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25 Settembre 2014

Il futuro dell'odontoiatria visto dal prof. Stefano Salgarello


Si definisce romano acquisito dal 1962 (genitori "nordici"), bresciano acquisito dal 1987, è sposato con Silvia ed ha tre bellissimi figli (Alessandro, Laura, Edoardo). "La mia vita è per loro, il lavoro viene molto dopo", ci dice il prof. Stefano Salgarello uno dei protagonisti del Dental Forum di Asti.
"Professionalmente nasco a Brescia" ci racconta. "Sono arrivato subito dopo la laurea (a Roma, in Cattolica) alla Scuola del prof Sapelli, che mi ha dapprima allettato, poi catturato, quindi (bontà sua) formato; magari più alla vita universitaria che alla professione odontoiatrica, che viveva in quei momenti profondi mutamenti culturali (esisteva da poco il Corso di Laurea in Odontoiatria) che bisognava seguire molto da vicino. Dapprima Ricercatore Universitario, poi Professore Associato (ruolo che tutt'ora ricopro) il prof. Sapelli mi ha dato il "compito" di provvedere alla docenza dell'Endodonzia e della Chirurgia Odontostomatologica, materie per le quali sono ancora il riferimento in ambito universitario bresciano".
Come abbiamo fatto con altri relatori del Dental Forum ti chiediamo se ritiene che la crisi economica e l'aumento dell'età media abbiano modificato le richieste del paziente?

La risposta positiva è più che ovvia per ambedue le domande, anche se ciò che le fa differire risiede nell'ambito della motivazioni che sottendono queste risposte. Ma ribalterei la domanda: le due cose hanno modificato l'offerta dell'odontoiatria? Siamo noi che offriamo soluzioni a problemi, ovvero terapie a patologie. E spesso con scarsa lungimiranza e altrettanta attenzione ai problemi (e alle volontà) del paziente.
 
Alla luce delle recenti raccomandazioni cliniche del Ministero è possibile conciliare la qualità con i costi in protesi?

Ritorniamo sulla domanda e offerta: il panorama dell'offerta protesica, dal punto di vista dei materiali, oggi ha amplificato la gamma dell'offerta protesica classica. Il cui costo finale non è cambiato più di tanto nell'ultimo decennio, anzi forse rispetto a 10 anni fa è anche un po' diminuito (a fronte degli oneri accessori - vedi tasse e balzelli vari - che non mi pare siano sulla stessa linea). Se la qualità ha un costo, ed il costo della terapia protesica "classicamente intesa" (fissa o removibile che sia) non è cambiato più di tanto, non vedo il motivo per cui si debbano creare problemi di conciliabilità. Forse il problema della conciliabilità risiede nella nostra costante ed umana ricerca del miglioramento con materiali sempre più tecnologici e performanti, e sulla nostra volontà di volerli applicare "tout court"?
 
Le cliniche "low cost " e il turismo odontoiatrico influenzano i protocolli terapeutici?

Purtroppo la risposta è drammaticamente positiva. Nel "mare magnum" di considerazioni che sono state fatte su tali argomenti, non è mai stata fatta una considerazione che forse, da docente, mi appare estremamente evidente ma mai considerata: se io do ad uno studente una formazione di qualità, obbligandolo a lavorare in una certa maniera e lo studente nel post-graduate trova una collocazione lavorativa solo presso centri di questo genere (in quanti oggi - dopo la laurea - hanno il coraggio di aprire un proprio studio rispetto a dieci anni fa?), dove non si fa certo della qualità il fiore all'occhiello (e il paziente questo non riesce a percepirlo, anche se magari lo intuisce), a questo ex-studente cosa resta del nostro insegnamento in qualità? Quale bagaglio di esperienza si costruisce, da portare con sé e implementare negli anni a venire se disperde - suo malgrado - tutto?
 
La chirurgia implantare computer guidata è una moda o una esigenza reale?

Esigenza reale sicuramente non è. Determinate terapie implantari si possono o non si possono fare. La chirurgia implantare guidata software-assistita (e mettiamoci pure "protesicamente indirizzata", per chiudere il concetto) nasce da determinate esigenze, sia di mini-invasività che di implementazione delle possibilità terapeutiche. E' un punto di arrivo, pertanto, contrariamente alla moda. Diventa esigenza reale quando si "vede" che per quel determinato paziente si potrebbe "fare di più": già solo quel "vedere" ci colloca in una posizione differente rispetto a chi rimane cieco, confinato nel proprio orticello di terapie. E se si hanno interessi per trovare appagamento da ciò che si sa fare e ciò che si può fare, allora ci si instrada sul percorso (tortuoso come qualsiasi curva di apprendimento) di questa affascinante chirurgia.
 
Dal protocollo di Branemark ai software 3D che guidano la mano del chirurgo i cambiamenti sono stati notevoli. Con tua esperienza di clinico e di Docente Universitario cosa vedi nel prossimo futuro.

Per fortuna i software guidano solo la mano, ma non la testa! Stiamo vivendo, chirurgicamente parlando, momenti apparentemente statici ma in realtà estremamente dinamici: il confronto è sempre più sulla Biologia dell'Uomo (e sulla sua centralità in ogni momento terapeutico) che sulla...morfologia della spira! Pertanto una conoscenza sempre in divenire, sulla quale non si potrà metter mai la parola "fine".  La sfida della Docenza è imperniata su questo: la costruzione dell'Operatore sulla base di conoscenze biologiche corrette e omnicomprensive; sta infatti sempre all'Operatore decidere, scegliere e consigliare: e fare in modo che il paziente percepisca che ciò che si propone rientra nell'interesse del benessere del suo cavo orale.

A cura di: Davis Cussoto, odontoiatria libero professionisti Twitter @DavisCussotto

Sull'argomento leggi anche:

9 Settembre 2014: L'odontoiatria del futuro. Costi ridotti e più attenzione agli anziani. Ci deve essere più attenzione per la deontologia secondo Vincenzo Bucci Sabatini


18 Settembre 2014: L'evoluzione della professione odontoiatrica. Per il prof. Carossa sempre più in collaborazione con il medico per la tutela della salute del paziente

 
 

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