Finisce con un sostanziale pareggio la diatriba tra FNOMCeO e AGICM sulla pubblicità nata dopo la sanzione (800mila euro) comminata dall'Autorità garante della concorrenza e mercato alla Federazione dei medici ed odontoiatri ritenuta colpevole di aver introdotto, attraverso il Codice Deontologico, limitazioni alle liberalizzazioni del Decreto Bersani soprattutto in tema di pubblicità.
Scontro che era arrivato fino al Consiglio di Stato che oggi ha depositato la sentenza con la quale accoglie il ricorso della FNOMCeO, affiancata dall'Ordine del Medici di Milano e Bologna,
ha stabilito che il procedimento di "accertamento dell'intesa posto in essere dall'AGCM e culminato con il provvedimento del 4 settembre 2014 è viziato da prescrizione".
La legge 689/'91 relativa alle sanzioni amministrative comminate dalla Pubblica Amministrazione (vale anche per AGCOM) stabilisce che le sanzioni stesse non possono essere applicate oltre il termine di 5 anni dalla commissione dell'illecito. L'AGCM ha invece ritenuto, nel sanzionare FNOMCeO, che l'assunzione del Codice Deontologico da parte della Federazione nel 2006, contenente prescrizioni limitative della pubblicità, fosse da considerare un illecito di natura permanente e quindi non soggetto a prescrizione. Di parere diverso il Consiglio di Stato che invece ha accolto la tesi della FNOMCeO che contestava, anche, che l'illecito non poteva essere di natura permanente.
"La sentenza, nonostante i motivi del ricorso della FNOMCeO fossero molti, si è fermata al primo ovvero che la sanzione dell'AGCM arrivava oltre i termini previsti dalla legge", spiega ad Odontoiatria33 l'avv. Roberto Loghin, uno dei legali che hanno assistito fin dagli inizi la Federazione sulla tematica. "In buona sostanza il Consiglio di Stato ricorda all'AGCOM che nel 2006 aveva già verificato la correttezza della posizione della Federazione in tema di Codice deontologico e, quindi, non poteva dopo oltre 5 anni ritornare sulla questione".
Inoltre, continua l'avv. Longhin, "per il Consiglio di Stato il fatto che l'AGCM non abbia contestato le modifiche al Codice Deontologico approvate dalla Federazione nel 2014 conferma il fatto che non poteva considerare la condotta della FNOMCeO un illecito permanente".
Avvocato Longhin che ritiene che la sentenza metta la parola fine sulla questione confermando agli Ordini i compiti previsti dalla cosiddetta Legge Bersani in merito alla verifica sulla veridicità del messaggio pubblicitario ed all'AGCM il potere di controllo in materia di concorrenza e mercato anche sulle questioni che interessano i professionisti.
" Ordini che devono continuare la attività di verifica della veridicità e correttezza dei messaggi pubblicitari degli studi odontoiatrici e medici nel rispetto della Legge Bersani e a tutela dei consumatori, eventualmente sanzionando l'iscritto che, divulgando informazioni inveritiere e ingannevoli, viola il codice Deontologico".
"E' stata riconosciuta la tesi espressa da FNOMCeO", commenta il presidente CAO Giuseppe Renzo. "Desidero esprimere legittima soddisfazione in quanto si tratta di una sentenza che, pur non entrando nel merito, costituisce un punto fermo riguardo le competenze ascritte all'Istituzione Ordinistica ed inoltre e non certo di poco conto, perchè a fronte di una nostra sempre chiara e netta posizione, nel tempo e in corso d'opera in tanti si sono esercitati nel più fantasiose soluzioni, sinanco adesso ascriversi il merito di una presunta "vittoria".
"Nessuna vittoria -conclude Renzo- anche perchè nessuno scontro era in atto, ma una diversa interpretazione delle funzioni diverse tra chi ha il compito di fare rispettare il mercato, con le sue regole e chi, l'Istituzione Ordinistica, deve privilegiare la tutela della salute del cittadino".
"Uno dei primi problemi che ho dovuto affrontare all'inizio del mio mandato è stata proprio questa sentenza dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che andava a penalizzare gli articoli del nostro Codice Deontologico, equiparandoci a un'associazione di imprese", commenta Roberta Chersevani presidente FNOMCeO.
"Ora, la sentenza del massimo Organo di Giustizia amministrativa ha accolto l'appello della Fnomceo, annullando il provvedimento di condanna del settembre 2014, che prevedeva in un primo momento una multa di oltre 800mila euro. La sentenza di oggi è per noi una vittoria, anche se i Giudici non sono entrati nel merito della questione.
L'esito di questa vicenda ci consente, in ogni caso, di riaffermare ancora una volta la libertà e l'indipendenza della Deontologia professionale, e dei suoi principi etici e civili, con l'obiettivo della Tutela dei Diritti dei cittadini.
Quando si parla di Salute, le persone devono essere messe nelle condizioni di poter scegliere in libertà e consapevolezza, senza subire danni da messaggi pubblicitari fuorvianti.
Auspico che questo momento positivo possa essere foriero di altre situazioni favorevoli, per il cui raggiungimento i Medici e gli Odontoiatri si dimostrino ancora compatti nella difesa della Professione, che esiste o perché è a tutela della Salute dei cittadini".
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