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09 Novembre 2009

Batteri patogeni: una scomoda eredità

di Cosma Capobianco


La cavità orale è colonizzata fin dalla nascita da diverse specie batteriche che vi risiedono stabilmente prima ancora della dentizione. Purtroppo, in mezzo a tante specie saprofite e normalmente inoffensive, ce ne sono anche di potenzialmente pericolose.
Fino a non molto tempo fa si pensava che il pericolo si limitasse alle specie cariogene; è invece ormai certo che i bambini ereditano anche patogeni parodontali di prima classe come Porphyromonas gingivalis, Tannerella forsythia e Prevotella intermedia. Quest’ultima si ritrova insieme con altri anaerobi già nei primi mesi di vita in percentuali che possono arrivare al 70%.
Gocce e setole
È certo anche che se un bambino ospita un patogeno, ne è portatore almeno uno dei suoi genitori, sebbene ciò non si verifichi sempre. Se poi un genitore è affetto da parodontite, allora in 7 bambini su 10 si può isolare un patogeno che, in ordine di frequenza, sarà P. gingivalis e/o A. actinomycetemcomitans o B. forsythus. Inoltre, la probabilità di isolare un determinato patogeno varia da specie a specie: per esempio, in alcune ricerche Porphyromonas gingivalis si trova in più del 50% dei genitori ma solo nel 10% dei bambini. La medesima specie sembra restia a trasferirsi pure da un coniuge all’altro, al contrario di A. actinomycetemcomitans , ma potrebbe esserci una ragione legata ai tempi lunghi di cui necessità per formare colonie abbastanza grandi da renderlo isolabile con le tecniche attuali. Al contrario T. denticola si trova nella medesima percentuale del 40% tanto nei genitori tanto nei bambini studiati; anche T. forsythensis, P. intermedia e P. nigrescens mostrano uno spiccato carattere pionieristico. Alcuni autori hanno però ipotizzato che i patogeni possano essere ospiti transitori e non permanenti, dato che la ricerca microbiologica fornisce un’immagine istantanea del cavo orale e non una ripresa di lunga durata.
Sui modi in cui avviene la trasmissione dei batteri hanno indagato diversi ricercatori stabilendo che essa può essere di tipo orizzontale o verticale.
La trasmissione verticale per alcune specie come A. actinomycetemcomitans è stata documentata con analisi del genoma che hanno accertato la corrispondenza tra i genotipi trovati nei genitori e nei figli. I vettori dell’infezione sono almeno due: la saliva e gli spazzolini; la prima spiega come si possano trovare batteri del genere già in bambini di pochi mesi, mentre lo spazzolino entra in gioco in età più tarda. Importante dal punto di vista epidemiologico è la possibile trasmissione orizzontale tra bambini che frequentano gli stessi ambienti.
La triade composta da P. gingivalis, T. denticola e T. forsythia è denominata “complesso rosso” ed è uno dei più importanti complessi batterici. Questo concetto, entrato nella ricerca parodontale da una decina di anni, identifica un’associazione di specie diverse apparentemente collegate nella formazione del biofilm su gengiva normale o in siti patologici. Il red complex è di particolare interesse in quanto sospettato di essere coinvolto nella parodontite aggressiva per la sua forte associazione con la profondità di tasca e il sanguinamento al sondaggio. P. gingivalis è anche dotato della capacità di colonizzare le sedi sopragengivali prima di quelle sottogengivali
I rischi dell’eredità
Che si tratti di un’eredità pesante e potenzialmente pericolosa non vi è più dubbio: essere portatori di specie come queste è considerato un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie parodontali. I dubbi invece rimangono ancora su alcuni importanti questioni: in primo luogo, come identificare i bambini più a rischio e che tipo di prevenzione attuare. La natura stessa della malattia parodontale non aiuta: come è noto, non basta la presenza delle specie patogene nella placca sottogengivale e il loro sinergismo ma è necessaria anche la reazione infiammatoria dell’ospite, come dimostrano i casi in cui alla presenza dei patogeni non si associa quella dei segni di malattia. Inoltre, secondo alcuni, il sistema immunitario potrebbe attuare un contenimento difensivo in alcuni soggetti ma non in altri.
Ciò significa che non possiamo sapere in quale bambino questa reazione si svilupperà in età adulta; si deve sperare che il progredire delle tecniche di microbiologia molecolare porti a nuovi strumenti diagnostici che possano indirizzare meglio la prevenzione. Nonostante la distribuzione delle specie batteriche differisca notevolmente tra le varie superfici orali, alcuni importanti patogeni parodontali possono essere isolati nella saliva in percentuale analoga a quelle delle superfici dentali sotto- e sopragengivali. Essi, inoltre, possono sopravvivere nella saliva perché sono in grado di sfruttarne il contenuto come substrato. Per questo, la saliva rimane il primo obiettivo della ricerca di nuovi strumenti di diagnosi, perché offre la possibilità di esaminare la microflora e di ottenere campioni standard facilmente ripetibili in modo veloce e non invasivo.
Le variabili
I dati attualmente disponibili sull’isolamento dei patogeni parodontali in età pediatrica mostrano considerevoli variazioni in base a epoca di dentizione, sesso, età ed etnia. Inoltre, vi sono scarse informazioni sul rapporto tra la loro presenza e lo stato di salute orale. Una delle ultime ricerche in tal senso è stata condotta poco più di un anno fa da un gruppo misto di ricercatori turchi e nordamericani, pubblicata su una rivista dall’eloquente titolo di Anaerobe (Kulecki G et al 2008: 14,1:49-54). Lo scopo era quello di misurare la prevalenza di quattro specie patogene (P. nigrescens, T. denticola, A. actinomycetemcomitans e P. gingivalis) nella saliva di bambini sani in dentizione mista e di studiare l’eventuale relazione delle associazioni batteriche con il sesso.
I campioni di saliva sono stati sottoposti all’esame della Pcr (reazione a catena della polimerasi) che permette di amplificare piccole quantità di acidi nucleici e renderle più facilmente analizzabili. Le quattro specie sono risultate presenti nella saliva nelle percentuali dell’80%, 32%, 24% e 21%, rispettivamente, superando i valori riscontrati in studi simili. Gli autori attribuiscono tali differenze al metodo diverso di raccogliere la saliva (con o senza stimolazione mediante masticazione di un bolo di chewing-gum) e alla sensibilità dei metodi di isolamento del materiale genetico. Nonostante ciò, rimane la concordanza sulla presenza del red complex in circa il 20% dei soggetti. Per quanto riguarda le preferenze di genere, lo studio qui riportato non ne ha trovate, al contrario di altre che riferivano una maggiore prevalenza di P. ginigvalis e T. forsythia nelle bambine e di T.denticola nei bambini. Questa discordanza, avvertono gli autori, potrebbe essere dovuta al differente stato di maturazione e alle conseguenti variazioni ormonali nei vari gruppi etnici.
La parodontologia e la microbiologia si confermano quindi i settori di punta nella ricerca dentale, offrendo continuamente nuovi spunti di interesse e di approccio interdisciplinare.

 
 

GdO 2009;14

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