente persino credenze religiose che osteggiano una corretta idratazione. Ci sono paesi come l’Afghanistan con pochi dentisti perché nessuna donna può praticare l’odontoiatria.

E poi ci sono le conseguenze della crisi.

In Italia a creare problemi, a livello di tutti i distretti corporei, è stato l’impoverimento degli ultimi 15 anni. Al Centro Odontoiatrico Caritas che negli Anni Duemila si rivolgeva ai soli immigrati, già nel 2022 gli italiani rappresentavano il 35,7%, oltre un terzo degli assistiti (maggioranza relativa) e oltre il 50 % per le protesi. Una recente ricerca di Caritas a Roma e Sermig a Torino su 357 adulti afferma che gli italiani afferenti ai centri Caritas hanno una salute orale peggiore della popolazione straniera nelle stesse condizioni. Chi viene da altri continenti ha in media un valore DMFT (denti mancanti, caduti, otturati) più basso di circa 3 punti rispetto agli italiani. Stiamo peggio degli immigrati. Di fronte al fatto che dal dentista si va di più in Trentino Alto Adige (84% dei residenti contro il 34-37% di calabresi, siciliani, campani) serve però offrire un messaggio univoco: tutti dovrebbero potersi recare dal dentista, costruire un rapporto con un professionista di fiducia come ce l’hanno con il medico di famiglia. I risultati ottenuti in Germania ci ricordano il contributo delle politiche sanitarie ed educative nel venire incontro alle fasce più deboli e nel ridurre le diseguaglianze. Dal nostro punto di vista, è fondamentale un approccio collaborativo con le altre figure sanitarie, sia nel nostro settore sia “oltre”.

Chi si occupa della salute orale di una persona, vede i segni che lascia la patologia della bocca sul resto dell’organismo. Da qui, l’importanza di parlarci: noi odontoiatri con i medici di medicina generale, e i medici specialisti che si occupano di malattie non trasmissibili. 

E ai politici italiani, cosa dire?  

Abbiamo visto con favore come questo Governo sia orientato a promuovere, in linea con i più avanzati orientamenti dell’Unione Europea, una tassa sullo zucchero sia sulle bevande sia sulle preparazioni alimentari. Ma sugar ed alcol tax sono solo una parte dell’intervento che porta a cambiare gli stili di vita. Già a livello della famiglia ogni cittadino deve imparare ad adottare comportamenti corretti.

AIO ha chiesto al Ministro della Salute di istituire la Giornata Nazionale per promuovere un approccio formativo attraverso iniziative istituzionali di comunicazione. E si adopera da parte sua per costruire nella categoria una mentalità di “Oral health counselling” che comprende educazione e coaching della persona. Servono risorse, attenzione del Servizio sanitario, fiducia dei decisori in quello che può fare l’odontoiatria privata per la salute dei cittadini, sforzi di formazione congiunti.

Temi di governo, da discutere ai tavoli ministeriali, ma che ogni 20 marzo devono tradursi in progetti e realizzazioni di cui rendere conto alla gente.  


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