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17 Maggio 2016

Tra vent'anni a rischio le pensioni dei dentisti? Verbaro (SSPA): non è detto, stanno cambiando gli scenari. Renzo (CAO): nessun problema di programmazione


Leggendo i dati degli iscritti all'Albo degli odontoiatri, tra 20 anni saranno andati in pensione circa 30 mila dentisti, il 50% degli attuali iscritti mentre i nuovi iscritti, se il trend continua ad essere quello attuale saranno meno di 20 mila.

Ma non solo, come ha evidenziato il prof. Francesco Verbaro -Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione- durante la sua relazione al Workshop di Economia in Odontoiatria di Cernobbio, i redditi dei liberi professionisti sono in continuo calo e, quindi, è facile ipotizzare che quanti rimarranno sul mercato porteranno meno contributi nelle casse previdenziali.

C'è quindi un rischio sostenibilità per le pensioni dei dentisti ma c'è anche il rischio che in futuro i cittadini si trovino di fronte ad una carenza di offerta di prestazioni odontoiatriche?

"Il rischio c'è", dice ad Odontoaitria33 il prof. Verbaro a margine dell'evento ANDI. "Bisogna anche dire -continua- che in futuro non è detto che le prestazioni sanitarie saranno soddisfatte in prevalenza da medici e poi si deve considerare che stiamo andando verso mercati sempre più aperti anche per i professionisti. Non viviamo più in una società statica ma in una società dove i professionisti si sposteranno sempre di più".

Spiega meglio il presidente nazionale CAO Giuseppe Renzo incontrato durante lo stesso evento.

"Ci sono molte variabili che incideranno sul bisogno di cure odontoiatriche in futuro, a cominciare dalla prevenzione che sta indubbiamente portato gli italiani ad avere una migliore salute orale".

"Poi bisogna rilevare -continua Renzo- che i soggetti che operano nel campo odontoiatrico sono già oggi diversi da quanti curavano i pazienti 30 anni fa. Prima c'erano i medici e gli specialisti oggi ci sono gli odontoiatri, gli igienisti dentali per quanto riguarda la prevenzione e l'igiene. C'è una erosione professionale, e non sto commentando ma fotografando l'esistete", chiarisce.

"Sul fronte previdenziale, ricorda il presidente CAO, c'è poi l'incognita delle società di capitale che vanno non solo ad sottrarre pazientaela agli studi tradizionali, e quindi reddito, ma hanno forme di contribuzione differenti.

Può esserci anche un problema di programmazione dell'accesso della professione, che è stato troppo restrittivo negli anni?

"Assolutamente no", taglia corto il presidente Renzo che ribadisce come il problema nasca dal mutare degli scenari.

"Sul fronte previdenziale si può fare fronte sicuramente potendo contare su di una unica cassa previdenziale, facendo programmazione in maniera diversa", spiega il prof. Verbaro. "Sarà anche il professionista stesso -continua- che dovrà considerare con più attenzione ed in maniera più diversificata, il suo futuro previdenziale".

"Ma alla fine -ricorda Renzo- anche su questi temi legati al mercato, alla redditività, alla previdenza, ci si deve ricordare che medico e dentista hanno come mission la cura della persona e per fare questo dovranno essere tutelati".

Norberto Maccagno

 
 

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