Quali sono le sfide che attendono il dentista del futuro? Come cambierà la sua organizzazione nei prossimi quindici anni? Quali problematiche, economiche e pensionistiche, dovrà affrontare? E come evolveranno, dall’altra parte, le esigenze dei pazienti? Sono tutte domande che spesso ci si pone pensando al proprio futuro e che possono essere utili per pianificare al meglio vita personale e lavorativa. A dare una risposta, ad Odontoiatria33, è Tiziano Caprara, organizzatore del corso di formazione “La professione che verrà. Come affrontare il cambio generazionale e la maturità professionale” che terrà con il prof. Carlo Guastamacchia.
“Conoscere quali saranno i cambiamenti del mondo lavorativo ci può permettere di fare le scelte giuste” spiega. “Già oggi ci sono alcuni segnali di come evolverà la professione e l’odontoiatria e, personalmente, ritengo che, nell’arco dei prossimi 10-15 anni, i cambiamenti saranno strutturali e intensi. Le scuole di odontoiatria, sempre a numero chiuso a causa della pletora persistente, stanno iniziando ad aumentare i posti disponibili. L’area medica in generale - di cui facciamo parte – vede un processo di invecchiamento e una progressiva diminuzione del numero di operatori disponibili.
I grafici della FNOMCeO ci danno una indicazione di una realtà demografica in mutamento. Il gruppo di età più rappresentato è, infatti, quello degli over 55-60 anni, mentre le classi più giovani non sembrano, per il momento, raggiungere le stesse cifre. Fenomeni, questi, di cui già oggi ci accorgiamo se pensiamo alla fatica che facciamo a trovare giovani odontoiatri”. In questo quadro, “vuoi per il ricambio generazionale o per la scelta di alcuni colleghi che preferiranno ritirarsi, non tutti gli studi saranno in grado di trovare un degno successore e, quindi, alcune attività cesseranno di esistere. E anche per le Catene sarà difficile trovare manodoperaper aumentare la propria presenza sul territorio”.
Dall’altro lato, c’è il paziente: “le prospettive di vita sono in aumento così come lo stato di salute, che per gli italiani è tra i migliori in Europa.
Se abbiamo pazienti con un maggior numero di denti rispetto al passato e più in salute, è facile comprendere come le esigenze cambieranno, spostandosi sempre di più verso aspetti preventivi. Inoltre, i pazienti saranno per lo più di età avanzata, con minori bisogni di terapia, ma maggiore necessità di assistenza continua (prevenzione). Purtroppo avranno anche minori disponibilità economiche e, quindi, la prevenzione diventerà una scelta obbligata”. Ecco allora che a cambiare sarà anche l’approccio dell’odontoiatra alla professione e al paziente: “Da un lato ci si orienterà verso una maggiore attenzione alla prevenzione mirata e personalizzata, dall’altra parte si potrà quindi arrivare - salvo interventi esterni - alla situazione in cui pochi dentisti dovranno curare molti pazienti”. Accanto a questi fenomeni, c’è poi l’aspetto previdenziale: “La Corte dei Conti afferma che l’ENPAM avrà, dal 2028 al 2037, un saldo previdenziale temporaneamente negativo. Il fenomeno non riguarda solo il nostro ente, ma anche tutti i fondi di investimento che si troveranno ad affrontare richieste di disinvestimento da parte di persone anziane non più in attività lavorativa. Per tale motivo sarà importante aver organizzato bene il proprio futuro economico”.
Va detto poi che “il dentista maturo non deve necessariamente cessare l’attività lavorativa: esistono molti colleghi che continuano a lavorare anche dopo l’età pensionabile (oggi a 68 anni). Per realizzare questo obiettivo però ci vogliono due cose: una perfetta forma fisica e una serenità mentale. Per raggiungere quest’ultimo punto, in particolare, esistono tecniche di supporto che è importante adottare per vivere in maniera sana, efficiente e consapevole, nonché per gestire il sovraccarico emozionale. Questo vale tanto per il dentista che voglia scegliere di continuare lavorare, quanto per chi deciderà di cedere l’attiva per dedicarsi ad alti ambiti”.
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