La scadenza era prevista per lunedì 2 dicembre. Intanto nasce la polemica sull’aumento o meno delle tasse. Per l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, nel 2025 i redditi da 32mila e 40 mila euro sarebbero penalizzati
Nel quadro dei lavori per la conversione del decreto-legge 19 ottobre 2024, n. 155, il Parlamento ha approvato un emendamento che prevede, per i titolari di partita IVA che nell’anno precedente hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare non superiore a 170 mila euro, la proroga al 16 gennaio 2025 del termine per il versamento del secondo acconto delle imposte sui redditi, in scadenza il prossimo 2 dicembre.
A darne notizia una nota stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
“La proroga –viene chiarito- non riguarda il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi assicurativi dovuti all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL)”.
I contribuenti potranno effettuare il versamento del secondo acconto in unica soluzione oppure in cinque rate mensili di pari importo, da gennaio a maggio 2025.
Intanto nasce il caso della riduzione delle aliquote previsto nella delega fiscale per l’anno 2025.
Secondo quanto diffuso da il quotidiano La Repubblica e ripreso da altri media, l'Ufficio Parlamentare di Bilancio nel documento dell'audizione sulla manovra del 5 novembre scorso, analizzando il nuovo disegno dell'Irpef avrebbe evidenziato che "nonostante la riduzione del numero di aliquote legali", il numero delle aliquote "effettive aumenta, passando da 4 a 7, e il loro andamento risulta più irregolare". Al punto che "raggiungono il 50% per i redditi compresi tra 32mila e 40mila euro".
Photo Credit: Camera.it
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