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19 Novembre 2015

Patologie orali e disturbi del sonno: un legame da non sottovalutare

di Anna Maria Melica


Il sonno è uno stato fisiologico necessario per il benessere psicofisico dell'individuo. I disturbi del sonno colpiscono un'ampia fascia della popolazione adulta, dal 10 al 50%, con importanti ripercussioni sulla salute e sulla qualità di vita.

Il secondo modulo del terzo corso FAD 2015 (Dental Cadmos 9/2015, autori Elena Maria Varoni, Valeria Martini, Alessia Albonico, Onalda Dai, Marcello Iriti dell'Università degli Studi di Milano) esamina i più recenti studi presenti nella letteratura scientifica internazionale sul legame tra odontoiatria e sonno.
Un'interessante disamina dei vari aspetti fisiopatologici del sonno (fig.1) introduce l'obiettivo del lavoro che è quello di descrivere l'eziologia, gli aspetti clinici e le caratteristiche delle patologie odontoiatriche correlabili ai disturbi del sonno e di fornire elementi utili per la gestione del paziente che ne soffre.

Tre sono le patologie più frequenti: l'apnea ostruttiva notturna (OSAS, obstructive sleep apnea syndrome), il bruxismo, il dolore oro-facciale.

OSAS

L'OSAS è caratterizzata da un'interruzione completa del respiro, ripetitiva, della durata di almeno 10 secondi, causata dal collasso delle vie aeree superiori, il disturbo può presentarsi anche in forma meno grave con una riduzione incompleta (almeno del 50%) del flusso respiratorio. La terapia con dispositivi orali è indicata nei casi di OSAS lieve o moderata o nei casi di OSAS grave quando la respirazione a pressione continua positiva o CPAP (continuous positive airway pressure) non è tollerata. Esistono due categorie di apparecchi, quelli che trattengono la lingua in posizione anteriorizzata (TRD, tongue retaining device) e quelli che avanzano la mandibola (MRA, mandibular repositioning appliances).

Bruxismo

Quando il bruxismo, parafunzione orale di serramento o digrignamento dei denti, si manifesta di notte si verifica soprattutto nelle fasi di sonno leggero non-REM, solo il 10% nella fase REM, ed è stato associato a quadri di insonnia. Si può parlare di due tipologie di bruxismo notturno: uno primario o idiopatico, senza una causa identificabile, e uno secondario associato a condizioni socio-psicologiche o altre condizioni mediche. Per quanto riguarda il trattamento si cerca di gestire il disturbo e gli eventuali sintomi allo scopo di prevenire le possibili complicanze a carico dell'apparato stomatognatico (fig.2). Tra le possibilità terapeutiche vi sono l'utilizzo di bite, il trattamento con farmaci miorilassanti e in alcuni casi il ricorso a terapie cognitivo-comportamentali.

Dolore oro-facciale

Si può definire il dolore oro-facciale come una disfunzione del terzo ramo del nervo trigemino. Si associa, più spesso, ai disordini temporo-mandibolari, includendo anche quadri di sindrome della bocca che brucia o burning mouth syndrome. In generale, i disturbi del sonno possono essere causa o aggravare il dolore cronico.

Farmaci ipnotici

Per finire occorre prestare particolare attenzione ai pazienti in terapia con farmaci ipnotici per il trattamento dell'insonnia. In questi casi è consigliabile valutare la presenza di iposalivazione e correggerla, se necessario, con una corretta idratazione, l'impiego di sostituti salivari e la stimolazione delle ghiandole salivari.

Sintesi a cura di: Anna Maria Melica, Consulente Scientifico Dental Cadmos

  • Figura 1. Caratteristico profilo del sonno nell’uomo. Il sonno è caratterizzato dalla ciclicaalternanza tra fasi REM (rapid-eye-movement, movimenti rapidi degli occhi) e non-REM.Quest’ultimo comprende il sonno “profondo” a onde lente (SWS, slow-wave sleep), checorrisponde agli stadi 3 e 4, e fasi di sonno più lieve, gli stadi 1 e 2. Durante la prima parte dellanotte, prevale SWS, mentre il sonno REM domina nella seconda metà della notte.

  • Figura 2. Paziente bruxista: marcata erosione dei tessuti duri con perdita dello strato dismalto ed esposizione dentinale.

 
 

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